Che cos’è la sorveglianza digitale? Come la tecnologia invisibile sfida la democrazia

A Minneapolis, negli ultimi mesi, un’operazione di ICE (LINK) ha fatto più parlare per le modalità che per i numeri. Poliziotti feriti, manifestanti spaventati e una città che sembra immersa in una sorta di bolla tecnologica invisibile. Ma ciò che davvero inquieta non sono solo le immagini di violenza o i raid, bensì gli strumenti utilizzati per controllare, monitorare e profilare cittadini e immigrati. Questa forma di sorveglianza digitale, avanzata e legale sulla carta, permette di sapere chi sei, dove sei, cosa fai e, soprattutto, se sei considerato “un obiettivo”.

sorveglianza digitale

Questa è la sorveglianza digitale. Ed è qui che la democrazia entra in crisi: quando la libertà di movimento, la privacy e persino il diritto a manifestare diventano dati da aggregare, incrociare e analizzare, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Sorveglianza digitale: Gli strumenti della bolla tecnologica invisibile

Mobile Fortify

Mobile Fortify è l’app che permette agli agenti di ICE di eseguire migliaia di scansioni facciali in brevissimo tempo. Le bodycam degli agenti inquadrano volti di manifestanti, attivisti o cittadini sospettati: il software cattura i tratti biometrici, li trasforma in profili digitali e li confronta con database esistenti. Anche senza una corrispondenza immediata, i dati vengono archiviati per future analisi. Il risultato? Chiunque entri in contatto con queste operazioni finisce tracciato, spesso senza saperlo.

Paragon

Dietro Paragon si nasconde un’ulteriore dimensione della sorveglianza: si tratta di un’azienda israeliana famosa per i malware e i trojan usati per spiare i telefoni. In Minnesota, Paragon fornisce strumenti che permettono di monitorare cellulari e raccogliere informazioni sensibili dagli stessi dispositivi. La tecnologia consente di capire non solo chi sei, ma dove sei stato e chi frequenti, creando un vero e proprio mosaico digitale delle tue attività quotidiane.

sorveglianza digitale

Palantir e Elite

Palantir, fondata da Peter Thiel con finanziamenti iniziali della CIA, rappresenta il cuore della sorveglianza algoritmica contemporanea. L’azienda americana ha sviluppato uno strumento chiamato Elite (Identificazione Avanzata di Indizi e Obiettivi per l’Applicazione della Legge), che permette di aggregare dati provenienti da fonti diverse: dalla sicurezza interna alla sanità, fino ai database sui cittadini e sugli immigrati.

Elite funziona così: su una mappa digitale, un funzionario disegna un’area e compaiono “spilli”, ognuno dei quali rappresenta una persona considerata un obiettivo. Cliccando su uno spillo, emergono nome, data di nascita, foto e indirizzo. Un sistema che permette a ICE di pianificare raid e arresti con precisione chirurgica. Formalmente legale, questo incrocio di dati crea però uno scenario inquietante: la privacy scompare, la libertà diventa un numero in un database e la democrazia si trova sotto pressione.

Quando la tecnologia incontra la politica

L’operazione di Minneapolis non è soltanto una questione di immigrazione. È un banco di prova della capacità di uno Stato di usare strumenti di forza e controllo su cittadini e immigrati, senza che la linea tra sicurezza e sorveglianza diventi netta. E se la violenza fisica ha suscitato reazioni immediate dell’opinione pubblica, la sorveglianza digitale rischia di passare silenziosa, invisibile, “legale” agli occhi di tutti.

Shoshana Zuboff, nel suo libro Il capitalismo della sorveglianza, lo ha descritto perfettamente: le grandi aziende tecnologiche hanno costruito un potere autonomo, difficile da controllare, in grado di interagire con governi e intelligence come un pari, o forse addirittura come un superiore. La digitalizzazione dei dati personali ha aperto la strada a una forma di potere nuova, che non si misura solo con la forza fisica, ma con la capacità di sapere tutto di tutti.

sorveglianza digitale

Sorveglianza digitale: Siamo pronti a difendere gli spazi di libertà che ci restano?

La sorveglianza digitale è oggi una realtà concreta e avanzata: Mobile Fortify raccoglie volti, Paragon monitora telefoni, Palantir incrocia dati in modo predittivo. Tutti strumenti legali, tutti strumenti capaci di trasformare informazioni in controllo, profilazione e, potenzialmente, repressione.

Minneapolis ci mostra un avvertimento chiaro: la democrazia può esistere all’interno di una bolla tecnologica solo finché i cittadini e le istituzioni rimangono vigili. E questa vigilanza non riguarda solo chi protesta o chi migra: riguarda ognuno di noi. Perché la tecnologia può migliorare la società, ma può anche diventare il suo strumento più pericoloso se viene lasciata operare senza freni.

La domanda resta aperta: vogliamo una democrazia dove la libertà è misurata e controllata dai dati, o siamo ancora pronti a difendere gli spazi di libertà che ci restano?


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