Dark Ages: la prog band veronese al lavoro sul nuovo album!
I Dark Ages sono una band di rock progressivo, nata a Verona nel 1986, che ha pubblicato il suo primo album: “Saturnalia” dopo un congruo periodo di rodaggio durato cinque anni; lasso di tempo necessario a compiere i dovuti assestamenti nella loro formazione. Dai momenti dei propri esordi, questo progetto fondato dal talentuoso chitarrista Simone Calciolari, ha avuto un’attività molto intensa pubblicando, in totale, cinque album e calcando molti palchi nazionali ed esteri.
Il gruppo è oggi composto da persone molto attive a vari livelli nella scena musicale italiana. Persone che oltre ad essere valide dal punto di vista artistico, si impegnano in altri ambiti, quali il supporto promozionale di altre band e l’organizzazione di eventi e festival di grande pregio. Noto è il loro costante impegno nel sociale.
Grazie alla grande dedizione spesa in anni di lavoro i Dark Ages si sono guadagnati un posto di rilievo nella scena prog nostrana, dei quali sono giunti ad essere una delle colonne portanti.
I nostri sono attualmente al lavoro su un nuovo album, opera della quale abbiamo chiesto qualche informazione durante la chiacchierata che ha portato all’intervista che segue.
Non ci resta che augurarvi buona lettura!
Articolo a cura di Diego Banchero

Ciao ragazzi. Voi siete attivi dal 1986, ma siete giunti all’esordio discografico cinque anni dopo l’avvio delle attività. Cosa è successo nella prima fase di vita del gruppo? Potete parlarci degli esordi della band e di cosa vi abbia spinto a dare vita ai Dark Ages?
Simone: La storia dei Dark Ages credo sia abbastanza simile a quella di tutte le band: la voglia di suonare ti spinge a conoscere nuovi amici tra i quali trovi di sicuro qualcuno che suona qualche strumento. Poi nella tua testa da adolescente, una volta trovati gli elementi giusti, nasce l’idea di formare la più grande rock band del mondo. Si comincia con alcune cover per arrivare poi a voler comporre i tuoi brani, quelli che, almeno sempre nella tua testa di adolescente, ti porteranno alla fama ed al successo. La prima fase è sempre piena di speranze e di sogni, ma anche di studio e selezione delle persone che ti accompagnano; ci vuole qualche anno prima di trovare la propria identità, come musicisti e come band, ovvero il “suono” che ti contraddistingue.

Penso che i nostri lettori siano sicuramente interessati riguardo la scelta del vostro moniker. Cosa potete dirci a riguardo?
Simone: La scelta del nome è nata dalla consapevolezza di vivere in un contesto storico vuoto di contenuti e destinato, almeno da un punto di vita artistico, a non lasciare particolari tracce ai posteri; una sorta di “Medio Evo” (Dark Ages, secoli bui, appunto) dove la rincorsa alla fama e al denaro è più importante della qualità artistica stessa, in particolare per la musica (esclusi i presenti ovviamente). Questa è la risposta romantica ed epica…

La line up della band si è modificata nel corso del tempo. Volete fare un piccolo resoconto del vostro percorso, con un riepilogo della vostra attività discografica, fino ad arrivare alla formazione attuale?
Simone: Come hai detto tu abbiamo iniziato nella metà degli anni ’80 per arrivare al primo album nel 1991, quindi ne abbiamo di roba da raccontare. All’epoca era veramente difficile riuscire a pubblicare un disco (in particolare se rock-metal) in quanto i costi di stampa ed incisione erano esorbitanti, le case discografiche raramente si fidavano e noi abbiamo avuto anche una buona dose di fortuna in questo. Però eravamo dei ventenni senza nessuna guida; la pubblicazione del primo album doveva essere un punto di partenza, ma per qualcuno della band in realtà è stato un traguardo, quindi i primi problemi sono emersi subito dopo e ci hanno costretto, negli anni successivi, a diversi cambi di formazione senza però note particolarmente interessanti.
La prima formazione decisamente stabile è stata nel 2008 dopo l’ingresso dei fratelli Angela e Carlo Busato, rispettivamente alle tastiere e alla batteria; dopo qualche mese di rodaggio abbiamo capito che c’era la giusta alchimia per pensare di pubblicare nuove canzoni. Il cantante propose di creare un concept che narrasse, con una buona dose di fantasia, le gesta di un antico principe elamita realmente esistito… nacque “Teumman”, pubblicato in due parti nel 2011 e nel 2013. Dopo l’ingresso di Roberto Roverselli alla voce venne alla luce nel 2017 “A Closer Look” seguito nel 2022 da “Between Us”. L’attuale formazione è stata completata nel 2024 con l’ingresso di Alberto Caria al basso e sta preparando i brani per il prossimo album che uscirà speriamo presto!

Quali sono state e quali sono (se nel frattempo si sono modificate o arricchite) le vostre influenze?
Angela: per una band che esiste da tanto, è normalissimo che le influenze musicali si modifichino nel tempo; i musicisti non sono materia inerme, cambiano ascolti, ricercano nuove sonorità, crescono, sperimentano e si appassionano a generi musicali diversi col passare degli anni; di conseguenza si modifica il background di ognuno e quello che “si porta” all’interno della band assume ogni volta sfumature diverse che portano inevitabilmente ad un’evoluzione della proposta musicale. Questo a mio avviso è la parte più magica del comporre musica, quello che oggi è in modo, domani diventa tutt’altro proprio perché il tempo procede e tutto quello che ascoltiamo ci plasma.

Anche voi amate pubblicare concept album. Potete spiegarci su quali tematiche si basa il vostro impianto lirico?
Angela: In realtà non abbiamo uno schema o impianto prefissato ed ogni album è pensato a sé stante. I due album “Teumman”, come già anticipato, narrano le gesta dell’omonimo principe elamita che cadde in battaglia contro gli Assiri nel 653 a.c.; le vicende narrate nel concept hanno inizio dal momento della sua morte con la rinascita per volere di un Signore Oscuro che, con inganno, lo pone al suo servizio per scopi ignobili, ma l’epilogo non è proprio quello previsto. È un’opera le cui musiche scorrono senza interruzioni, tranne che per il cambio di supporto tra la prima e la seconda parte, per cui l’ideale è prendersi il tempo dovuto per un ascolto dedicato e attento.
A Closer Look e Between Us
Le due uscite successive sono state pensate entrambe come concept tematico e quindi i brani sono staccati nell’ascolto, ma con un tema che li accomuna. “A Closer Look” invita l’ascoltatore a rallentare dalla frenesia della vita per dedicarsi ad osservare in modo più attento le cose importanti che lo circondano; “Between Us” analizza l’evoluzione dell’essere umano per mostrare come l’individuo, posto di fronte a situazioni estreme, sia in grado di affrontare a viso aperto le proprie paure, lasciando, tuttavia, il libero arbitrio della interpretazione agli ascoltatori.
Roberto: Per questi ultimi due dischi mi sono occupato dei testi ed è inevitabile dire che il vissuto personale ti influenzi in queste direzioni, ma in entrambi questi casi ho cercato di mettere le mie necessità comunicative a servizio della musica e di quello che la band voleva comunicare. Questo è accaduto soprattutto con “A Closer Look”. Per “Between Us” invece è stato costruito un vero e proprio concept partito da un’idea di mia moglie che poi ho plasmato e re-indirizzato verso quelle che erano le mie necessità comunicative, ed anche la musica è nata in base a come si sviluppava questa storia.

A giudicare dall’esterno, amate molto suonare dal vivo. Come vivete l’esperienza del palco e come sta andando l’attività della band in tal senso?
Angela: Sarà che preferisco andare ai concerti piuttosto che ascoltare dischi, ma credo che in sede live una band possa trasmettere esattamente la sua essenza. Sul palco si è se stessi e quello che arriva non è solo esecuzione ma anche emozione. Si crea l’affiatamento tra i componenti e si assapora ogni attimo senza avere il tempo di riflettere, insomma sul palco si è costretti ad essere autentici. Abbiamo portato la nostra musica in tantissimi locali e festival, sia in Italia che all’estero e sicuramente anche col nuovo album cercheremo di suonare il più possibile.

Alcuni di voi sono particolarmente attivi nell’ambiente musicale su altri fronti, come ad esempio organizzazione di eventi e attività promozionali. Volete parlarci di questi impegni paralleli?
Angela: Diciamo che tutto ciò che faccio gira intorno alla musica. Da anni mi occupo di grafica e social e di organizzazione eventi. Sono anche presidente dell’Associazione che organizza il festival “Isola Rock” in provincia di Verona. Sono sempre stata una persona curiosa e creativa ed ho trovato in questo settore un modo per esprimere quello che mi piace fare.

Come vedete l’attuale scena italiana sia per quanto riguarda le possibilità effettive di suonare dal vivo sia per quanto riguarda le possibilità di portare avanti un’attività discografica regolare?
Angela: La scena attuale italiana (se posso aggiungere ‘post-covid’) conta più musicisti che ascoltatori, e non è automatico che i musicisti siano anche ascoltatori. Le uniche situazioni che funzionano bene sono i festival con più band di diversi generi dove le persone amano andare perché è una sorta di ritrovo tra amici; oggi manca la situazione più easy nei pub perchè la maggior parte fanno cover o tribute e quindi la musica viene relegata a sottofondo e non a parte attiva della serata. Per fortuna ci sono molti live club e locali con gestori lungimiranti e appassionati dove anche band come noi possono avere la possibilità di esibirsi.
Simone: Concordo con Angela. Negli ultimi anni abbiamo visto un drastico calo nella curiosità del pubblico tanto che ormai si va ai concerti come ad una rimpatriata tra pochi vecchi amici; in poche parole manca la voglia di socialità, tutto è diventato per un consumo strettamente personale senza interazioni con le altre persone. Consideriamo poi che oggi vi è una totale mancanza di filtri ed una facilità con costi bassi per realizzare gli album; ci ritroviamo con il web intasato dalle produzioni di centinaia di band.
La scena italiana tra sovrapproduzione, perdita di curiosità e resistenza dal vivo
Le stime parlano tra le 60 e le 120 mila canzoni caricate ogni giorno sulle piattaforme digitali, quindi come possiamo trovare in quel mare qualcosa di innovativo e di particolare? Con questi presupposti, e con l’attuale situazione economica, ovviamente diminuiscono gli spazi dove suonare con sovraffollamento dei pochi rimasti; qui si assiste al fenomeno strano dove le band pagano per suonare (agenzia o promoter o chi altro).
Roberto: Più che un calo del pubblico trovo che praticamente il 90% di chi assiste ai concerti abbia una band a sua volta. Il che per molti versi è meraviglioso, per altri molto meno. Assistiamo ad uno scenario musicale veramente complicato da digerire, siamo travolti da un oceano di proposte molto simili tra loro che schizzano come fugaci comete tra le sponsorizzate dei social network. Noi portiamo avanti la nostra visione con passione, negli anni abbiamo trovato anche tanto buono sulla nostra strada, non è ancora tutto da buttare via, esistono ancora locali e band “genuine” della nostra pasta con cui condividiamo progetti ed un pezzo di strada.

Nel 2014 siete riusciti a portare in scena il vostro album “Teumman” come una vera e propria Rock Opera. Com’è stata quella esperienza e come si è svolta? Ritenete sia stata uno dei punti massimi della vostra attività live?
Simone: E’ stata una grande sfida, un lavoro decisamente importante. Siamo riusciti a realizzare un’Opera Rock della durata di quasi due ore suonata interamente dal vivo con oltre 20 persone sul palco, tra attori cantanti, ballerine, musicisti e figuranti e la soddisfazione nostra è stata incredibile. Ci sono stati moltissimi apprezzamenti da parte del pubblico nelle cinque repliche inscenate; abbiamo prodotto un video con l’intenzione di pubblicare anche un DVD ma, purtroppo, alcuni dissidi sorti con le registe di teatro ingaggiate all’epoca ha bloccato i lavori. Peccato, ma la questione è stata soltanto rimandata.

Siamo molto curiosi si avere qualche informazione circa il nuovo album su cui state lavorando. Cosa potete dirci a riguardo? Verrà anch’esso pubblicato per Andromeda Relix?
Simone: Credo che stavolta non sarà un concept. Vogliamo proporre dei brani da ascoltare, forse, con una certa leggerezza lasciandoci alle spalle, almeno stavolta, temi e riflessioni di una certa importanza. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici: ogni volta si valutano da capo lo studio di registrazione, l’artwork, la stamperia, l’etichetta, insomma tutto; però dobbiamo dire che se finora ben poche cose son cambiate di queste cose è perchè ci siamo trovati bene.
Roberto: Confermo che questa volta la sfida per noi sarà il non realizzare un concept album, ma realizzare tanti piccoli microcosmi liberi. Sentivo il bisogno di esprimere diversi concetti e non di soffermarmi su di un’unica strada. Anche gli altri hanno lanciato idee interessanti da sviluppare, il dado non è ancora tratto, vedremo come andrà a finire.

Che progetti avete per il futuro a lungo termine?
Roberto: Suonare! Per tanto e tantissimo tempo ancora. Il nuovo album, che pensiamo uscirà a fine 2026, ci vedrà impegnati nella promozione con date che stiamo programmando sia in Italia che all’estero. Poi, come anticipato, vogliamo riprendere in mano l’Opera Rock; Angela e Simone hanno già composto e trascritto tutti i nuovi arrangiamenti orchestrali e stiamo ripensando alla nuova regia; ovviamente se ne riparlerà dopo l’uscita del nuovo album.

Grazie per il tempo dedicatoci! Vi chiediamo come di rito di lasciare per i nostri lettori i link per eventuali approfondimenti o per l’acquisto del vostro materiale. Ciao!!!
Tutta la band: Grazie di cuore a voi per lo spazio!
Di seguito i link dei Dark Ages:
- Intervista a Mauro “Lake” Aimetti – L’anima italiana del Prog Rock
- Karmakanic: si intitola “Transmutation” il brillante nuovo cd della band di Jonas Reingold, tra passato e futuro del prog rock
- ICEFISH: “The Journey Begins” – Il primo episodio della video-serie sulla nascita del loro sound prog rock
- “NUOVA ERA – 20.000 Leghe sotto i Mari: il grande ritorno della band prog rock con un’epica suite ispirata a Verne”
- Chaire dei Cervello – recensione: il progressive rock italiano che piega il tempo
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