KA’APER – “Amenhotep”e “Lament For Osiris”: Quando il Dark Metal Diventa Dimensione, Storia e Potere
Nel panorama del metal estremo contemporaneo, poche realtà emergenti hanno saputo imporsi con la forza visionaria dei ciprioti KA’APER. Formati nell’aprile 2024 sulle coste meridionali di Cipro, ma uniti da radici russe e ucraine, i KA’APER hanno trasformato la loro identità multiculturale in un marchio distintivo. La band ha trovato nella mitologia egizia un linguaggio perfetto per fondere oscurità, storia e introspezione.

Dopo il debutto While Flows the Nile, pubblicato tramite Satanath Records e The End of Time Records, e l’EP Half Alive, Half Dead registrato presso Eleven63 Studios, il gruppo ha inaugurato il nuovo ciclo creativo con “Amenhotep”, seguito dal secondo singolo “Lament for Osiris”. Due brani che non rappresentano semplici anticipazioni del futuro album When Gods Walked the Earth, la cui uscita è prevista per il 2026, ma veri tasselli di un progetto concettuale ambizioso, in cui il Dark Metal si trasforma in una dimensione narrativa e spirituale.

Amenhotep : Il Respiro Del Faraone Tra Le Note
Amenhotep si apre come un tempio che emerge dalla sabbia. I riff, solidi e imponenti, richiamano un doom mediterraneo attraversato da sfumature slave, mentre melodie sinuose e orientaleggianti scorrono nel brano come serpenti d’oro sotto il sole del deserto. La band costruisce un equilibrio potente: ogni sezione cresce, si tende, poi esplode in passaggi di death metal tecnico che evocano furia divina e antiche battaglie. Il testo affonda nel concetto del faraone come dio vivente. Le invocazioni ad Amenhotep—“sole sopra il mondo”, “padrone della mia futile vita”—trascinano l’ascoltatore in una dinamica di adorazione e annientamento, dove l’individuo diventa davvero “polvere ai piedi del faraone”. È un brano che parla di potere, culto e identità che si dissolve davanti alla grandezza.

Lament For Osiris : Il Mito di Osiride Rivive in Una Forma Sonora Tragica e Solenne
Lament for Osiris non concede illusioni romantiche. È un racconto di ferite aperte, di vendette che si inseguono come ombre, di un caos primordiale che genera altro caos, sospeso tra nascita e dissoluzione. Non è un inno dedicato a Osiride, ma un lamento vero e proprio: cupo, solenne, intriso di un immaginario mitologico che affonda le mani nella parte più oscura dell’antico Egitto. La presenza di Julia Selikhova alla seconda voce amplifica questa atmosfera: la sua interpretazione è una forza emotiva che si intreccia con la voce principale, creando un dialogo di dolore e presagio. Il risultato è un crescendo drammatico che conferma l’approccio cinematografico, intenso e profondamente immersivo dei KA’APER.
Lament for Osiris evoca, respira, sanguina. È un brano che fa rivivere il mito nella sua forma più tragica e rituale, trasformando l’ascolto in un’esperienza che rimane addosso come polvere sacra.

Un Viaggio Nella Parte Più Viva e Inquieta Della Storia, Oltre Ogni Cliché Del Metal Estremo
In un momento in cui il metal estremo tende spesso a ripetersi entro schemi prevedibili, i KA’APER scelgono una direzione diversa: l’esplorazione storica come immersione nella realtà. L’Antico Egitto rappresenta un linguaggio vivo attraverso cui affrontare temi eterni—morte, fede, memoria, dominio. È un approccio che richiede attenzione, curiosità e la volontà di entrare in un mondo culturale complesso. E la band lo sostiene con una passione che rende tutto immediato, viscerale, profondamente umano.
Due Singoli Che Aprono Un Varco: Un Ingresso Diretto Nel Mondo Che i KA’APER Stanno Plasmando
Ascoltando Amenhotep e Lament for Osiris uno dopo l’altro, ho avuto la sensazione di attraversare un portale. Il primo brano mi ha travolta con la sua monumentalità, con quella percezione di essere minuscola davanti a un potere antico e inamovibile. Il secondo, invece, mi ha sorpresa per la sua delicatezza tragica, per la capacità di evocare un dolore che non appartiene solo al mito, ma alla parte più vulnerabile e umana di ciascuno di noi.
Insieme, questi due singoli, sono le prime due colonne di un tempio che i KA’APER stanno costruendo con una cura rara. E se questo è solo l’inizio, When Gods Walked the Earth promette di essere un’opera che non si limita a raccontare la storia, ma la fa respirare, la fa vibrare, la fa rivivere attraverso il suono.
Per chi cerca nel metal estremo catarsi, potenza e profondità intellettuale, i nuovi singoli dei KA’APER sono un passaggio obbligato. Due brani che aprono dimensioni, che evocano epoche, che trasformano la mitologia in carne viva.
KA’APER : lineup
- Evgeny Pcheliakov – Voce
- Timur Glushan – Chitarra
- Igor Kurzin – Basso
- Alexey Boichuk – Batteria
KA’APER : online
Monia Degl’Innocenti
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