CHE COS’È LA GUERRA E PERCHÉ SI FA LA GUERRA
La guerra è un evento, una realtà, un problema. Se la si osserva a ritroso si nota che è sempre esistita in vari luoghi del pianeta, con dimensioni distruttive più o meno estese. Come affermava Gianbattista Vico, è un fenomeno che scaturisce dalla ferocia, dalla cupidigia e dall’ignoranza degli uomini, ma anche dalla necessità di difendere il proprio territorio e i propri valori. È un ciclo storico che si ripete, con fasi di civiltà e di barbarie. Nel pensiero vichiano, la guerra poteva essere un mezzo per raggiungere l’ordine e la giustizia, ma poteva anche portare alla distruzione e alla decadenza. Vico affermava che “La guerra è la madre di tutte le cose e la pace è la fine della guerra, ma la guerra è la fine della pace”.

Con queste affermazioni già si comprende che la realtà della guerra ha la sua matrice nel potere. Se si pensa ai motivi per cui l’uomo combatte, si finisce inevitabilmente per capire che, su questa terra, dove l’uomo è considerato l’essere vivente più intelligente ed evoluto, si deve comunque accettare che esso è il più feroce ed il più crudele.
Gli animali combattono solo per motivi di sopravvivenza, e non hanno che un unico bisogno che è quello di non morire per mancanza di cibo e questo accade dall’insetto al leone e al serpente.
L’intelligenza umana tra progresso e distruzione
L’intelligenza umana ha varcato il pianeta, sbarcando sulla Luna, scoprendo il pianeta Marte, inventando Internet – rete di comunicazioni mondiali che permette lo scambio di informazioni e dati in tempi reali – scoprendo malattie di varia natura e gravità (ma sono molte ancora quelle da scoprire).Eppure, è sempre l’uomo ad aver inventato la bomba atomica. Come se non bastasse, è proprio l’uomo a distruggere il pianeta attraverso l’inquinamento ambientale, il consumo eccessivo di risorse e, insieme a problematiche naturali, i cambiamenti climatici.
L’intelligenza umana dovrebbe essere canalizzata verso il bene; invece, è stata spesso catapultata verso una intelligenza distruttiva, come dimostra la creazione della bomba atomica e la proiezione verso la guerra senza pensare minimamente che la vita di ogni uomo povero o ricco, è per tutti, indistintamente solo un viaggio più o meno breve o lungo, che nessuno può decidere.
La guerra si è sempre fatta. Oggi pensiamo che sul pianeta esistono solo due o tre conflitti a noi noti, come quello dell’Ucraina, della Palestina o della Siria. La verità non è questa: nel mondo attualmente esistono 56 conflitti armati che coinvolgono 92 Paesi e costringono oltre 100 milioni di persone a migrare, a rifugiarsi altrove, ricorrendo spesso a mezzi di trasporto di fortuna, nella speranza di sopravvivere.
La solitudine moderna e la fuga nei mondi virtuali
Oggi l’uomo vive per distruggere perché non ama più la vita nella sua semplicità ed è attraversato dalla noia che lo annienta, spingendolo verso mondi virtuali attraverso i mezzi informatici. Tutto ciò accade perché viviamo in un materialismo sfrenato, alla ricerca di un benessere che poi non è tale.
Nessuno o quasi, nella società occidentale, può vivere un’esistenza senza cellulare o senza internet; non si cerca più la compagnia fisica degli altri, ma essa è superata da una comunicazione virtuale. Addirittura, si parla con un avatar. E quando ci si sente avvolti dalla solitudine disperata, in quest’ultimo periodo è intervenuta anche l’I.A., con tutte le sue risposte preconfezionate dagli algoritmi, utili ma prive della “dimensione umana”.

I leader folli e l’eredità della guerra
Non si può accettare un’esistenza in preda alla distruzione. Spesso, in ogni paese, e in tempi diversi, esiste un leader che decide di allargare i propri confini o di impadronirsi di risorse altrui, coinvolgendo i suoi adepti e iniziando una guerra.
Tutto ciò che distrugge non può che essere definito follia. Riguardando il passato, tutti i leader da Lenin a Stalin, da Hitler a Mussolini, per citare solo l’ Europa, alla fine sono stati definiti e riconosciuti tali, cioè “uomini folli”.
Ai nostri tempi vi sono leader all’orizzonte che, nei secoli futuri, per ciò che stanno facendo e distruggendo oggi, saranno definiti nello stesso modo. Ma nel frattempo continuano a morire migliaia di persone, a rimanere orfani tanti bambini e, nonostante tutto purtroppo loro continuano nei loro programmi distruttivi e devastanti. E sarà ben poca cosa, tra trenta o quarant’ anni, poter dire che anche questi leader erano “folli”. Il danno resterà, e la sofferenza inflitta sarà ricordata per sempre, come accadde per la Shoah.
Tutto questo non basta per dire di essere uomini!
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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