Un’attesa che diventa esistenza: al debutto “Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti”
Debutta in prima assoluta al Teatro Gobetti uno spettacolo destinato a lasciare un segno profondo nella nuova drammaturgia italiana: Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti, scritto da Diego Pleuteri e diretto da Leonardo Lidi. L’appuntamento è fissato per martedì 14 aprile 2026 alle ore 19.30, con repliche fino al 26 aprile all’interno della stagione in abbonamento.

Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti: La produzione e il progetto “Per Chi Crea”
Prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale con il sostegno del MiC e della SIAE, lo spettacolo si inserisce nel programma “Per Chi Crea” e conferma l’impegno verso una drammaturgia contemporanea capace di dialogare con il presente e con il pubblico più ampio.
In scena, quattro interpreti — Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Marta Malvestiti e Beatrice Verzotti — danno corpo a una storia tanto semplice quanto spiazzante. Protagoniste sono tre figure insolite: Briciola, Luna e Wanda, rispettivamente una cagnolina, una gatta e un pesce rosso.
Rimaste sole in casa dopo l’uscita del loro padrone, le tre attendono un ritorno che tarda ad arrivare, trasformando la quotidianità in un tempo sospeso, fatto di gesti ripetuti, giochi, sogni e inquietudini crescenti.
Quella che inizialmente appare come un’attesa domestica si rivela progressivamente una riflessione più ampia e universale. L’assenza si fa presenza ingombrante, la casa diventa gabbia, e il legame affettivo si trasforma in dipendenza. In questo spazio chiuso, le protagoniste si confrontano non solo con la mancanza di chi amano, ma con la fragilità della loro stessa esistenza, legata a un mondo che forse non appartiene davvero a loro.
Tra isolamento e omaggio ai classici
La regia di Lidi, già attento esploratore dei classici e della nuova scrittura, costruisce uno spettacolo che dialoga idealmente con Aspettando Godot, evocandone l’attesa sospesa e l’assurdità dell’esistenza. Ma qui l’omaggio si traduce in una prospettiva inedita: quella animale, capace di riflettere con disarmante purezza le dinamiche umane. L’ispirazione nasce anche dall’esperienza recente della pandemia, periodo in cui il senso di isolamento e sospensione ha trovato nella rilettura dei classici un inatteso specchio.
Dal punto di vista drammaturgico, Pleuteri costruisce un linguaggio distintivo per ciascun personaggio: la frenesia del cane, la lucidità del gatto, la ripetitività quasi ipnotica del pesce rosso. Tre modalità espressive che, pur partendo da stereotipi animali, si caricano di una forte valenza umana, rendendo le protagoniste specchi emotivi in cui riconoscersi.
Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti si presenta così come una “tragica commedia” sull’amore e sulla solitudine: un racconto delicato e feroce insieme, che interroga il confine tra affetto e dipendenza, tra cura e possesso. È un’opera che parla di attese — quelle quotidiane e quelle esistenziali — e di ciò che resta quando l’altro scompare.
Un debutto che promette di coniugare profondità e accessibilità, confermando la vitalità di una nuova generazione teatrale capace di reinventare i grandi temi universali con uno sguardo contemporaneo e sorprendente.



























