Sublimazione – Il respiro alchemico de Il Segno del Comando
Quando ho appreso dell’uscita di Sublimazione, il live registrato durante il tour invernale e pubblicato a fine luglio 2025, la prima cosa che mi ha colpito è stata proprio quella parola: sublimazione. In fisica, è il passaggio diretto da solido a gas, un’evoluzione che dissolve la materia per liberarne l’essenza. Ma nel linguaggio esoterico che permea da sempre l’universo de Il Segno del Comando, quel termine si fa poesia, cammino spirituale, rito di trasformazione.
Come ha affermato Diego Banchero, fondatore e anima pulsante della band: «Un live è anche un’evoluzione di pezzi scritti in tanti anni in una nuova veste.» Ed è proprio questo che Sublimazione riesce a fare, non si limita a documentare un concerto, ma trasfigura brani già noti in qualcosa di vivo, palpitante, condiviso.

Un rito sonoro che trasforma il passato in visione presente
Ho immaginato la scena: la tensione del pubblico, le luci che si abbassano, il silenzio che precede l’ingresso della band. E poi, l’esplosione controllata di suono e visione. L’arrivo del batterista Paolo Serboli, entrato nel 2024, ha donato una nuova dimensione ritmica, nuova linfa vitale, più potente ma sempre fedele al magma oscuro che definisce la loro identità. I brani storici, intrisi di teatralità gotica, suggestioni oniriche e riferimenti letterari, assumono ora un respiro più vero, più carnale. La voce di Riccardo Morello non è più solo evocazione, ma presenza, tutto vibra come se la musica respirasse insieme al pubblico.
Non più elementi distanti, racchiusi in uno studio, ma ossigeno condiviso, palpito collettivo. Sublimazione è connessione tra passato e futuro. È un rito, un incantesimo che si attiva nel momento in cui la band sale sul palco. Le tracce nate in anni lontani si risvegliano, risplendono, si sublimano sotto un altro firmamento, quello dell’adesso. È come se ogni nota fosse passata attraverso un filtro alchemico, trasformata in spirito, in visione. La copertina, realizzata da Paolo Puppo, è architettura dell’anima. Un sigillo grafico che non illustra, ma evoca. È materia che si tramuta in spirito, attraverso un filtro oscuro ma stranamente luminoso. Un’immagine che non si limita a rappresentare: ispira, inquieta, accende.
Il Segno del Comando: Sublimazione (Recensione)– Un racconto in dieci visioni
Il Domenicano Bianco
Il sipario si apre. Il pubblico è sospeso, come in attesa di un rito antico. Le prime note sono
un richiamo, un passo dentro un tempio sonoro. La voce di Riccardo Morello è una guida che
non consola, ma svela. Il basso di Diego Banchero pulsa come un cuore sepolto sotto pietre
millenarie. È l’inizio di un viaggio che non promette salvezza, ma verità.
Sulla Via Della Veglia
Dall’intro di batteria completamente rivisitato e potente si apre una breccia nelle sue
splendide atmosfere arcane. Ci si lascia andare, il corpo è come immobile ma l’anima
comincia a camminare. Ogni nota è una domanda che non cerca risposta, ma presenza
Nel Labirinto Spirituale
Qui si entra nel cuore del mistero. Il brano è un dedalo, e ogni nota è una vertigine. La voce si
sovrappone come pensieri che non si lasciano afferrare. Paolo Serboli è il battito che guida,
che tiene in vita. È il momento in cui ci si perde per ritrovarsi diversi.
La Bianca Strada
Il brano si apre come una finestra su un paesaggio avvolto nel mistero. I musicisti intrecciano i
loro strumenti come mani che si cercano nel buio. Il cuore battere forte, come se tutto fosse
possibile.
La Taverna dell’Angelo
La scena cambia. Siamo in un luogo che non esiste, ma che tutti abbiamo visitato almeno una
volta nei sogni, o forse negli incubi. Riccardo Morello non canta, ma racconta, evoca, incanta.
Il pubblico è rapito, come in una veglia sacra.
Il Segno del Comando
Il centro. Il cuore. Il brano che dà nome e senso a tutto. Qui la band è un corpo solo, un
respiro collettivo. La voce si fonde agli strumenti che si inseguono, il pubblico vibra. È il
momento in cui la musica diventa carne, diventa rito. Il segno è tracciato, e chi ascolta lo
porta con sé.
Aseità
Il tempo si ferma. Diego Banchero incanta e sublima con il suo assolo che porta nei meandri
dell’oscurità
Bonus Tracks – Le ombre che restano
Il Mio Nome è Menzogna
Una confessione. Una ferita che pulsa. Live è trascinante , oserei dire psichedelico. È il
momento della verità, senza maschere. E chi ascolta, sente che quella menzogna è anche
sua.
Missa Nigra
Cerimoniale, potente, oscuro. Le percussioni scandiscono il tempo come un battito sacro. È il
brano che più richiama la liturgia profana della band, e dal vivo diventa un rituale collettivo.
Qui non si applaude: si partecipa.
Il Calice dell’Oblio
Un finale perfetto, è come uscire da un sogno, con la consapevolezza che qualcosa è
cambiato. Il pubblico resta in silenzio. E tu rapito dentro il disco
Questo disco live non è solo da ascoltare. È da vivere. È testimonianza di una tappa
fondamentale nella storia artistica de Il Segno del Comando, ma anche nella storia emotiva di
chi li segue. Un album che parla a chi cerca bellezza nella profondità, verità nella teatralità,
luce nel buio. È un racconto. Un rito. Una trasmutazione. Ogni brano è una stanza emotiva,
ogni nota una chiave. E chi ascolta, se si lascia andare, non ne esce indenne, ma forse, più
vero.

Lineup
Diego Banchero – basso
Davide Bruzzi – chitarra e tastiera
Roberto Lucanato – chitarra
Beppi Menozzi – tastiere
Riccardo Morello – voce
Paolo Serboli – batteria
Fernando Cherchi – batteria in Il Mio Nome è Menzogna, Missa Nigra, Il Calice Dell’Oblio
Tracklist
Il Domenicano Bianco
Sulla Via della Veglia
Nel Labirinto Spirituale
La Bianca Strada
La taverna dell’Angelo
Il segno del Comando
Aseità
Il Mio Nome è Menzogna (bonus track)
Missa Nigra (bonus track)
Il calice dell’oblio (bonus track)
A cura di Monia Degli Innocenti
Il Segno del Comando – Sublimazione OFFICIAL WEBSITE
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