Compagno di Banco: il Banco del Mutuo Soccorso raccontato da Andrea Bruni – Seconda Parte.
Ore 19:40. Il soundcheck, ancora una volta, è volato via in un baleno. Ho
rivisto Vittorio Nocenzi dopo due mesi di stop e la stretta del suo abbraccio è stata
direttamente proporzionale al tempo trascorso senza frequentarci. Prima di
iniziare la prova generale avevo raggiunto Roby, che monta la mia batteria, e
Alessandro, il fonico di sala che stava finendo di piazzare gli ultimi
microfoni. Avevo detto a questi due amici che volevo fare una variazione al
mio set e cambiare la posizione di un tamburo. La domanda che mi ponevo
era: dopo che avrò comunicato questa mia idea saremo ancora amici? Per
fortuna entrambi avevano risposto con entusiasmo, dicendomi che non c’era
nessun problema. Anzi, nel caso di Alessandro, era pure meglio perché la
nuova collocazione dei miei tamburi permetteva anche a lui una maggiore
mobilità nel posizionamento dei microfoni. Insomma, era andata bene.
In giro per Altamura alla ricerca del ristorante

E adesso, finito il soundcheck, siamo a giro per Altamura, alla ricerca del
ristorante Tre Archi, che però non vuol saperne di farsi trovare dalla comitiva.
Percorriamo le vie del centro in lungo e ancora in lungo, visto che le strade
sembrano particolarmente disposte in verticale. Poi, tra una domanda agli
autoctoni e una riprogrammazione dei vari satellitari nelle nostre tasche,
riusciamo a trovare l’agognato bistrot. Il luogo è moderno e accogliente,
decorato con cura e molto illuminato.
Le specialità locali sono molte e i miei
compagni di cena non vedono l’ora di depennarle a una a una dalla loro lista
dei desideri. Io scelgo una parmigiana di melanzane dal profumo incredibile,
che probabilmente sarà giunto anche ai tecnici rimasti in teatro per il
puntamento delle luci. Avevo progettato una cena piuttosto leggera, ma il
pane di Altamura, si sa, non ammette fioretti. E così, per me come per altri
commensali, la scarpetta diviene la portata principale. Ci alzeremo da tavola
sazi, rilassati e con una buona scorta di carboidrato ingerito pro capite.
Anche oggi siamo a dieta da domani.
Inizio concerto: due ore di prog rock intenso

Ore 21:08. Inizia il concerto. Il teatro è pressoché souldout e la circostanza ci
dà una gran carica: proprio quello che serve per affrontare due ore di intenso
prog. Vittorio, dopo la Metamorfosi iniziale, prende la parola per presentare
al pubblico questa nuova fase del suo Banco. Ringrazia tutti noi per il cuore
e la passione che mettiamo nel nostro suonare e definisce la formazione
attuale come una delle più belle nell’intera storia del gruppo. La platea
approva con un grande applauso e un brivido di commozione scuote le mie
bacchette.
Se penso ai grandi batteristi che in anni passati hanno occupato
questo ruolo prima di me non posso che essere grato a tutti coloro che mi
hanno voluto qui, sopra a questa pedana, che cercherò sempre di calcare
con il massimo entusiasmo e la migliore preparazione possibile. Nel
frattempo il concerto prosegue, con la consueta alternanza di brani nuovi e
storici. Verso le ultime battute della scaletta io e Marco, l’altro grande
insonne di questa trasferta, iniziamo ad accusare i primi inevitabili sintomi
della nostra astinenza da materasso. Ma stoici e tenaci, come solo poche
sezioni ritmiche al mondo sanno essere, resistiamo fino all’ultimo bis.
Sappiamo entrambi che al termine di queste ultime cavalcate di semicrome e
tempi dispari ci aspetta la quiete di un morbido letto e non vediamo l’ora di
abbandonarci all’abbraccio di Morfeo, anche se onestamente preferiremmo
quello delle nostre rispettive compagne.
Una camera…per uno
Ore 22:58. E così viene il momento di congedarci dal teatro Mercadante. Il
concerto è finito, possiamo andare in pace. Lascio al fedele Roby la custodia
dei miei piatti e tamburi, saluto tecnici e fonici e con un occhio mezzo chiuso
e l’altro definitivamente serrato mi avvio verso l’hotel. Tony, premuroso come
un fratello, insiste perché sia io a riposarmi in camera singola e si offre di
andare a dormire con Aldo al posto mio. In effetti all’hotel risulta una doppia
Bruni-Pancotti più una singola a nome D’Alessio e a me va benissimo anche
così: io e il caro Wazza facciamo coppia fissa da alcune trasferte e di sicuro
avrei riposato piacevolmente anche in sua compagnia.
Lo scambio con Tony

Ma Tony mi ripete che non dormo da troppo tempo, che ho guidato per tanti chilometri e che è importante che io recuperi al meglio. Così accetto volentieri lo scambio. Non mi resta che prendere la chiave e salire in camera; oltretutto in nottata è previsto anche l’arrivo dell’ora solare e quei sessanta minuti in più ci servono
come il pane. Alla reception l’incaricato indugia un po’ sull’assegnazione
delle due stanze, continuando a chiedersi perché la singola spetti a Bruni e
non a D’Alessio, come concordato. Lorella, che da lontano ha fiutato puzza
di inghippo, mi raggiunge all’istante; spiega che la modifica è stata fatta in
un secondo momento e che comunque a loro non cambia niente. Tuttavia
l’addetto non sembra riuscire ad aggiornare il computer con le variazioni dei
nominativi.
L’intervento di Lorella

Nonostante i nostri deboli tentativi di tranquillizzarlo, costui
continua a chiedersi che fine ha fatto la singola per D’Alessio. Lorella, ripete
che non è necessario modificare niente, che ci accordiamo tra di noi. Anche
lei è molto stanca a causa di una trasferta da Milano che di sicuro non è
stata meno ardua della nostra; perciò vorrebbe andarsene a letto prima
possibile. Quando il portiere, dopo dieci minuti di spiegazioni, ci chiede: Ma
quindi D’Alessio dove dorme? Lorella si prepara ad estrarre dalla sua borsa
una mazza da baseball modello DiMaggio, ma la tranquillizzo prontamente:
dico al receptionist che D’Alessio sono io e che la singola è a nome mio.
Così chiariamo tutto. Il portiere sembra accettare la soluzione, ci fornisce le
agognate chiavi di camera e dopo averci augurato la buonanotte si rimette al
computer, probabilmente cercando la doppia che Tony Bruni avrebbe dovuto
dividere con Andrea D’Alessio.
In partenza con Filippo Marcheggiani e Tony D’Alessio
Domenica 26 ottobre. La sveglia alle ore 7:00 è perfetta; sarebbero le 8:00
ma non lo diremo a nessuno. Credo di aver dormito ininterrottamente per sei
ore; di questi tempi lo considero un privilegio. Scendo giù per la colazione;
anche i miei amici evidentemente hanno gustato a pieno il beneficio dell’ora
solare e sono già quasi tutti in piedi, pronti a rendere omaggio al buffet
mattutino.
Alle 9:15 il mio equipaggio si prepara alla partenza: siamo solo io,
Filippo e Tony perché Marco tornerà con Vittorio. Non ci resta che fare il
percorso inverso a quello del giorno precedente: mi rimetto alla guida e tutti
e tre appassionatamente cavalchiamo un po’ di strade statali ripide e
solitarie per poi immergerci in autostrada. Arrivati a Vietri lasciamo Tony e
con un grande abbraccio ci diamo appuntamento alla data di Dicembre a
Bologna. Mancano circa quaranta giorni, ma sempre meglio dei due mesi
appena trascorsi tra la penultima data e quella di ieri.
Con Filippo per lo sprint finale

Io e Filippo ripartiamo per lo sprint finale e alle 14:15 arriviamo alla stazione Tiburtina. Saluto Filippo e anche con lui ci diamo appuntamento a Bologna. Ed ora eccomi qui ad aspettare il Flixbus che mi riporterà nella città del Palio. Al momento di comprare i biglietti ero stato fin troppo prudente e avevo scelto la tratta delle
18:30. Ma sono arrivato a Roma molto prima di quanto avessi previsto e
mancano quattro ore all’arrivo del mio pullman. E se provassi a cambiare il
biglietto e a partire prima? Mi reco all’ufficio informazioni e scopro che c’è
una tratta Roma-Siena disponibile per le 14:30. Praticamente tra cinque
minuti. Certo, pagare la differenza di prezzo è un po’ come ricomprare il
biglietto per intero, ma almeno posso tornarmene a casa quattro ore prima.
Voi al mio posto non l’avreste fatto?
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