Ace Frehley: la nuova saetta dello Spaceman

Ace Frehley 10.000 Volts

Parliamo di Ace Frehley, ex chitarrista dei Kiss, e del suo nuovo album “10.000 Volts” ma non soltanto. C’è da dire molto anche sulla mitica rock band di cui Ace è stato chitarrista, vista dagli occhi di un intenditore.

Mi chiamo VinnieVin sono stato un Kiss fan dal 1978 al 2002 giù di lì, fino alla fine del Farewell tour che hanno iniziato nel 2000.
Ho assistito a molti loro concerti (solo in Italia, questo potevo permettermi), Roma 80, Modena 88, Milano 95, Milano 99… e basta, veramente basta.
I Kiss hanno accompagnato la mia fanciullezza, la mia gioventù, conducendomi fino ad essere adulto. Sarò grato loro tutta la vita, anche perché il pianeta Kiss è una cosa così infinita che non esiste un confine alla passione per le loro canzoni e i loro personaggi.
La passione per i Kiss, non solo ha influito sulla mia vita (persona), ma anche su quella di artista.
Come essere umano perché ho conosciuto tante belle persone che condividevano la mia stessa passione per la loro musica e i loro personaggi. Artisticamente perchè i Kiss hanno avuto un ruolo primario per quanto ho composto e scritto durante la mia attività cantautorale.
Il mio grazie, irrisorio per loro, l’ho pubblicato nel 2019 con l’album doppio “Four + Quattro”, un ringraziamento dovuto per quello che mi hanno dato, ma sarà sempre rispetto a quello ricevuto.
Nell’album “Four + Quattro” infatti, tributo loro (ai singoli membri, era una cosa personale, non ai Kiss) 4 canzoni facenti parte dei loro album solisti del 1978.

Kiss Tribute Band

Kiss Tribute Band

Oltre al disco naturalmente mi sono lasciato coinvolgere in un’altra avventura. Infatti nel 2018 creammo una loro tribute band (la prima in Campania). Io ero “the demon”. Purtroppo ha avuto vita breve per vari problemi che non sto qui ad elencare, soprattutto organizzativi.

Tornando ai Kiss, anche se ho impersonato “the demon” e suonato il basso nella tribute band, ho sempre nutrito un grande amore per Ace. Ace l’unica vera rockstar pura del gruppo, e non un uomo di affari come gli altri due. La vera rockstar. Sregolatezza mischiata a timidezza, sensibilità, simpatia e trasgressione. Questo era nei Kiss, Ace lo Spaceman, la dannazione di Gene e Paul, per questo l’ho sempre adorato.
Infatti i primi contrasti all’interno della band risalgono ai tempi di “Alive” nel 1975 e si acutizzano nella pubblicazione del secondo album dal vivo “Alive II 1977”. Era un doppio album, ma con solo tre lati dal vivo, mentre l’ultimo lato presentava cinque brani (quattro inediti e una cover). Lui ne scrisse e suonò uno solo (Rocket Ride). Il resto venne registrato da Bob Kulick alla chitarra.
Da qui si pensò, per il bene della band, di prendersi un attimino di pausa, separandoli. Così la “
Casalanca Records il 18 settembre del 1978 decise di lanciare sul mercato un album per ogni singolo membro della band, quattro album insieme.

Il primo album solista di Ace Frehley

Le aspettative per uno come Ace erano incerte, visto che aveva ben poco collaborato nella scrittura di canzoni nella discografia dei Kiss fino a quel momento. Ma qualcuno era molto più ottimista in quanto quelle poche canzoni scritte da Ace, erano diventate tutti “classici” del repertorio Kiss. Basta pensare a “Cold Gin”, “Parasite”, “Shock me”.
E gli ottimisti, ebbero ragione. Dei quattro album, quello di Ace è stato il più venduto, in assoluto il migliore dei Quattro. Un album brillante, fondato sulla triade rock chitarra, batteria e basso, senza tastiere e soprattutto eccessi come gli altri tre.

Tutte le chitarre ed alcune tracce di basso furono suonate da Ace, sostenuto da un grande batterista (Anton Fig), senza dimenticare la figura di Eddie Kramer naturalmente. Basti pensare che “New York Groove” è stato il solo singolo dei quattro album ad entrare nella Hot 100 Billoard fino al 13° posto, quello che ha venduto di più. Un album bellissimo, a mio parere.

Il successo di Ace senza i Kiss

Kiss rock band

Viste le vendite maggiori del suo album rispetto agli altri, Ace negli albums “Dynasty” (1979) e “Unmasked” (1980), pretese maggiori tracce in quegli album e gli fu concesso. Finchè non si arrivò alla pubblicazione di “Music from the elder” (1981). Ace in quel periodo era preda dell’alcool e divenne difficile da gestire. La produzione di questo album venne affidata a Bob Ezrin con cui aveva un rapporto pessimo. Tant’è che le sole due canzoni scritte e suonate da lui (“Dark Light” e “Escape from the Island”), le registrò nel suo studio e successivamente inviò le tracce alla band. Profondamente deluso, prima per la piega disco intrapresa dalla band con “Dynasty” e “Unmasked” e contrarissimo alla pubblicazione di un concept-album come “The Elder”, decise di abbandonare il gruppo. Compare per questioni contrattuali sul disco successivo “Creatures of the night”, senza aver suonato una nota.

Gli anni delle dipendenze lontano dalla musica

Passeranno anni difficili per Ace tra eccessi ed incidenti, ma la sorpresa che prepara ai suoi fan è grandiosa. Infatti da lì a poco, precipita sulla terra la cometa di Ace Frehley. Nascono nel 1984 i Frehley’s Comet e pubblicano dopo tre anni di lavoro (il 7 luglio 1987), il loro primo album omonimo, “Frehley’s Comet”. Ace Frehley e Tod Howarth alle chitarre, Anton Fig alla batteria e John Regan (R.I.P. Amico mio) al basso.
Ecco la rivalsa di Ace, con una band strepitosa e un album bellissimo. Spicca su tutti “Rock Soldiers”, “Into the night”, “We got your rock”, “Love me right”. Per poi concludere con un capolavoro come “Calling to you” con la vociaccia di Tod che graffia la pelle. Tranne un paio di canzoni questo album lo trovo strepitoso, uno dei migliori dell’epoca. Sicuramente meglio di “Crazy Nights” dei Kiss.

La “cometa” di Ace Frehley

Dopo un anno esatto, nel luglio del 1988 Ace con la cometa pubblica il suo secondo album. Intanto nella band Jamie Oldaker (R.I.P) sostituisce Anton Fig alla batteria. Jamie è stato un grande batterista ma Anton Fig rimane per me un punto fermo per la ritmica delle canzoni di Ace. Quest’album a differenza del primo non mi è piaciuto molto. Da voce graffiante Tod ha reso pop tutte le sue interpretazioni e le canzoni di Ace non sono state all’altezza del primo album. Tuttavia emergono piccole perle da questo lavoro. Come: “Insane”, la ballata “It’s over now”, “Time ain’t running out” (le tastiere e i ritornelli sono bellissimi), “Juvenile delinquent”.

Lo scioglimento della Cometa di Ace e la nuova formazione

Purtroppo la Cometa esaurisce la sua narrazione nel maggio del 1988 con l’album “Live+1”, una raccolta di brani dal vivo più un inedito.

Nell’ottobre del 1989 viene pubblicato il nuovo album di Ace “Trouble Walking”. Cambia tutto intanto. Si logorano i rapporti con la band (per i suoi eccessi), la musica evolve in un rock più duro, meno pop rock, grazie agli apporti dei nuovi membri della band. Dei Comet rimane solo John Regan al basso, Tod viene rimpiazzato da Ritchie Scarlett alla chitarra, Jamie viene rimpiazzato da Sandy Slavin alla batteria.
Devo dire personalmente che l’album non è stato male nella sua totalità, soprattutto per il suo ritorno all’hard rock. Naturalmente vale lo stesso discorso di “Second Sighting”, nel senso che ci sono perle di qua e di là. Ottima la cover di “Hide your heart” dei Kiss, molto più bella dell’originale. Orecchiabilissima “Do ya”, divertente “Back to school” che lo vede protagonista di un duetto con Peter Criss. Mi piace “Trouble walking” e “Lost in limbo”, la più bella in assoluto però è “Remember me” un ottimo pezzo blues.

Ace Frehley e la reunion dei Kiss

Dopo “Trouble walking”, arriva un brutto periodo ancora una volta per Ace. Farà i conti con la sua salute, per i troppi eccessi e gli incidenti stradali. Dal 1989 ai primi anni ’90 è silenzio tombale intorno a lui, anche se già si vocifera di una reunion dei membri originali dei Kiss, che avverrà nel 1995. Ace dal canto suo pubblica due compilation di suoi successi. Una nel 1997 “12 Picks”, l’altra nel 1998 con un inedito “One plus one”: “Loaded Deck”. Sarà parte dei Kiss dal 1995 fino al 2002 e nel 2006 pubblicherà un’altra compilation di suoi pezzi dal vivo, “Greatest hits live”.

L’album Anomaly alla memoria di Eric Carr

Dal 2006 Ace attraversa un periodo di silenzio, dedicandosi alla pubblicazione della sua biografia “Senza Rimorsi” ed esordendo nell’ambito cinematografico come attore in un film dal titolo “Remedy”. Nel 2008 fino al 2009 lavora al suo prossimo album che intitolerà “Anomaly” che dedicherà alla memoria di Eric Carr. Ace suona tutte le chitarre e la maggior parte delle linee di basso. Non ha più una band ma si serve di musicisti molto conosciuti. Tra cui i batteristi Anton Fig (ex Comet), Scott Coogan (ex Lita Ford) e Brian Tichy (ex Osbourne e Whitesnake),
Questo album è stupendo, scorre senza annoiare, divertendo chi lo ascolta. Ci sono tracks più belle e meno belle, ma nessuna track dà quella sensazione di averla usata come riempitivo. In assoluto su tutte prediligo “Outer Space”,”Pain in the Neck”, “Fox on the run”, “Genghis Khan”, “A little below the angels”, “It’s a great life”. Bellissimo album!

I pezzi di Space Invader

Nel 2014 ritorna con un album bellissimo “Space Invader” curato nei minimi dettagli. La cover viene disegnata da Ken Kelly, autore delle covers di Destroyer e Love Gun dei Kiss. Però ad essere onesti, non produce lo stesso impatto visivo.

Ace in questo album, come in Anomaly suona tutte le chitarre e molte parti di basso, e il risultato si sente. Nel frattempo i Kiss pubblicano Monster e posso dire che il lavoro di Ace è di gran lunga più gradevole rispetto a quello dei Kiss. Tutto testimoniato dal fatto che Ace con questo album entra nella TOP 100 Billboard arrivando a piazzarsi fino al nono posto. La title–track vale tutto il lavoro. Un pezzo esaltante, forte e d’impatto. Quando metti su il cd, è travolgente la sua intro, con un ritornello che è impossibile non assecondarlo cantandolo. “Gimme A Feeling”, il pezzo anteprima lanciato in radio nei mesi precedenti all’uscita del disco, è un pezzo classico, fenomenale per la scalata nelle classifiche! Il pezzo cattura e ti prende al primo ascolto, poi la linea di batteria di Matt Starr (ex Mr.Big), che fa un lavoro impeccabile su tutto il disco è veramente notevole.

Un album top

Il brano successivo “I wanna hold you” segue la verve dei primi brani per trasporto e orecchiabilità. Tutto stoppato da “Change”, un pezzo molto più largo con atmosfere più soft. Si passa a “Toys” uno dei miei brani preferiti, molto ottantiano. “Immortal Pleasure” è il brano che mi è piaciuto di meno. L’ho trovato molto statico e nella sequenza dei brani mi ha dato l’impressione di stoppare l’andamento armonioso generale del disco. Fantastica, altra mia preferita del disco oltre all’opener “Inside the Vortex”. Cambi di tempo a sorpresa, una voce riverberata che ricorda i primi anni ’70 dei gruppi psichedelici, assolutamente una perla del disco. “What every girl wants” sembra una canzone dei Kiss con il ritornello stile rock and roll all nite. Niente di esaltante considerando il valore dell’album. Il tutto però ritorna sul giusto binario con “Past the milk way”, anche se mi sembra qualcosa di già ascoltato. La cosa bella di questa canzone è il mix di chitarra acustica (molto avanti di volume) ed elettrica. “Rockless” porta avanti bene il giusto mood dell’album per giungere come al solito alla solita bella cover di Ace, ovvero “Joker” della Steve Miller Band. Come al solito sono molto gradevoli le sue covers, e rispetto alla versione originale la trovo molto frizzante e briosa. Come la cover nell’album di Ace non può mancare un pezzo strumentale e questo si chiama “Starship”. Non è la mia favorita tra le sue strumentali, ma l’ho trovata molto bella con armonizzazioni a lui insolite, quindi inaspettate da Ace. Un lavoro eccelso, fantastico, sicuramente uno dei suoi migliori album. Lo adoro!

Le cover di Ace Frehley dei Kiss in Origins 1

Dopo un bel disco Ace nel 2016 pubblica una raccolta di covers dal titolo “Origins Vol.1″. Questo disco rappresenta un atto d’amore verso coloro i quali lo hanno influenzato nel suo sound. Al contrario di come fanno i Kiss, Ace in questo album non ha guardato il lato commerciale. Infatti la maggior parte dei pezzi, non sono pezzi blasonati o conosciuti da tutti, lui ha suonato e pubblicato i brani che lo hanno colpito ed influenzato di più nella sua carriera. Ace è un artista stimato e voluto bene nell’ambito musicale americano. Il tutto dimostrato dalle guest star presenti in questo disco, da Slash a Lita Ford, Paul Stanley, John 5, Mike McCready e tanti altri.
La band che ha lavorato a questo album è stata: Ace voce e chitarre, Richie Scarlet chitarra ritmica e voce, Chris Wyse basso e cori e Scott Coogan, batteria. Su tutte le cover interpretate da Ace ne spiccano alcune. White room (Cream), Street fighting man (Stones), Spanish castle magic (Hendrix), Fire and water (Free). Quindi Bring it Home (Led Zeppelin), Emerald (Thin Lizzy) che lo vede protagonista in un duetto alla chitarra con Slash, in atmosfere inconfondibilmente inglesi. Non potevano mancare pezzi dei Kiss scritti da lui. Una versione potentissima e cattivissima di Parasite, la classica Cold Gin e una versione di Rock and Roll Hell incredibilmente ed inaspettatamente diabolica, stupenda.

L’album The Spaceman

Si vola nel 2018 e Ace pubblica l’album “Spaceman”. Un album non all’altezza di Anomaly o Space Invader ma pur sempre un buon album. Rispetto ai sopra citati sicuramente meno brani colpiscono, però ciò che colpisce in quest’album è il mood. Colgo tanta spensieratezza mischiata a vero menefreghismo di Ace. Una sorta di liberazione e mostrare il suo vero essere, in musica. I pezzi che colpiscono di più sono sicuramente: “Without you I’m nothing” che vede la partecipazione di Gene Simmons al basso e nella scrittura. Gene in questo album ha scritto e suonato il basso su due canzoni. Al contrario della prima canzone, “Your wish is my command” risulta di una staticità e di una monotonia latente con una linea di basso banale. “Rockin’ with boys” lo tiene stretto stretto alla sua pluriennale esperienza coi Kiss. I suoi ricordi, fatti di divertimenti con la band on the road, si avvertono tutti in questa canzone. Sembra infatti una canzone dei Kiss. “Bronx Boy” trasuda di strafottenza e dell’impertinenza di Ace, sempre più evidente andando avanti nell’ascolto del pezzo. Molto bella “Pursuit of rock and roll” sicuramente la perla del disco, la più bella. Una nota la merita “Off my Back”. La solita cover questa volta di Eddie Money “I wanna go back” e la solita strumentale alla fine del disco “Quantum Flux”.

L’energia di Origins 2

Nel 2020 Ace prepara il nuovo album dando il seguito a “Origins” pubblicando il secondo volume. La band è composta Ace alle chitarre, Alex Salzmann al basso e Matt Starr alla batteria. Apre il disco con il singolo di esordio dei Led Zeppelin “Good Times bad times”. Ne fa una versione molto più aggressiva dell’originale, naturalmente è sottinteso che tra i voli pindarici della voce di Plant e quella di Ace non esiste confronto. Infatti il suo eseguire pezzi come questi, è un’esecuzione fatta senza alcuna pretesa. Queste canzoni rappresentano la sua vita, e chi non vorrebbe cantare una canzone del proprio idolo giovanile? Lui lo ha fatto con molta dignità, nelle sue possibilità. “Never in my life” un pezzo dei Mountain, un gruppo insieme ai Cream che non solo ha influito su Ace ma anche su Gene. I Mountain erano uno dei loro gruppi preferiti. “Space truckin’” dei Deep Purple è stato scelto da Ace come singolo e come video ufficiale dell’album per la promozione dell’album. Un classicone che vede Ace interpretarlo in modo magistrale e personale. Infatti lo space truckin’ diventa Space Ace Truckin. Viene citato Jendell, il pianeta da dove proverrebbe il nostro personaggio SpaceAce, ma soprattutto la modifica sostanziale avviene dopo il secondo ritornello, con la parte strumentale fatta da chitarra e tastiere. Cover molto bella. “I’m down” dei Beatles. Interpretata da Ace fa ballare anche un vecchietto come me, una cover travolgente dall’atmosfera sessantiana.

Lita Ford e Robin Zender tra le guest dell’album

Lita Ford propone “Jumping Jack Flash” degli Stones. In “Politician” Ace rinnova l’invito come già fatto con Lita Ford a John 5, col quale duetta alla chitarra in questo pezzo dei Cream. Tutta la frenesia viene interrotta da questo pezzo dei Kinks dal titolo “Lola”. Una curiosità: la corista femminile in questa canzone è l’attuale compagna di Ace, Lara. Robin Zender dei Cheap Trick omaggia Ace con la sua voce in “ 30 days in the hole” degli Humble Pie. “Manic Depression” di Hendrix viene cantata da Ace e coadiuvato dalla chitarra di Bruce Kulick (ex Kiss) il quale lo ha definito il migliore chitarrista che lo ha sostituito nei Kiss. “Kicks” di (Paul Revere & The Raiders) tra glam e rock conduce al penultimo brano di questo disco. Parlo di “We Gotta Get Out Of This Place” degli Animals resa naturalmente più grezza e potente da Ace. L’ultimo brano è una chicca per tutti i Kiss fans. Una registrazione integrale di “She”, estratto dall’album Dressed to Kill dei Kiss compreso del solo di Alive. Come ha dichiarato Ace: non ho mai studiato la chitarra, ma ho avuto ottimi, grandi maestri. E questa sua forma di amore e rispetto verso i musicisti che lo hanno influenzato lo ha dimostrato tutto in questi due bellissimi album: Origins e Origins 2 .

Ace Frehley e il nuovo cd 10.000 Volts

Arriviamo a pochi giorni fa, con questa band e questi ospiti. Ace: vocal, guitar, bass; Steve Brown: guitars, bass, backing vocals, keyboards, drums, percussion. Anton Fig: drums; Jordan Cannata: drums; Matt Starr: drum; Joey Cassata: drums. Chris Lester: Bass; PJ Farley: Bass; David Julian: keyboards. Eric Ragno: organ & string arrangement; Alex Salzman: percussion. Ace pubblica il suo ultimo disco “10,000 Volts”. Lo fa con un’attività promozionale incredibile specialmente nell’ambito socials e interviste radiofoniche, creando aspettative incredibili su questo progetto. Il fatto che fosse un personaggio molto timido e schivo in questi giorni ha perso senso per me. L’ho visto cambiato. Addirittura filmato mentre fa la spesa in un supermercato. Bah, chi le capisce queste strategie di marketing. Per non parlare poi dei continui battibecchi con Paul Stanley dei Kiss. Dichiarazioni esilaranti tipo la sciattaggine e l’imprecisione di Jimmy Page. Oppure aver ispirato la tecnica del tapping a Eddie Van Halen, per un pochino di visibilità. D’accordo, diamo ad Ace quello che è suo, un grande chitarrista, ispiratore di ormai tre generazioni di chitarristi. Però dichiarazioni simili, fanno veramente ridere i polli, lasciando il tempo che trovano.

I battibecchi tra i Kiss e la recensione di 10.000 Volts

Da Kiss fan ho trovato sempre fastidiosi questi continui battibecchi tra lui e la band per questione di visibilità. Infantili da una parte e dall’altra, senza un minimo di gratitudine in nome della band. Infatti, immaginare i Kiss senza Ace è impossibile e immaginare Ace senza Kiss è lo stesso. Per cui cari Paul e Ace, rassegnatevi, perché i fans seri, conoscendo la storia, sanno benissimo che nessuno dei due sarebbe esistito senza l’altro. Torniamo al disco. L’ho finito di ascoltare poche ore fa e ad un primo ascolto lo trovo molto deludente rispetto ai precedenti. Appunto, tante aspettative per cosa? Non ha fatto tanto trambusto per album che ne valeva la pena, lo fa oggi con un album di qualità molto inferiore. Tutto questo mi lascia perplesso. Solito cliché, un album con una cover ed un pezzo strumentale alla fine. Il singolo “10,000 Volts” è bellissimo. Più lo ascolto e più mi piace al contrario “Walkin’ on the moon”, più lo ascolto più NON mi piace.

Tra highlights e pezzi deludenti

Il terzo pezzo estratto, “Cherry Medicine”, quarto pezzo in scaletta sul disco, stoppa tutto il trasporto dello stesso creato col primo e il terzo brano. “Cosmic Heart”, in una tiritera incredibile (lo poteva fare più veloce, ci stava bene), monotematica fatta di amore sdolcinato. Ace io ti conoscevo diverso, che sta succedendo? “Back into my arms again” è una sua demo che esiste dagli anni Ottanta. Possedendo un bootleg che la conteneva già la conoscevo e mi ha riportato indietro nel tempo, alla mia gioventù. Naturalmente registrata bene è altra cosa rispetto alla demo ma, il mio giudizio positivo sulla canzone è legato solo ad una questione di nostalgia e di affetto. Null’altro! Ace si dice che l’abbia messa nel disco perché a detta di Steve Brown, (suo co-produttore), sarebbe stato un singolo esplosivo. Bah! Visioni personali. Ecco finalmente torna la luce con il più bel pezzo del disco “Fightin’ for life”. Pezzo dalle atmosfere corali molto kissiane e un solo finalmente firmato veramente Ace. Altrettanta attenzione va posta su “Blinded”. Un gran pezzo con un testo meraviglioso che pone in risalto tutte le problematiche della società attuale che incontra chi ha un po’ di cervello e non si adegua al pensiero unico. Per quello che riguarda la musica è un pezzo cattivo e grezzo che pone in risalto il vero essere di Ace come successo con Bronx Boy. Con “Confortably Cute” torniamo allo stile tiritera Cherry Medicine. Onestamente questa canzone al mio udito risulta più sostenibile, meno statica e soprattutto meno cantilena. Non è questo il genere che prediligo di Ace.

Ace Frehley, un grande chitarrista

“Life of a stranger” è la cover di questo disco, e come al solito Ace alle cover dà un grande apporto personale rendendola distante mille miglia dall’originale. L’ho trovata fantastica, scorrevole, pulita anche per quello che riguarda il processo di post produzione. Belli i continui cambi di tonalità che donano una sensazione di apertura al pezzo. Perfetta. “Up in the sky” una canzone senza pretese, non mi emoziona. Una struttura semplice, la trovo molto piatta e sembra tutto scontato nell’ascolto, come se mi aspettassi quello che verrà suonato. Una canzone senza infamia e senza lode.

“Stratosphere” il brano strumentale del disco. Nella sua semplicità mi è piaciuta tanto per i suoni delle chitarre. Ma, soprattutto perché ha la giusta durata e non finisce per essere logorroica come certe strumentali di Ace. Finito il disco penso ad una personale teoria che ho di Ace. Vale a dire, più sono i suoi collaboratori, più il suo lavoro diventa discutibile e non spontaneo. Ace in questo lavoro (mai successo prima) ha concesso troppa carta bianca ai suoi collaboratori e così facendo ha prodotto un disco che a tratti non sembra suo. I lavori migliori di Ace sono quelli che lo vedono impegnato in prima persona sulle chitarre e sui bassi. E l’esempio lampante è il suo solo album del 1978. In assoluto è, e rimarrà il suo migliore album di sempre. Ace, 73 anni, grande chitarrista e soprattutto mio eroe di sempre, ti auguro il meglio e lo farei volentieri con te in un brindisi con un bel bicchiere di “Cold Gin”. ROCK ON! Vincenzo VinnieVin Ianniello

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