I COMPORTAMENTI AUTODISTRUTTIVI DEGLI ADOLESCENTI
L’adolescenza è un periodo di transizione in cui ha inizio il senso di autonomia e di distacco dai genitori. Rappresenta un momento importante in cui i ragazzi agiscono con le proprie risorse ereditate dalle esperienze familiari dell’infanzia e, comunque, vedono vacillare l’immagine di sé – che spesso non piace – il senso di sicurezza e soprattutto la fiducia verso gli altri e verso se stessi. Pertanto, la vulnerabilità che ora avvertono determina comportamenti insoliti che spesso destano preoccupazioni e si passa dall’introversione al disprezzo di sé, fino alle autoaccuse e alla negazione delle proprie capacità e competenze, trasformandosi in forme di vero autolesionismo.

Comportamenti Autodistruttivi negli Adolescenti: dalle condotte alimentari ai gesti estremi
Si passa da stranezze dell’abbigliamento fino a procurarsi tagli, ferite, anoressia, bulimia, tricomania (tendenza a strapparsi i capelli), arrivando in extremis anche ai tentativi di suicidio, tra l’altro aumentati in questi ultimi venti anni. Questa specie di “ferite” per gli adolescenti rappresenta un modo per sentirsi padroni della propria esistenza. I fattori che scatenano questi comportamenti autodistruttivi sono diversi, ma tra questi spicca il passaggio dalla pubertà all’adolescenza in cui si mettono in discussione tutte le persone che rappresentavano un riferimento partendo dai genitori per arrivare agli insegnanti.
Il dolore come strumento di controllo e padronanza
Gli adolescenti in questa fase si sentono soffocare e percepiscono il mondo intero come una minaccia e se il sostegno ambientale non è protettivo e adeguato la tensione interiore può generare uno stato di impotenza ed inizia la distruttività di cui essi si sentono padroni. Infatti, mentre il successo e il piacere possono essere aleatori in quanto dipendono dalla risposta degli altri – genitori, insegnanti – la sofferenza provocata resta a portata di mano in qualsiasi momento. Questi comportamenti si presentano come un’amputazione dei tre ambiti dello sviluppo: il corpo, gli apprendimenti e le relazioni sociali.
Il valore simbolico del corpo e delle modificazioni estetiche
Le ferite che i ragazzi si provocano, i piercing, i tatuaggi – al di là della moda attuale – sono comunque l’espressione simbolica e se si chiede loro perché adottano certi comportamenti la risposta è spesso “mi consola, mi piace”. In realtà, si tratta semplicemente di una costrizione subita in quanto sommatoria di delusioni accumulate nel tempo e rimaste, spesso, invisibili. Tutti i comportamenti autodistruttivi conservano in modo proporzionale l’intensità del desiderio sottostante: il benessere corporeo per chi si ferisce, il cibo per le anoressiche, il vomito per le bulimiche e così via. La ripetizione di questi gesti risponde per gli adolescenti alla conservazione di una padronanza totale di loro stessi.
L’autolesionismo ha la funzione di lenire la sofferenza creando una anestesia delle emozioni di tristezza, paura, angosce che vengono cancellate dalla sensazione di fame, dolore fisico fino ad innescare una vera e propria dipendenza. Bisogna aggiungere che certi comportamenti autolesivi si osservano anche nei bambini piccoli quando vivono in uno stato di disagio e di carenza affettiva.
Prevenzione e intervento: l’importanza del supporto specialistico
Se non si vuole parlare di patologie, tuttavia non bisogna lasciare questi ragazzi in balìa di se stessi, prigionieri di questi comportamenti negativi, bisogna intervenire presto cercando di comprendere insieme le motivazioni e prendendo anche provvedimenti per aiutarli al di là del contesto familiare, magari rivolgendosi ad un esperto della mente – psicologo, psicoterapeuta – al fine di non rendere la situazione troppo grave e soprattutto troppo ripetitiva nel meccanismo autolesivo.
Prevenire o meglio intervenire subito, approda a risultati migliori ed a sforzi minori.
Maura Livoli Psicologa Psicoterapeuta
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