Alter Bridge: un ritorno alla propria essenza con AB – Recensione
Un’Attesa Che Cresce e Trova Compimento
Ci sono attese che crescono con il tempo. Così è stato per questo nuovo capitolo degli Alter Bridge, un ritorno che aspettavo con il desiderio di ritrovare una parte importante del mio percorso musicale. Per me gli AB sono sempre stati questo: una presenza costante, un riferimento sonoro che dagli esordi di One Day Remains fino all’apice di Fortress ha accompagnato anni interi, lasciando segni che non si cancellano facilmente.

AB : Un Album Omonimo Che Sceglie La Continuità
Con questo album omonimo, gli Alter Bridge scelgono una strada di continuità. Non cercano di reinventarsi, preferiscono invece restituire un’immagine sincera e attuale di ciò che sono oggi. È una fotografia nitida, che non tradisce le radici né forza la mano verso territori lontani dal loro linguaggio. Le prime note di Silent Divide riportano subito alle atmosfere familiari: un riff solido, dal sapore moderno, e la voce di Myles Kennedy, riconoscibile come sempre.

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Chitarre Protagoniste: Tremonti e Kennedy In Perfetta Sintonia
Il lavoro delle chitarre emerge con particolare chiarezza già in Rue The Day e Power Down, dove Tremonti e Kennedy intrecciano linee che mostrano una sintonia ormai consolidata. I loro dialoghi musicali risultano più dinamici del solito, con scambi che dal vivo promettono di essere tra i momenti più interessanti del nuovo repertorio.
I Brani Più Riusciti: Tra Novità e Maturità
Tra i brani più riusciti spicca Trust In Me, costruita su un riff dal sapore quasi metalcore e arricchita da un duetto vocale che rappresenta una novità per la band. Anche Tested And Able richiama influenze moderne già presenti in passato, qui rielaborate con una maturità evidente nella cura degli arrangiamenti.
Non manca la ballad di rito: Hang By a Thread introduce un momento di quiete, una parentesi più morbida che rallenta il passo e invita ad ascoltare con maggiore attenzione. Pur senza toccare le vette emotive dei brani più iconici del loro repertorio, conserva una delicatezza sincera, che aggiunge respiro all’album. È uno di quei passaggi che non cercano di imporsi, ma che con la loro discrezione contribuiscono a dare equilibrio e profondità all’intera tracklist, mantenendo quel tocco intimista che da sempre rappresenta una delle sfumature più riconoscibili e amate della band.
“Slave To Master”: Il Vertice Emotivo Del Disco
Il punto più alto dell’album arriva in chiusura, con Slave To Master. È il brano più lungo mai scritto dagli Alter Bridge, costruito con attenzione e senza fretta, lasciando che ogni sezione trovi il proprio spazio. Gli assoli non sono esibizioni di tecnica fine a sé stessa, ma parti integranti della narrazione musicale. Il pezzo cresce con naturalezza, alternando momenti intensi ad altri più riflessivi, diventando una sintesi efficace delle qualità che hanno reso la band così riconoscibile.
La produzione, fedele allo stile abituale del gruppo, mette in primo piano il lavoro delle chitarre, che restano l’elemento più distintivo del loro sound. La voce di Myles Kennedy, pur mantenendo il consueto impatto su chi ascolta, si intreccia con gli strumenti con una naturalezza quasi intima, come se cercasse il proprio spazio senza mai volerlo reclamare, lasciando che ogni nota respiri e trovi il suo posto.
Alter Bridge : La Bellezza Della Continuità
AB non punta a sorprendere né a cambiare rotta. Sceglie invece di rafforzare ciò che gli Alter Bridge hanno sempre rappresentato: una band solida, coerente, capace di intrecciare energia e melodia con una naturalezza che appartiene solo a chi ha trovato davvero la propria identità. Non è un lavoro che rivoluziona, ma che conferma. E in fondo, c’è una bellezza particolare nel ritrovare ciò che si conosce e si ama: una sensazione familiare, quasi rassicurante, che ricorda quanto certe sonorità sappiano ancora parlare al cuore con la stessa intensità di un tempo.
Personalmente, ho apprezzato questa scelta di autenticità: c’è qualcosa di profondamente elegante nel vedere una band restare fedele a sé stessa senza rinunciare alla cura dei dettagli. È un disco che non alza la voce per imporsi, ma che conquista con la sua sincerità, con quella maturità sonora che solo gli anni e la consapevolezza possono regalare.
AB : Tracklist
- Silent Divide
- Rue the Day
- Power Down
- Trust in Me
- Disregarded
- Tested and Able
- What Lies Within
- Hang by a Thread
- Scales Are Falling
- Playing Aces
- What Are You Waiting For
- Slave to Master
Alter Bridge : lineup
- Myles Kennedy – Voce e Chitarra
- Mark Tremonti – Chitarra e Voce
- Brian Marshall – Basso
- Scott Phillips – Batteria
- Monia Degl’Inocenti
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