Hamnet: quando il cinema raccoglie l’eredità di un dolore silenzioso
Dal romanzo di Maggie O’Farrell alla sua trasposizione cinematografica firmata da Chloé Zhao, Hamnet si impone come uno dei progetti più raffinati del cinema contemporaneo, capace di unire linguaggi diversi attraverso una stessa tensione emotiva. Un racconto che nasce dalla letteratura e trova nel cinema una nuova forma di espressione, senza perdere la propria identità.

Dopo aver conquistato pubblico e critica in ambito letterario, Hamnet approda sul grande schermo come un’opera che riflette sul confine tra esperienza privata e memoria collettiva. Al centro non c’è il mito di Shakespeare, ma ciò che resta ai margini della Storia: la perdita di un figlio e il vuoto che essa genera. Un vuoto che, secondo molte interpretazioni critiche, avrebbe inciso profondamente sull’immaginario del drammaturgo.
Hamnet: La visione di Chloé Zhao
Il romanzo di O’ Farrell sceglie di raccontare l’assenza più che la presenza, concentrandosi sulle conseguenze intime e quotidiane del lutto. Il film di Zhao raccoglie questa scelta narrativa e la traduce in immagini essenziali, costruite su silenzi, attese e gesti minimi. Non si tratta di un adattamento letterale, ma di una riscrittura visiva che rispetta il senso profondo dell’opera originale.
In Italia pubblicato con il titolo Nel nome del figlio, Hamnet non è una biografia né una rilettura diretta dell’Amleto. È piuttosto un romanzo che esplora le dinamiche familiari, il legame tra coniugi, il ruolo della maternità e il modo in cui il dolore si insinua nella vita quotidiana. La vicenda si apre nell’estate del 1596, a Stratford-upon-Avon, e prende forma attraverso una narrazione frammentata che alterna passato e presente.
L’arte può nascere anche da ciò che manca
Figura centrale del racconto è Agnes, madre anticonvenzionale e profondamente legata alla natura, attorno alla quale si sviluppa l’intera vicenda emotiva. Attraverso il suo sguardo, la storia di Shakespeare viene ribaltata: non più il genio isolato, ma un uomo segnato da una perdita impossibile da elaborare. Il nome di Hamnet, quasi dimenticato, diventa così il nucleo simbolico di una delle tragedie più celebri della storia del teatro.
La versione cinematografica diretta da Chloé Zhao rifugge i codici del biopic tradizionale e sceglie una messa in scena sobria e contemplativa. Il film privilegia atmosfere e relazioni, affidandosi alle interpretazioni intense di Jessie Buckley e Paul Mescal. Il dolore non viene mai esibito, ma lasciato sedimentare, emergendo lentamente attraverso immagini e silenzi.
La nascita dell’Amleto non è raccontata in modo esplicito, ma suggerita come possibile esito di una ferita mai rimarginata. In questo senso, Hamnet propone una riflessione profonda sul rapporto tra perdita e creazione artistica, suggerendo che l’arte possa nascere anche da ciò che manca.
Sia il libro che il film condividono la stessa scelta etica: evitare l’eccesso, non trasformare il dolore in spettacolo, ma lasciarlo affiorare attraverso dettagli minimi. È proprio questa coerenza a rendere efficace il passaggio dalla pagina allo schermo, facendo di Hamnet un esempio raro di dialogo riuscito tra letteratura e cinema.
Scheda tecnica del film
- REGISTA: Chloé Zhao
- GENERE: Biografico, Drammatico, Storico
- ANNO: 2025
- PAESE: Gran Bretagna
- DURATA: 125 min
- DATA DI USCITA: 5 Febbraio 2026
- DISTRIBUZIONE: Universal Pictures (LINK)
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