Claudio Trotta, fondatore di Barley Arts, è probabilmente il più prestigioso organizzatore di eventi musicali in Italia e la sua brillante storia nel mondo delle sette note parla abbondantemente per lui. In attività come collaboratore di varie emittenti radiofoniche milanesi da quando aveva soltanto 17 anni, Trotta è diventato presto non soltanto un organizzatore a cinque stelle ma anche un produttore e promoter decisamente innovativo. Ha messo in piedi i più grandi festival musicali, raduni e concerti portando in Italia nomi internazionali. Acts del calibro di Frank Zappa, Tom Waits, Guns N’Roses, Aerosmith, The Chemical Brothers, Lenny Kravitz, AC/DC, Kiss, Queen, The Cure, Bruce Springsteen e tanti altri. Tra gli italiani Renato Zero, Gianna Nannini, Tiziano Ferro, Litfiba, Elio e le Storie Tese, Negramaro…

La “visione” di Claudio Trotta

Ma al di la di questi altisonanti nomi di star nostrane e mondiali, quello che contraddistingue Claudio Trotta è l’aver creato intorno al lavoro di organizzatore di concerti una sorta di “filosofia”. Una visione ispirata non soltanto al business, ma soprattutto alla passione per la musica. Il senso dell’accoglienza per chi viene a vedere un concerto, il rispetto della natura e dell’ambiente, la voglia di lanciare nomi nuovi ed indie esaltandone le potenzialità nel giusto contesto. Queste alcune delle sue maggiori prerogative che lo hanno accompagnato nel suo lunghissimo percorso di successo in questi anni.

Trotta ha inoltre istituito iniziative sociali volte a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la musica, ha inventato format originali, creato associazioni autonome ed indipendenti legate all’universo delle sette note per favorirne lo sviluppo, è stato direttore artistico di svariati e riusciti show. Un’esistenza legata alla musica che lo vede in questo periodo alle prese con il suo Comfort Festival, un formato particolarmente interessante che unisce musica e benessere psico fisico. Di questo ed altro, backDIGIT ha avuto il piacere di parlare con Claudio Trotta in questa interessante intervista…

Il Comfort Festival di quest’anno

Il formato Comfort Festival è una delle tue più recenti idee di stampo indipendente che unisce la musica ad una location all’insegna del benessere psico-fisico dello spettatore. Come ti è venuta quest’idea?

Ho sempre amato i festival cosiddetti “boutique” che privilegino la qualità alla quantità. Il benessere psicofisico dei partecipanti al business. Dopo aver ideato e organizzato a Vigevano Dieci Giorni Suonati e aver creato Slow Music Ets che si occupa di preservazione e alimentazione
dei produttori locali in campo musicale, esaltando e valorizzando il territorio e la provincia italiana credo che Comfort Festival nato durante il periodo del covid sia la logica prosecuzione di questo
percorso. Ferrara città d’arte e di Bellezza la sede ideale.

L’originalità e la voglia di sperimentare nell’ambito dell’intrattenimento ti contraddistingue da anni basta pensare al progetto sperimentale O.C.A. all’ex Ansaldo a Milano. Visti i tuoi tantissimi successi è questa voglia di cose nuove che rende vivo il tuo lavoro?
Grazie per il ricordo di O.C.A. dove abbiamo dato una “casa” a 80 diverse realtà milanesi in dieci mesi oltre che residenza a tanti artigiani e artisti di varia natura. Si credo che in quasi 50 anni di attività non abbia mai smesso di sperimentare. Dai tempi della gloriosa Canale 96 dove ho mosso i primi passi organizzativi a metà degli anni 70 organizzando fra l’altro al Teatro di Porta Romana una rassegna denominata Le Corde del Mondo antesignana del concetto “boutique”. Immagino per ancora molti anni continuerò a farlo. Non so fare altro.

Anche quest’anno il line up del Comfort Festival è particolarmente interessante. Hai selezionato personalmente le band che saranno sul palcoscenico?
Si assolutamente si. Un lavoro faticoso di mesi supportato da Marco Ercolani di Barley Arts ma le scelte sono tutte mie.”

La musica non è soltanto “grandi numeri”

Il Comfort Festival come concetto si lega bene a quello di A.R.M.O.N.I.A. di Slow Music un tuo progetto sostenibile per la valorizzazione degli ambienti naturali e non solo in tutta Italia. Quando questo tipo di festival riescono bene ti danno più soddisfazioni dei concerti da stadio?

Bellissima domanda. Si certo che si. Le difficoltà sono ovviamente maggiori per i piccoli eventi con pochissime risorse economiche che per i concerti negli stadi che generano una economia importante. L’economia permette la formazione di una squadra di professionisti (individui e aziende) che garantiscono pubblico e artisti del risultato al netto del gravissimo problema climatico che stiamo vivendo da alcuni anni in maniera sempre più consistente in tutto il mondo e che è di difficile risoluzione.

Qualche tempo fa hai dichiarato al Rolling Stone: “smettiamo di pensare alla musica solo in termini di grandi numeri”. Questo testimonia davvero la tua passione per la musica. Ti è mai ritrovato al fianco persone che non condividessero questa prospettiva?
Temo che questa prospettiva sia minoritaria. Quindi certo che convivo con chi la pensa diversamente. Ma non mi pesa sentirmi in minoranza.

Claudio Trotta premiato con l’Ambrogino d’Oro nel 2020

Nel 2020 hai ricevuto il prestigioso premio Ambrogino D’oro. Che
effetto ti ha fatto?

Molto piacere. Inutile negare che non ci pensassi già da qualche anno. E’ una bella responsabilità e forse chi lo ha ricevuto dovrebbe ricordarselo sempre. Ciò che mi ha fatto davvero felice sono state le motivazioni improntate al mio personale e continuo interessarmi del benessere delle
persone e della città e delle tante battaglie contro le speculazioni sulle passioni. Credo davvero che il senso principale del lavoro di chi è a contatto con il pubblico e con i giovani sia proprio questo.

Sappiamo che da tempo cerchi di sensibilizzare le istituzioni su temi connessi con il tuo lavoro di organizzatore. Questo tipo di battaglie ti distraggono in qualche modo dal gustarti la musica, i nuovi acts?
Assolutamente no. Le questioni sono connesse. E il lavoro di Barley è di squadra. Da soli non si fa nulla.

Barley Arts e le grandi star del rock

Hai organizzato i concerti dei più grandi nomi del rock internazionale. Ma tu questi concerti li hai visti tutti?
Sino a 4/5 anni fa partecipavo a tutti i concerti promossi da Barley che si svolgessero in città. Ora saggiamente e alla luce dei 67 anni che compirò a settembre misuro le mie energie. La cosa buffa è che spesso vado a sentire jazz al Blue Note per mio piacere personale.

C’è un artista che sogni di portare in Italia ma ancora non ti è riuscito?
Dei viventi solo Willie Nelson. Purtroppo Jerry Garcia, John Prine e Jimmy Buffett ci hanno lasciati soli e io ho “fallito”. Non sono riuscito a portarli in Italia.

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