Irene Petitto: dal metal a Tali e Quali su Rai 1, l’eclettismo come cifra stilistica
C’è chi la voce la studia, chi la abita. Irene Petitto appartiene decisamente alla seconda categoria. Cantautrice, soprano lirico laureata con il massimo dei voti al Conservatorio di Cesena, vocal coach e turnista, Irene è una di quelle artiste che è difficile incasellare in un genere, e forse è proprio questo il suo punto di forza.
Interessata all’arte fin da bambina, inizia come ballerina classica e moderna per poi approdare al canto in tutte le sue forme: moderno, musical e lirico, con masterclass con nomi come Claudio Desderi e William Matteuzzi. Un percorso che l’ha portata a vincere la sfida di canto lirico a Mezzogiorno in Famiglia (Rai 2) nel 2019 e, più recentemente, una puntata di Tali e Quali (Rai 1) nel 2026, chiudendo quarta in finalissima.
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Attiva in progetti diversissimi – dai Floyd Machine, tribute ai Pink Floyd, a Tintarella di Mina, fino al trio The Singing Waiters – ha militato nella scena symphonic metal italiana con MVP, con cui chi scrive ha condiviso alcune volte il palco rimanendo colpito dalle sue doti espressive, In Tormentata Quiete e Mercury Eye.
Ora è concentrata sul suo progetto solista: dopo “Myself in me” uscito lo scorso 28 settembre 2026, è in arrivo ad ottobre il nuovo singolo “Marea lenta”.
Backdigit l’ha incontrata e ne è nata l’intervista che segue.
Articolo a cura di Diego Banchero

Ciao Irene, benvenuta su Backdigit.com. Partiamo dall’inizio: dalla danza classica al canto lirico e poi al pop, rock, metal.
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Quando hai capito che la tua voce era avrebbe dovuto mettersi in giooco in più generi diversi?
Irene: Ciao Diego, grazie mille, è un piacere per me!
La mia vita è stata influenzata da tantissimi generi musicali: ho sempre avuto (e tuttora ho) un grande entusiasmo per tutto ciò che mi emoziona.
Quando studiavo al Conservatorio, mi è stato chiesto di fare prima o poi una scelta nella vita: tecnica lirica o tecnica moderna. Tantissime persone scelgono una strada, ma io non ho voluto farlo. Mi sono sempre sentita nutrita da entrambi i mondi e non potrei fare a meno né dell’uno né dell’altro, perché per quanto mi riguarda si nutrono a vicenda.

Quando ero piccola sono cresciuta ascoltando brani di generi completamente diversi, soprattutto durante i viaggi in auto con la mia famiglia: dai Metallica ai Prodigy, da Stevie Wonder a Whitney Houston, fino a Mina ed Ennio Morricone.
Un pot-pourri di generi musicali che probabilmente ha contribuito a formare il mio modo di vivere la musica ancora oggi.
Sei laureata in canto lirico col massimo dei voti, ma canti Mina e i Pink Floyd. Quanto ti ha aiutato e quanto, a volte, ti ha “limitato” la formazione classica nel mondo moderno?
Irene: In realtà, io nasco come cantante moderna, anche se il canto lirico lo “canticchiavo” già. Solo dopo le scuole superiori ho deciso di approfondirlo. Per me, quindi, la formazione classica non è mai stata un limite, anzi! È un valore aggiunto che mi ha dato nuove possibilità espressive.

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Tali e Quali su Rai 1 è stata una vetrina enorme. Cosa ti porti dietro da quell’esperienza, oltre alla vittoria che hai conseguito nella puntata?
Irene: Posso dire sicuramente: più lavoro e più riconoscimento.
Le esperienze televisive, in qualche modo, parlano per te e contribuiscono a far riconoscere più facilmente il valore professionale di una persona (attenzione, non sono d’accordo su questo ragionamento, ma tant’è).
Ho notato infatti una maggiore considerazione in ambito lavorativo.

Fai parte di progetti diversissimi: Floyd Machine, Tintarella di Mina, The Singing Waiters. Cosa ti diverte di più del trasformismo vocale?
Irene: Mi diverte tantissimo sperimentare, sono un’eterna bambina entusiasta e da questo punto di vista spero di non “crescere” mai!
Una cosa molto bella è vedere la sorpresa negli occhi delle persone quando mi ascoltano cantare qualcosa che non si aspettano da me.

Vieni anche dalla scena symphonic metal (MVP, In Tormentata Quiete) come autrice e cantante. Senti la mancanza di quel genere musicale?
Irene: Tantissimo, perché la mia anima è sempre stata, prima di tutto, metallara!
Il mio primo disco è stato con i Mercury Eye nel 2010, da allora ho sempre fatto parte di band metal. È circa un anno che non mi esibisco in questo genere, ma il 21 novembre tornerò sul palco con gli MVP della vecchia formazione (io, David Folchitto e Silvia Pistolesi) per un concerto di saluto ai fan.
Successivamente, il progetto proseguirà con nuovi membri selezionati da Michele Vasi, ideatore della band.

A gennaio è uscito “Myself in me”. Che brano è per te e come si collega a “Marea lenta”, il singolo in uscita ad ottobre?
Irene: “Myself in Me” è un brano di cui ho scritto il testo, composto da David Sabiu e Luca Medri.
Nel testo racconto il cammino dallo smarrimento alla riscoperta di sé: un percorso sicuramente faticoso, ma affiancato da una forza che ci accompagna passo dopo passo verso la consapevolezza di chi siamo.
“Marea Lenta” invece l’ho scritta e composta un paio d’anni fa, quindi non è propriamente successiva a “Myself in Me”. Il mio modo di scrivere è molto introspettivo: racconto emozioni e sentimenti che muovono l’essere umano.

“Marea lenta” – dal titolo sembra qualcosa di molto intimo e sospeso. Puoi anticiparci qualcosa?
Irene: Dopo tanti anni di collaborazioni, questo è ufficialmente il primo brano che ho scritto e composto quasi interamente da sola!
L’arrangiamento e la produzione sono di Marco Germanotta, che ho conosciuto quest’anno negli studi di Tali e Quali.
“Marea Lenta” ha sonorità che richiamano il fado portoghese, un genere profondamente legato alla saudade, parola intraducibile che descrive la “presenza dell’assenza” di qualcuno, di un luogo, di un momento.
Parlo della nostalgia per qualcosa che appartiene al passato, di ricordi che continuano a tornare come le onde del mare, e che a volte è difficile lasciare andare.

Sei anche vocal coach e preparatrice per il Trinity College. Cosa dici a un giovane cantante che vuole fare della voce un mestiere oggi?
Irene: Sicuramente di essere consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, di mantenere l’umiltà e di affrontare il mondo artistico con passione ma anche con la giusta lucidità per non abbattersi alla prima sconfitta. Purtroppo il talento e la preparazione non sono sempre sufficienti per ottenere le opportunità che si meritano.

Hai vinto ruoli lirici importanti, da Zerlina a Santuzza. C’è un ruolo che sogni ancora di interpretare?
Irene: Non ho mai interpretato per intero il ruolo di Mimì ne La Bohème. È un personaggio che mi emoziona tantissimo: ci sono alcuni passaggi che, ogni volta che li canto, mi fanno venire le lacrime agli occhi (ma questo mi succede praticamente con ogni brano di Puccini!).

Se dovessi descrivere la tua musica a chi non ti ha mai ascoltata, con tre parole, quali useresti?
Il mio aggettivo è “versatilità”.
Preferisco sempre che siano gli altri a descrivermi, ma se devo scegliere tre parole direi: introspettiva, malinconica e lunare. (No, non intendo “lunatica”! :D)

Come di consueto ti chiedo di lasciare i link alle tue pagine per i nostri lettori e ti ringrazio per la tua squisita disponibilità!
Irene: Ti lascio il mio linktree dove ci sono dentro tutti i social e le varie piattaforme dove ascoltare Marea Lenta!
Irene Petitto: Finalista Tali e Quali 2026 (Rai 1)
ASCOLTA MAREA LENTA – CLICCA QUI
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