28 Anni Dopo-Il tempio delle ossa: recensione, trama e regia

A gennaio, a 28 anni dall’esplosione dei contagi, si ritorna nella terraferma britannica, ormai habitat naturale degli infetti. Questa volta, le redini della regia di 28 Anni – Dopo Il tempio delle ossa (LINK)sono affidate a Nia Da Costa (regista di “Candyman” e “The Marvels”), che sostituisce Danny Boyle. É il quarto capitolo della saga iniziata nel 2005 con “28 Giorni Dopo” proseguita con “28 Settimane Dopo” e “28 anni dopo”. Il film che uscirà nelle sale italiana il 15 gennaio, si svolgerà nello stesso arco temporale del precedente, proprio dove eravamo rimasti.

28 Anni Dopo Il tempio delle ossa

Spike è stato “accolto” da una tribù guidata da Jimmy Crystal (Jack O’Connell) formata da giovani guerrieri. Il capitano di questa banda, presentato nel prequel, sarà cruciale in questo capitolo. Si presenta come il figlio di Satana, da lui chiamato “il grande caprone”, e i suoi seguaci, ribattezzati tutti Jimmy, sono le sue “sette dita”.  Il clima è teso e fin da subito si nota la malvagità del gruppo e i richiami a una fede (non in Dio ma nel diavolo).

Parallelamente, ritroviamo il Dottor Kelson (Ralph Fiennes), la cui somministrazione di morfina a Samson è diventata azione di routine. Quest’ultimo è un contagiato, un “Alfa”, superiore fisicamente a tutti gli altri. La regista gioca sull’alternare dei due scenari fino al loro ricongiungimento. Si spazierà da momenti ricchi di suspence e violenza segnati dal gruppo del figlio di Lucifero, dove il povero Spike è malcapitato, a scene dominate dalla pace indotta dalla droga somministrata dal dottore, prima sull’Alfa e poi su sé stesso.

Il male creato dall’uomo

Il povero giovane dovrà partecipare a trucidamenti della poca popolazione umana rimasta, per nome del diavolo. La prima grande novità di questo capitolo è proprio il male creato dall’uomo: gli infetti diventano contorno, mentre i veri antagonisti sono gli esseri umani stessi. Il grande divario tra i due scenari, a mio avviso, esalta questa nuova situazione.

Nel finale, come detto, le storie si uniranno e tutto quel che succederà varrà il prezzo del biglietto, con un Ralph Fiennes immenso e un colpo di scena, se non un ritorno, che farà urlare la sala.

Regia, fotografia e colonna sonora

Le novità alla regia si notano subito: le inquadrature più del panoramiche si distaccano molto dai film precedenti, che ruotavano intorno al soggetto. Numerose sono anche le differenze di registro: mentre i prequel avranno una tonalità più drammatica e il tema della famiglia è un elemento chiave del racconto, in questa pellicola aumentano la crudeltà, i jumpscare – a volte gratuiti – e compaiono tratti puramente comici.

Tornando al diverso approccio registico, un’altra qualità che spicca con la nuova mente è la fotografia. Nelle scene di “relax” del dottor Kelson, essa enfatizza la vegetazione infestante, diventando un simbolo del tempo che passa. Un ulteriore elemento di valore è la colonna sonora. Questa catapulta lo spettatore all’interno della vicenda, alimentando la tensione e inducendo uno stato di estasi sensoriale

Memento mori e simbolismi

Un filo comune che rimane è il concetto di memento mori, già citato da Kelson in 28 anni dopo nello spiegare la nascita del tempio delle ossa. Il significato di onorare i morti per ricordare è presente anche in questo capitolo e, soprattutto, sarà qualcuno di inaspettato a farsi portavoce di questo pensiero. Il tempio è il luogo centrale di tutta la vicenda ed è qui che i protagonisti si riuniscono. Il fuoco, inoltre, è un elemento ricorrente, presente più volte sia nei continui richiami al re degli Inferi, sia come simbolo di crudeltà e violenza.

Evoluzione dei protagonisti

Come prevedibile, i protagonisti avranno una loro evoluzione. In particolare, ci sarà un focus sul dottor Kelson, introdotto nel finale del film precedente. La sua vena satirica, già emersa in precedenza, troverà piena espressione in questo capitolo, smorzando le tensioni accumulate tra sangue e morte. Non sono però esclusi momenti emotivi e di riflessione, dovuti al ricordo della sua vita precedente. Anche in questo caso, la scelta registica per rappresentare la memoria varia rispetto alla direzione precedente: non vengono mostrati flashback, ma oggetti che rimandano al passato. Emblematica è la scena in cui sfoglia le vecchie fotografie e ascolta i vinili.

Per quanto riguarda il piccolo Spike, la sofferenza e il terrore non lo abbandoneranno mai; solo il legame con un altro membro della banda riuscirà ad aiutarlo, ma i cambi di fronte sono sempre dietro l’angolo.

28 Anni Dopo-Il tempio delle ossa – Riflessioni finali

Ai titoli di coda, la storia rimane apertissima a un quinto, e forse ultimo, sequel, con una scoperta che potrebbe ribaltare il destino degli infetti e con un ricongiungimento capace di lasciare a bocca aperta.

Le impressioni al termine della visione sono contrastanti. Da un lato, la carenza di una trama profonda, dall’altro, la maestosità di Ralph Finnies e la grandiosità di alcune scene. Di tutti i precedenti, forse questo è quello con una trama meno potente. Tuttavia, la storia non essendo l’elemento di spicco della saga, questo può essere trascurato. Nel frattempo, la sceneggiatura stravagante e alcuni momenti clou, arricchiti da flash riflessivi, rendono quest’esordio nella raccolta “28” di Nia Da Costa positivo. 28 Anni Dopo – Il tempio delle ossa (LINK) si conferma un film da vedere: lo consiglio vivamente. Buona visione!

Sony Pictures


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