LE FOBIE: COSA SONO E COME INTERVENIRE
Le fobie sono definite paure improvvise, irrazionali, forti, rivolte verso persone, oggetti, situazioni precise che di fatto non rappresentano un pericolo oggettivo e reale. Diverse possono essere le cause che le scatenano: predisposizione genetica, cambiamenti mentali, ma soprattutto esperienze traumatiche passate e anche quelle che derivano da apprendimento sociale, cioè osservando le paure degli altri, le trasferiamo poi su di noi.

Le fobie più comuni sono la claustrofobia (paura degli spazi chiusi), l’aerofobia (paura di viaggiare in aereo), l’acrofobia (paura dell’altezza), la aracnofobia (paura dei ragni), la tanatofobia (paura della morte) e tante altre.
Le Fobie: La teoria del condizionamento classico di Pavlov
Nel corso del tempo si sono create diverse teorie a cominciare dalla “teoria del condizionamento classico” creata da Pavlov, il quale stabilì l’associazione di un oggetto o situazione neutra ad un evento spaventoso determinando una risposta di paura.
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La “teoria biologica” ha trovato molti consensi dopo i recenti studi sulle imaging (RMN e PET) stabilendo una predisposizione genetica o la presenza di alterazioni cerebrali causate da una iperattività dell’amigdala. Preciso che l’amigdala è una piccola struttura cerebrale posizionata nel lobo temporale e predisposta alla elaborazione delle emozioni con possibili risposte di lotta o fuga anche per l’esistenza di una memoria emotiva. In realtà cosa accade? Quando una persona percepisce qualche cosa di pericoloso, di minaccioso, l’amigdala si attiva inviando segnali che preparano il corpo a reagire. Essa è una specie di “allarme” del cervello ed è particolarmente attiva nei disturbi d’ansia e nelle fobie.
L’apprendimento sociale secondo Bandura
Altra teoria ben accolta fu quella creata da Bandura e chiamata “Teoria dell’apprendimento sociale” e trova la sua risposta immediata riguardante l’esistenza delle fobie, nell’osservazione con conseguente imitazione automatica delle paure altrui.
Per Freud nella sua “teoria psicoanalitica” le fobie sono sintomi di conflitti inconsci profondi rimossi, in antitesi la “teoria cognitiva” sostiene che pensieri distruttivi e distorti alimentano la presenza di fobie.
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Esistono diverse strategie per curare le fobie, tra queste è molto utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) in cui attraverso una esposizione graduale sul “qui e ora”, si fa affrontare la paura in modo controllato, mentre invece la teoria cognitiva lavora sulla modifica dei pensieri distorti e distruttivi (ristrutturazione cognitiva dei pensieri).

Tecniche di rilassamento e interventi di supporto
Tuttavia, le tecniche di rilassamento muscolare, la mindfulness mediante la respirazione profonda, e il training autogeno sono tecniche molto utili come supporto. Inoltre, il supporto può essere integrato attraverso la terapia di gruppo o il counseling.
Una esperienza riscontrata personalmente mi ha spinto ad affermare che se le fobie o la fobia ha una matrice antica – nasce da bambini o da adolescenti – bisogna intervenire con un approccio di tipo psicoanalitico con uno studio sui conflitti inconsci del soggetto, come i desideri rimossi, i traumi dimenticati o l’ansia di castrazione, cioè le paure simboliche. Per esempio, la paura dei serpenti spesso simboleggia i conflitti sessuali e sono proprio questi conflitti che la psicoanalisi tende a portare alla coscienza per risolverli.
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Infine, bisogna ribadire che, quando gli aspetti fobici rendono la vita limitata influenzando significativamente la qualità dell’esistenza e gli approcci terapeutici non sono sufficienti, si ricorre anche ai farmaci antidepressivi (SSRI – Selective Serotonin Reuptake Inhibitors, cioè Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) e agli ansiolitici con uso ristretto.
Al di là delle strategie e degli approcci di intervento rimane in prima linea il setting terapeutico tra paziente e terapeuta che deve avere di base un approccio empatico e olistico.
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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