Luppolo in Rock 2026 (17-19 luglio): il mio emozionante viaggio tra le leggende del metal
Per tre giorni Cremona ha parlato una sola lingua: quella del metal.
Il Luppolo in Rock 2026 ha riunito sullo stesso palco leggende dell’heavy metal internazionale, protagonisti della scena italiana e nuove realtà destinate a lasciare il segno, regalando un’edizione destinata a essere ricordata come una delle più complete e coinvolgenti della sua storia. Tra grandi ritorni, debutti attesi da anni e concerti destinati a entrare nella memoria degli appassionati, il festival ha confermato di essere molto più di una semplice rassegna musicale: è un punto di riferimento per una comunità che continua a crescere senza perdere la propria identità.
Venerdì: horror, occulto e teatralità. Il fascino oscuro del metal
Ad aprire la prima giornata del Luppolo in Rock 2026 sono stati Jolly Rox, My Darkest Red, Dosgamos ed Evilizers, quattro formazioni che hanno avuto il compito di rompere il ghiaccio e preparare il terreno a una serata destinata a crescere d’intensità concerto dopo concerto. Fin dalle prime ore il pubblico ha risposto con entusiasmo, confermando ancora una volta il clima di partecipazione che caratterizza il festival.
Con i Sick N’ Beautiful il palco si è trasformato in un universo futuristico. La band ha portato in scena il proprio inconfondibile immaginario sci-fi attraverso costumi, scenografie e una presenza scenica travolgente, dando vita a uno spettacolo esplosivo in cui l’impatto visivo si è fuso perfettamente con una proposta musicale potente e coinvolgente.
L’atmosfera è poi cambiata radicalmente con l’arrivo dei Deathless Legacy, oggi tra le realtà più autorevoli dell’heavy metal italiano. La formazione toscana ha confermato la propria capacità di trasformare ogni concerto in una vera rappresentazione teatrale, dove musica, recitazione e scenografia convivono in perfetto equilibrio. Costumi ricercati, interpretazioni intense e una cura quasi maniacale per ogni dettaglio hanno dato vita a uno spettacolo immersivo, capace di catturare lo sguardo tanto quanto l’ascolto. È questa fusione tra qualità musicale e impatto scenico a renderli una delle band più rappresentative dell’horror metal europeo.
A raccogliere il testimone sono stati i finlandesi The 69 Eyes, che hanno avvolto il pubblico nelle loro eleganti atmosfere gotiche. Il loro inconfondibile intreccio di gothic rock e dark metal ha riportato sul palco tutta la classe di una band che, da oltre trent’anni, rappresenta un punto di riferimento della scena europea. Un concerto intenso, ricco di fascino e capace di trasportare gli spettatori in una dimensione sospesa tra malinconia, oscurità e melodia.
Death SS: oltre quarant’anni di storia trasformati in spettacolo
Il culmine della serata è arrivato con i leggendari Death SS. Guidati dall’intramontabile Steve Sylvester, hanno trasformato il concerto in un autentico rito teatrale, dove musica, simbolismo e spettacolo convivono in perfetta armonia. L’alternarsi sui ledwall di immagini e videoclip provenienti dalle diverse epoche della loro carriera ha creato un suggestivo ponte tra passato e presente, celebrando una storia artistica che continua a rinnovarsi senza perdere la propria identità. Scenografie curate nei minimi dettagli. Spettacolari giochi di luce e le coreografie delle performer hanno completato una performance di altissimo livello, trasformando ogni brano in un’esperienza immersiva. Ancora una volta i Death SS hanno ricordato a tutti perché, dopo oltre quarant’anni di carriera, continuino a essere uno dei punti di riferimento imprescindibili dell’heavy metal italiano.












Sabato: il giorno dell’epicità tra grandi ritorni e leggende dell’heavy metal
Se il venerdì aveva immerso il pubblico nelle atmosfere oscure dell’horror e del gothic metal, il sabato del Luppolo in Rock 2026 ha mostrato il volto più epico e classico dell’heavy metal. Una giornata lunga, intensa e segnata da un caldo torrido che avrebbe potuto mettere in difficoltà chiunque. Eppure né i musicisti né il pubblico hanno ceduto. Al contrario, proprio le temperature proibitive hanno reso ancora più evidente la dedizione di chi era lì, sul palco e sotto il palco, animato esclusivamente dalla passione per questa musica.
Ad aprire la maratona sono stati Bölthorn e Septem, due formazioni che hanno inaugurato la giornata con determinazione e grande impatto, preparando il terreno a un susseguirsi di concerti sempre più coinvolgenti.
Il testimone è poi passato agli Expiatoria, formazione doom metal genovese capace di costruire un’atmosfera cupa e magnetica. Il loro sound, caratterizzato da riff pesanti e ritmiche lente ma avvolgenti, ha trovato nella componente teatrale un prezioso valore aggiunto, trasportando il pubblico in un immaginario oscuro e ricco di sfumature.
Con La Menade e Mayfire il festival ha messo ancora una volta in luce la qualità della scena metal. Le prime hanno incendiato il palco con un’attitudine diretta, aggressiva e senza compromessi. I secondi hanno costruito un set più atmosferico, preciso e ricco di dinamiche, capace di coinvolgere il pubblico in un crescendo emotivo. Due modi differenti di interpretare il metal, entrambi perfettamente a proprio agio sul palco del Luppolo in Rock.
Pino Scotto: la voce autentica del rock italiano
L’arrivo di Pino Scotto ha rappresentato un momento dal forte valore simbolico. Il suo è stato un tributo vivente alla storia del rock e dell’heavy metal italiano.
Con il carattere schietto che lo contraddistingue da sempre, ha portato sul palco la sua inconfondibile personalità. Diretto, provocatorio, irriverente e incapace di scendere a compromessi. La voce conserva ancora oggi un timbro graffiante, mentre il carisma resta quello di un artista che non ha mai smesso di dire ciò che pensa. Il suo set è stato un concentrato di autenticità, accolto con entusiasmo da un pubblico che continua a riconoscergli il ruolo di figura imprescindibile della scena nazionale.
Crimson Glory: il ritorno che aspettavamo
Tra i momenti più emozionanti dell’intero festival c’è stato senza dubbio il ritorno in Italia dei Crimson Glory. Una presenza attesa da anni che ha regalato al pubblico uno dei concerti più intensi dell’intera manifestazione.
Le loro composizioni hanno attraversato il tempo con la stessa eleganza che le ha rese immortali, alternando tecnica, melodia e una straordinaria sensibilità compositiva. Ogni brano ha riportato alla mente ricordi ed emozioni, trasformando il concerto in un autentico viaggio nella storia dell’heavy metal.
Per me quel momento ha assunto un significato ancora più speciale grazie alla possibilità di incontrare e fotografarmi con i chitarristi Ben Jackson e Mark Borgmeyer. Un ricordo personale che renderà questa giornata indimenticabile.


Stratovarius: il potere della melodia
Quando è arrivato il momento degli Stratovarius, il festival ha cambiato ancora una volta volto. La storica formazione finlandese ha dimostrato perché continui a essere uno dei punti di riferimento assoluti del power metal melodico.
La scenografia, dominata da luci candide e da un’atmosfera quasi eterea, ha accompagnato una performance di altissimo livello, costruita su una scaletta capace di attraversare le tappe fondamentali della loro carriera. Ogni brano è stato accolto da un pubblico partecipe, che ha trasformato il prato delle Colonie Padane in un immenso coro. Migliaia di persone hanno cantato all’unisono, dando vita a uno di quei momenti in cui il confine tra palco e platea sembra semplicemente scomparire.
Dirkschneider: il sigillo di una leggenda
A chiudere la seconda giornata è stato l’inossidabile Udo Dirkschneider, una delle figure più iconiche dell’heavy metal mondiale.
Nonostante una carriera lunga decenni, la sua presenza scenica continua a trasmettere un’impressionante forza comunicativa. Carisma, autorevolezza e una voce inconfondibile hanno guidato una band compatta e potente, capace di offrire uno show senza cedimenti dall’inizio alla fine.
Il momento più emozionante è arrivato sulle note di “Balls to the Wall”, accolta come un autentico inno generazionale. Migliaia di voci si sono unite in un unico coro, mentre corna alzate e sorrisi raccontavano meglio di qualsiasi parola il senso di appartenenza che solo l’heavy metal riesce a creare. Era impossibile restare immobili. Ogni nota sembrava alimentare quell’ energia capace di coinvolgere l’intera platea.
Con Udo si è chiusa una giornata straordinaria. Ma il Luppolo in Rock 2026 aveva ancora un’ultima carta da giocare. Una domenica destinata a spingersi verso i territori più estremi del metal, tra black, death e thrash, con una line-up che avrebbe lasciato il segno.
Domenica: il lato più oscuro del metal tra black, thrash e leggenda
la domenica del Luppolo in Rock 2026 ha rappresentato il lato più estremo, viscerale e primordiale del festival. Una giornata attraversata dalle atmosfere fredde e taglienti del black metal nord europeo, dalle sonorità più aggressive del thrash.
Sul palco si sono alternate nove band, in un percorso musicale intenso e senza pause: Bid Zogo, Crisalide, Infection Code, Cripple Bastards, Darkhold, Rotting Christ, Marduk, Overkill e Venom. Una sequenza inarrestabile, come una fiamma alimentata da nove combustibili differenti, capace di trasformare l’ultima giornata del festival in un viaggio attraverso le molte anime della musica estrema.
Dall’apertura alla furia sonora: il pomeriggio prende forma
Le prime band della giornata hanno avuto il compito di costruire gradualmente l’atmosfera, accompagnando il pubblico verso territori sonori sempre più intensi.
Bid Zogo e Crisalide hanno aperto il percorso musicale della giornata, introducendo quella varietà di generi e influenze che avrebbe caratterizzato l’intera domenica. Il loro contributo ha preparato il terreno a una scaletta destinata progressivamente a diventare più estrema e aggressiva.
Con gli Infection Code il livello di intensità è salito ulteriormente. La band ha spinto il pubblico verso sonorità più pesanti grazie a growl profondi, chitarre taglienti e una sezione ritmica martellante. Una prova solida e convincente. La temperatura aumenta aumenta a creare il giusto clima in vista degli appuntamenti successivi.
A seguire sono arrivati i Cripple Bastards, autentici veterani del grindcore italiano. Hanno riversato sul palco tutta la loro furia e la loro attitudine abrasiva. Una presenza che non ha bisogno di compromessi: diretta, violenta e fedele a uno stile costruito in decenni di carriera.
I Darkhold hanno portato sul palco del Luppolo in Rock una miscela personale di oscurità e potenza, intrecciando atmosfere ispirate all’immaginario dantesco con un sound heavy caratterizzato da groove incisivi e grande immediatezza.
Marduk: il gelo del Nord arriva a Cremona
Con l’arrivo dei Marduk, il festival è entrato definitivamente nel territorio del black metal più puro. La formazione svedese ha scaricato sul pubblico un muro sonoro brutale. Hanno portato sul palco quella ferocia primordiale che da sempre caratterizza la loro proposta.
La loro esibizione è stata un’immersione nelle radici più oscure del genere: atmosfere gelide, riff taglienti e un’intensità capace di trasformare il palco in un paesaggio sonoro estremo.
Rotting Christ: il momento in cui la musica diventa esperienza
Il vero punto di svolta della giornata, almeno dal punto di vista personale, è arrivato con i Rotting Christ.
La band greca ha offerto una performance straordinaria per intensità e atmosfera, costruendo un viaggio sonoro fatto di riff epici, cori oscuri e ritmiche solenni. Il loro black metal, arricchito da influenze ritualistiche, melodiche e profondamente evocative, ha creato un equilibrio perfetto tra potenza e spiritualità, trasformando il palco in uno spazio sospeso tra energia primordiale e suggestione.
Quello dei Rotting Christ non è stato semplicemente un concerto da ascoltare: è stato un momento da vivere pienamente. Le loro atmosfere dense, profonde e quasi sacrali hanno avvolto il pubblico, trasformando la musica in un’esperienza capace di coinvolgere ogni senso. È quel tipo di esibizione in cui smetti di essere soltanto spettatore e ti ritrovi completamente immerso nell’universo creato dalla band.
Durante il concerto mi sono tornate alla mente le parole di una cara amica, una grande estimatrice dei Rotting Christ da sempre, che avrebbe voluto essere lì con me a condividere quell’emozione. Il suo entusiasmo e il suo legame con la musica della band mi hanno accompagnato idealmente per tutta l’esibizione, rendendo quel momento ancora più speciale. A volte la forza della musica è proprio questa: riuscire a creare connessioni anche quando le persone non sono fisicamente nello stesso luogo.
La loro musca è la dimostrazione che il metal estremo può ancora sorprendere, emozionare e comunicare qualcosa di profondamente umano, andando ben oltre la semplice aggressività sonora.
Overkill: la furia thrash che aspettavo da anni
Dopo le atmosfere oscure dei Rotting Christ, il palco ha cambiato nuovamente energia con l’arrivo degli Overkill.
La storica formazione statunitense ha regalato una delle prove più potenti dell’intera giornata, confermando ancora una volta perché sia considerata una delle colonne portanti del thrash metal mondiale. Un set compatto, devastante e trascinato dalla presenza instancabile di Bobby “Blitz” Ellsworth, frontman capace di mantenere intatta la propria energia dopo decenni di carriera.
Riff taglienti, ritmiche serrate e quella furia tipica del thrash hanno trasformato il concerto in una scarica di adrenalina pura. Per me è stato un momento particolarmente atteso: vedere finalmente dal vivo una band aspettata per anni e scoprire che ogni aspettativa veniva ampiamente ripagata è stata una delle emozioni più forti del Luppolo in Rock 2026.
Gli Overkill hanno dimostrato che il tempo non ha indebolito la loro identità. Al contrario, la loro musica continua a colpire con la stessa forza e lo stesso spirito ribelle degli esordi.
Venom: la storia del metal estremo chiude il festival
A chiudere questa straordinaria edizione del Luppolo in Rock 2026 sono arrivati i Venom, una scelta perfetta per suggellare una giornata dedicata alle radici più oscure e aggressive del metal.
Guidati da Cronos, i pionieri del black metal hanno portato sul palco tutta la ferocia dei loro inizi, mantenendo intatto quello spirito sulfureo e provocatorio che li ha resi una band fondamentale nella storia del genere.
I vecchi inni hanno incendiato la platea, mentre la presenza scenica della band ha trasformato il concerto finale in un vero rituale oscuro. Non una semplice chiusura: il momento in cui una storia iniziata decenni fa continua ancora oggi a influenzare intere generazioni di musicisti e fan.
Con i Venom si è concluso un viaggio lungo tre giorni, un’edizione del Luppolo in Rock capace di attraversare tutte le anime del metal.












Luppolo in Rock 2026: molto più di un festival
Al termine di tre giorni così intensi, resta difficile racchiudere tutto in una semplice recensione. Il Luppolo in Rock 2026 è stato molto più di una successione di concerti: è stato un viaggio fatto di musica, emozioni, incontri e momenti destinati a rimanere nella memoria.
Le grandi band che hanno calcato il palco hanno regalato spettacoli indimenticabili, ma il vero valore di un festival come questo si misura anche in ciò che accade lontano dai riflettori. Nei sorrisi scambiati tra un concerto e l’altro, nelle chiacchiere nate spontaneamente davanti al palco, negli abbracci con amici ritrovati dopo mesi e nei nuovi incontri che, grazie alla passione comune per il metal, sembrano avere già il sapore di vecchie amicizie.
Sono stati proprio loro, gli amici incontrati durante questi tre giorni, a rendere il Luppolo in Rock 2026 ancora più speciale. Condividere emozioni, commentare un riff, raccontarsi le sensazioni dopo un’esibizione o semplicemente vivere insieme l’attesa prima dell’ingresso di una band sono dettagli che trasformano un evento musicale in un ricordo personale e irripetibile.
E poi ci sono i nuovi volti incontrati lungo il cammino, persone con cui la musica ha creato immediatamente un punto di contatto e che, forse, ritroveremo ancora una volta sotto lo stesso palco. Perché il bello del metal è anche questo: ogni festival può diventare l’inizio di una nuova storia, ogni concerto un’occasione per costruire nuovi legami.







Il Luppolo in Rock 2026 si chiude così, con la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale. Restano nella mente le note, le immagini e le emozioni di tre giorni straordinari, ma soprattutto resta quella promessa non scritta che accompagna ogni grande evento metal: ritrovarsi presto, ancora una volta insieme, sotto un palco, con la stessa passione e la stessa voglia di cantare, urlare e vivere la musica.
Perché il metal non è soltanto ciò che ascoltiamo. È ciò che condividiamo.
Ora resta soltanto un altro anno di attesa prima di poter rivivere quelle emozioni. Perché certi momenti non finiscono con l’ultima nota: continuano a vivere dentro di noi fino al prossimo incontro, ancora una volta sotto un palco.
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Monia Degl’Innocenti


























