Dalla musica alle pagine: quando i cantanti hanno qualcosa da raccontare anche fuori dalle canzoni
Ci sono artisti che siamo abituati ad ascoltare in cuffia, in macchina, ai concerti. Conosciamo le loro canzoni, magari ricordiamo a memoria interi ritornelli, ma quanto c’è ancora da scoprire oltre quello che ascoltiamo? È una domanda che mi sono fatta recentemente, mentre mi occupavo di due progetti diversi per Backdigit. La settimana scorsa ho scritto un articolo su Bresh e sul suo libro “Nessuno ci insegna a cadere”. Poco dopo mi sono dedicata a Kid Yugi e al suo progetto a fumetti Logos. Due lavori differenti, ma entrambi capaci di accendere la mia curiosità verso un aspetto della musica che trovo interessante: cosa succede quando un artista sceglie di raccontarsi attraverso un linguaggio diverso da quello a cui ci ha abituati?

Quando la creatività cambia forma
Bresh si avvicina alla narrativa, Kid Yugi porta il proprio immaginario nel mondo del fumetto. E non sono certo gli unici. Jovanotti, con “Sbam!”, ha raccontato il percorso creativo che ha accompagnato la nascita dell’album Oh, vita!, mescolando riflessioni, esperienze e contributi di altri autori. Caparezza, invece, con “Orbit Orbit”, ha costruito un progetto a fumetti legato al proprio universo musicale, facendo dialogare immagini e canzoni.

Anche Fedez ha scelto di raccontarsi attraverso un libro scritto a sua firma, “L’acqua è più profonda di come sembra da sopra”. Marracash, insieme al giornalista Claudio Cabona, ha invece partecipato alla realizzazione di “Qualcosa in cui credere”, un volume dedicato alla sua trilogia discografica. Esperienze diverse, che dimostrano come la creatività non debba necessariamente fermarsi al palco o allo studio di registrazione. A volte una canzone è solo una delle tante possibilità per dare forma a un pensiero.
Leggi anche: Kid Yugi: arriva la Deluxe di “Anche gli eroi muoiono Post Mortem” e il fumetto “Logos”

Conoscere un artista oltre la musica?
Non credo che leggere un libro scritto da un cantante significhi automaticamente conoscerlo più a fondo. Ognuno sceglie cosa condividere e in quale modo, e ciò che arriva al pubblico è sempre una parte di una storia più grande. Eppure trovo stimolante questa voglia di sperimentare. Mi incuriosisce vedere artisti che non si accontentano di un linguaggio, che provano a dare una forma diversa alle proprie idee e che invitano il pubblico a seguirli anche fuori dai confini della musica. E’ proprio questo che mi piace: scoprire che dietro una voce, una canzone o un personaggio pubblico possono esserci altri mondi da esplorare.
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