Mortem: il ritorno dell’oscurità primordiale. Intervista a Marius Vold su Mørketid
I Mortem occupano un posto unico nella storia del black metal norvegese. Ben prima che il genere assumesse i contorni di un movimento destinato a cambiare per sempre la musica estrema, la band fondata da Marius Vold aveva già iniziato a esplorare territori sonori oscuri, estremi e profondamente personali. Non cercava di creare una scena, né di anticipare una rivoluzione: seguiva semplicemente un’ispirazione autentica che, con il tempo, sarebbe stata riconosciuta come una delle prime scintille del black metal norvegese.
Dopo una lunga storia fatta di pause, percorsi paralleli e musicisti confluiti in realtà fondamentali come Arcturus, Thorns, Mayhem e 1349, i Mortem sono tornati con Mørketid, pubblicato il 3 luglio 2026 per Peaceville Records. Un album che non vive di nostalgia, ma riafferma con forza l’identità della band attraverso composizioni solenni, atmosfere oscure e un equilibrio costante tra ferocia e contemplazione.
Oggi incontriamo i Mortem in un momento che non è soltanto un ritorno, ma un riallineamento di forze oscure. Dalle origini del 1989, quando furono una scintilla primordiale destinata a precedere l’esplosione del black metal norvegese, fino ad oggi, all’arrivo di Mørketid, la loro storia è stata un ciclo di gelo, attese e improvvise riemersioni. Mørketid è un nuovo capitolo. E’ un album che respira come un organismo antico, capace di unire brutalità primordiale e visione atmosferica con la lucidità di chi ha attraversato l’oscurità senza esserne consumato. È il momento ideale per esplorare le origini e le visioni che alimentano una delle entità più autentiche dell’underground norvegese. Con curiosità e quella sottile inquietudine che rende tutto ancora più affascinante e coinvolgente, diamo il benvenuto a Marius Vold, voce e fondatore del progetto.

L’INTERVISTA INTEGRALE A MARIUS VOLD
Marius, se dovessi descrivere la nascita dei Mortem non come un fatto storico, ma come un evento inevitabile, quale forza o quale circostanza diresti che ti ha spinto a diventare una delle prime scintille dell’oscurità norvegese, molto prima che la scena esplodesse e diventasse leggendaria?
Marius: I Mortem non sono mai nati con l’intenzione di far parte di una “scena”. Volevamo semplicemente creare una musica più oscura, più pesante e più estrema di quella che esisteva intorno a noi. Eravamo guidati dalla curiosità più che dall’ambizione. Il black metal non esisteva ancora come genere definito; stavamo semplicemente seguendo il nostro istinto, per vedere dove ci avrebbe condotti.
Solo anni dopo la gente ha iniziato a considerarci dei pionieri. All’epoca eravamo soltanto dei giovani musicisti che cercavano di realizzare la musica che avremmo voluto ascoltare noi stessi.
Guardando oggi al momento in cui i Mortem si dispersero in direzioni diverse — Arcturus, Thorns, Mayhem, 1349 — pensi che quel periodo abbia contribuito a rendere il vostro ritorno ancora più potente, come se l’oscurità avesse avuto bisogno di maturare altrove prima di riunirsi?
Marius: Per quanto mi riguarda, dopo aver lasciato Arcturus e Thorns nel 1993 non sono più stato un musicista attivo, quindi per me è stato come riprendere da dove avevo interrotto. Per Sverd e Hellhammer, invece, quei trent’anni di esperienza accumulata hanno rappresentato un patrimonio enorme, che ha reso possibile la creazione di una nuova musica dei Mortem ancora più potente.
Ogni album nasce da un momento in cui qualcosa cambia direzione. Per Mørketid, qual è stato quel momento preciso — un suono, un’intuizione, una necessità — che ti ha fatto capire che non stavate semplicemente proseguendo dopo Ravnsvart, ma entrando in una fase più feroce, più lucida, quasi inevitabile della vostra identità?
Marius: Non ho davvero la sensazione che abbiamo cambiato direzione o modificato il nostro approccio, quindi non sono sicuro di come rispondere.
Innanzitutto, Sverd scrive i riff in completa autonomia rispetto ai miei testi. Perciò l’ispirazione che lo porta a creare quei riff inquietanti e malvagi probabilmente dipende dallo stato d’animo in cui si trova nel momento in cui arriva l’idea.
In molti casi ho la sensazione che la musica compia un grande passo verso qualcosa di più brutale e sinistro quando vengono aggiunte le mie parti vocali. Anche i miei testi, spesso, nascono indipendentemente dalle composizioni di Sverd. È solo quando questi elementi vengono uniti che emerge la vera atmosfera del brano. Se il risultato finale è ancora più cupo di quanto ci aspettassimo, tanto meglio.
L’album sembra respirare come un antico organismo: riff che si aprono come crepe nel ghiaccio, tastiere che evocano paesaggi sospesi e la tua voce profondamente evocativa. Qual è stato l’elemento che ha definito l’atmosfera complessiva del disco?
Marius: La musica estrema smette di essere davvero estrema se non cambia mai ritmo. Volevamo che la brutalità fosse qualcosa di conquistato, non una presenza costante. I passaggi più quieti creano tensione, mentre quelli più aggressivi offrono una liberazione.
Le composizioni di Sverd favoriscono naturalmente questo equilibrio. I suoi arrangiamenti sono costruiti con una logica architettonica piuttosto che ripetitiva, e le tastiere sono al servizio delle canzoni, non un semplice elemento decorativo.
Le tastiere di Sverd sono un marchio di fabbrica inconfondibile: sembrano aprire nuove dimensioni. Come si è evoluto il vostro dialogo creativo durante la costruzione di Mørketid?
Marius: Lavorare con Sverd è sempre stato straordinariamente semplice, perché condividiamo molti riferimenti musicali e le stesse ambizioni artistiche. Di solito arriva con una visione molto chiara dell’intero arrangiamento, mentre il resto di noi si concentra sull’affinare i dettagli e ottenere la migliore interpretazione possibile.
La batteria di Hellhammer in questo album sembra scolpire il tempo più che limitarsi a scandirlo. C’è stato un momento in studio in cui hai avuto la sensazione che la sua presenza stesse portando il disco verso un territorio che solo lui poteva raggiungere?
Marius: Hellhammer possiede una capacità straordinaria di comprendere esattamente ciò di cui una composizione ha bisogno. Molti immaginano che entri semplicemente in studio e improvvisi qualcosa di geniale. La realtà è molto meno romantica.
Sverd ha già idee estremamente precise sull’architettura ritmica dei brani, e il compito di Hellhammer consiste nel trasformarle in qualcosa che risulti naturale e vivo. Sa perfettamente quando la complessità è al servizio della composizione e quando, invece, la semplicità è la scelta più efficace.
I Mortem non imitano il passato né inseguono la sperimentazione fine a sé stessa. Seguite una terza via: quella della continuità evolutiva. Come definiresti oggi il vostro linguaggio musicale?
Marius: Lo definirei una continuità attraverso l’evoluzione.
Non abbiamo mai avuto interesse a suonare “vecchi” solo perché siamo una band con una lunga storia. Allo stesso tempo, non abbiamo mai sentito il bisogno di modernizzarci per apparire più rilevanti.L’obiettivo è identico a quello di quasi quarant’anni fa: scrivere musica che troviamo entusiasmante noi per primi. Se poi anche gli altri la apprezzano, è un gradito valore aggiunto.
La copertina di Mørketid mostra figure scheletriche che trascinano un uomo verso una soglia, un’immagine che sembra più un rito di passaggio che una semplice illustrazione. Che cosa rappresenta per te questa scena? È il simbolo della vostra rinascita oppure un monito su ciò che l’oscurità pretende?
Marius: Quest’immagine è nata dalla collaborazione con Rikke Lundgren.
La mia intenzione era evocare l’aspetto di un’antica xilografia, ispirandomi al linguaggio simbolico dell’iconografia medievale, dove il tempo, la mortalità e l’inevitabilità della morte sono temi ricorrenti. Questo approccio visivo riflette l’atmosfera di diversi testi dell’album, anch’essi ambientati in un contesto medievale.
Al centro della composizione si trova una figura sospesa su una soglia simbolica tra due mondi. Più che rappresentare un evento soprannaturale come realtà oggettiva, l’immagine suggerisce un’altra interpretazione: forse quello stato liminale esiste soltanto nella mente del protagonista. Potrebbe rappresentare un conflitto interiore, una coscienza frammentata o la crescente paura di perdere il controllo. Il confine tra realtà, incubo e subconscio è volutamente lasciato irrisolto.
Il protagonista viene trascinato in direzioni opposte, intrappolato tra la ragione e forze oscure che minacciano di consumarlo. L’incubo non è semplicemente qualcosa a cui assiste: è qualcosa che cerca progressivamente di impadronirsi della sua mente. La sua salvezza non dipende dalla forza fisica, ma dalla capacità di affrontare e superare l’oscurità che porta dentro di sé. In questo senso, l’immagine rappresenta una battaglia combattuta simultaneamente nella realtà, nella psiche e nelle profondità nascoste del subconscio
Portare Mørketid dal gelo dello studio al calore del palco sarà un passaggio cruciale. Come immagini i concerti di questo nuovo ciclo? Saranno una celebrazione, un rituale o un confronto diretto con l’oscurità che avete evocato?
Marius: Posso promettere che sarà interessante vedere ciò che riusciremo a realizzare. Speriamo di offrire uno spettacolo ricco di simbolismo, tradizione, drammaticità aggressiva ed elementi teatrali; ma, in ogni caso, sarà uno spettacolo di puro black metal.
Grazie per la tua disponibilità e per questa splendida intervista. C’è un messaggio che vorresti lasciare ai nostri lettori?
Marius: Grazie per aver dedicato il vostro tempo a scoprire Mørketid.
A tutti coloro che hanno seguito i Mortem, dal demo Slow Death fino a questo nuovo capitolo, va la nostra più sincera gratitudine.
Oltre il tempo, fedele all’oscurità
Con Mørketid, i Mortem dimostrano che l’autenticità non ha bisogno di rincorrere il tempo. La loro musica continua a evolversi senza rinnegare le proprie radici, mantenendo quella tensione tra oscurità, atmosfera e rigore compositivo che li ha resi una presenza imprescindibile nell’underground norvegese. Dalle parole di Marius Vold emerge con chiarezza una filosofia rimasta immutata dagli esordi: scrivere musica prima di tutto per sé stessi, senza lasciarsi guidare dalle aspettative del pubblico o dalle mode del momento. È probabilmente proprio questa coerenza ad aver reso i Mortem una delle realtà più rispettate del black metal. Mørketid non rappresenta semplicemente un nuovo album, ma la prosecuzione naturale di un percorso iniziato nel 1989 e mai realmente interrotto. Un’opera che conferma come l’oscurità evocata dai Mortem continui ancora oggi a parlare con una voce autentica, antica e sorprendentemente viva.
Tracklist
1. Mørketid
2. The Mighty Odious
4. Blodvassen grunn
5. Aftermath
6. Den sanne Gud
7. Mørkets Ormebol
8. Ditt ødes ære
Mortem: lineup
Steinar Sverd Johnsen – tastiere (Arcturus, Covenant, Satyricon)
Marius Vold – voce (Stigma Diabolicum, Thorns, Arcturus)
Hellhammer – batteria (Mayhem, Covenant, Arcturus)
Tor R. Stavenes – basso (1349, Svart Lotus, Den Saakaldte)
Jamie Stinson – chitarre (Covenant, Dimmu Borgir)
Mortem: online
Monia Degl’Innocenti













