Recensione – Il testamento di Ann Lee: Il musical religioso
La storia di Ann Lee, predicatrice britannica, diventa un musical nel nuovo film della pluripremiata regista Mona Fastvold, Il testamento di Ann Lee. Prodotto da Searchlight Pictures e interpretato da Amanda Seyfried, il film è stato presentato in concorso all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

In uscita nelle sale italiane dal 12 marzo, distribuito da The Walt Disney Company Italia.
La trama di Il testamento di Ann Lee: tra danze religiose e castità
Manchester, fine Settecento. Ann Lee (Amanda Seyfried), seconda di otto fratelli, cresce con uno strano rapporto con la religione, in un momento in cui la Chiesa è centrale in ogni aspetto della vita, nell’intimo come nel sociale. Spinta dal desiderio di capire se stessa attraverso la fede, si avvicina dapprima ai metodisti per poi unirsi agli Shakers. Comunità religiosa che celebra la spiritualità attraverso canti e danze estatiche.
Grazie agli Shakers, Ann non riscopre solo se stessa: trova anche l’amore in Abraham (Christopher Abbott), giovane fabbro. I due tenteranno quattro volte di avere un figlio, ma nessuno sopravvivrà oltre il primo anno. Dopo l’ultimo aborto, Ann guida una danza di tre giorni con il suo gruppo, fino a quando la polizia non li interrompe. Durante il periodo in carcere rifiuta il cibo per dedicarsi alla preghiera. Qui ha visioni mistiche di matrice cristiana e, osservando Adamo ed Eva, si convince che la tentazione carnale sia il vero ostacolo per tornare alla condizione originale e purificarsi.
Ann Lee diventa così il Messia degli Shakers, pronta a guidarli in America e a promulgare il verbo – il suo “testamento”, appunto – con la speranza di ricongiungersi un giorno in Paradiso ai quattro figli defunti.
Il testamento di Ann Lee: la coreografica fede degli Shakers
Mona Fastvold, moglie di Brady Corbet nonché sua co-sceneggiatrice, mette in scena la storia di un piccolo gruppo religioso che, nel primo Ottocento, ha conosciuto un picco di fedeli non indifferente: gli Shakers, già di per sé molto cinematografici per la loro natura di pellegrini misteriosi che praticano danze e rituali collettivi. Di continuo assistiamo a spettacolari coreografie, spesso usate a favore di ellissi temporali: non sempre però funzionano, e il rischio è quello di confondere lo spettatore che si ritrova cinque anni avanti nel tempo senza averlo capito.
Della moltitudine di personaggi, pochi sono realmente approfonditi. Gli altri vagano dietro Ann Lee senza arco narrativo. Arrivano e spariscono quasi senza che lo spettatore se ne accorga, anche quando sarebbe stato interessante seguirli. La sceneggiatura, infatti, preferisce procedere velocemente nel tempo o affidarsi a canzoni troppo pulite, quasi “da studio”, mentre l’eccellente lavoro di post-produzione – dal montaggio al sound design – privilegia la maestria tecnica a scapito di una struttura narrativa più scorrevole.
Ogni inquadratura è pulita e visivamente splendida, e questo da solo potrebbe compensare alcuni difetti del film. Aggiungendo l’ottima interpretazione di Amanda Seyfried, Il testamento di Ann Lee diventa così un’opera sicuramente valida girata da una promettente regista.

Il testamento di Ann Lee: conclusioni
Il testamento di Ann Lee è insolito, dinamico e spettacolare, capace di sorprendere nonostante alcune pecche di sceneggiatura. La sua forza sta nell’energia visiva e nelle coreografie che animano la storia degli Shakers. Consigliato a chi non teme musical non convenzionali.
Al cinema dal 12 marzo, distribuito da The Walt Disney Company Italia.



























