Recensione – Pillion: Amore senza freni – Propensione alla devozione
L’opera prima del britannico Harry Lighton, Pillion: Amore senza freni, premiata a Cannes, esplora relazioni silenziose e amori contrattuali.
Presentato in occasione della 78ª edizione del Festival di Cannes, nella categoria Un Certain Regard, vincitore di due premi (miglior sceneggiatura e Palm Dog per la miglior interpretazione canina), l’opera prima del trentenne Harry Lighton, con protagonisti Alexander Skarsgard (The legend of Tarzan, 2016 – The Northman, 2022) e Harry Melling (Harry Potter – La ballata di Buster Scruggs, 2018).

Tratto dal romanzo del 2020 Box Hill di Adam Mars-Jones, dopo essere passato per il Torino Film Festival,esce nelle sale italiane dal 12 febbraio distribuito da I Wonder Pictures LINK.
La trama di Pillion Amore senza freni – l’amore sotto contratto
La versione italiana del brano Chariot nella versione cantata da Betty Curtis apre le danze al film. È la vigilia di natale e Colin (Harry Melling), membro di un quartetto vocale a cappella, canta all’interno di un locale notturno. Quella stessa sera, dopo che un incontro al buio organizzato dalla madre con un altro ragazzo è andato male, incontra Ray (Alexander Skarsgard) che, senza aprire bocca, gli passa un bigliettino e l’invita ad incontrarsi il giorno successivo.
I due quindi si incontrano la sera del 25 dicembre in un vicolo buio e, senza il bisogno di comunicare a parole, Ray induce Colin a fare sesso orale. Dopo l’intimo incontro possono finalmente parlare e presentarsi, questo è l’inizio del loro rapporto BDSM che vedrà Ray nel ruolo del padrone e Colin in quello del suo sottomesso.
Scopriremo sempre di più queste due anime apparentemente opposte: da una parte Ray, carismatico leader di una gang di motociclisti queer, uomo senza passato e dall’altra Colin, timido e introverso, che di girono fa le multe all’interno di un parcheggio, e che vede nell’altro, cosi bello e perfetto un modo per riscattarsi.
Dopo aver messo alla prova Colin, Ray lo accoglie in casa propria, ma alle sue condizioni. Colin accetta di diventare suo schiavo — “ho una propensione alla devozione” — in un conflitto continuo alimentato anche dall’influenza dei genitori di Colin: la madre è malata di cancro ed il padre cerca continuamente di avvicinarsi a lui invano, vorrebbero vederlo con una persona affianco che lo renda felice, ma per quanto si sforzino, non riescono ad avere una reale comunicazione col figlio.
Pillion Amore senza freni – Il racconto di un rapporto, non di un mondo
Attraverso una messa in scena rilassata e all’occasione divertente, il film offre una riflessione originale sul sadomasochismo e sui rapporti umani.
Esistono solo Colin e Ray ed il loro rapporto. Poco ci è dato sapere sul mondo in cui si svolge, e anche quando ci vengono date indicazioni o introdotti nuovi personaggi, tendono a sparire pian piano per tornare sui due, anche figure più interessanti che potevano essere esplorate per bene vengono messe sullo sfondo, forse anche troppo.
Le scene più esplicite e volgari sono alternate con scene più tranquille e all’occasione anche con gag non sempre funzionali per cercare di alleggerire il tutto e ottenere un equilibrio.
La pellicola colpisce per la sua libertà nel mettere in scena rapporti omosessuali cosi espliciti e per alcune sequenze che riescono a raccontare quel rapporto così tortuoso senza banalità viste e riviste ma finendo per chiudersi troppo scegliendo consapevolmente di limitare lo sguardo ai soli corpi e alle dinamiche del legame.
Pillion Amore senza freni – conclusioni
Il film ha sicuramente dei difetti, ma, considerato come opera prima, è più che riuscito. Alla fine, ciò che resta allo spettatore è un senso di sconcerto per una storia che sembra voler sorprendere ad ogni costo.
Consigliato agli amanti delle storie d’amore non convenzionali, dal 12 Febbraio al cinema.
Mattia Pellegrino
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