Diritto a stare bene: L’Italia firma per una proposta di legge sulla salute mentale
In un Paese dove ancora troppo spesso si considera la salute mentale come un tema marginale, accessorio o addirittura un tabù, cresce un movimento che chiede di cambiare rotta, di far entrare la psicologia nei luoghi della vita quotidiana e di riconoscere che il benessere della mente è tanto importante quanto quello del corpo. È questo il cuore dell’appello lanciato dall’associazione no profit Pubblica, presente in oltre 70 piazze italiane con più di 300 volontari impegnati a raccogliere firme per la proposta di legge sulla salute mentale di iniziativa popolare “Diritto a stare bene”, volta a istituire una Rete Psicologica Nazionale pubblica e gratuita.
Perché è importante
Un’iniziativa che nasce da un’urgenza evidente: secondo i dati diffusi da The European House – Ambrosetti, i disturbi mentali costano all’Italia circa 20 miliardi di euro l’anno, pari al 3,3% del PIL, mentre solo il 3,4% della spesa sanitaria nazionale è destinata alla salute mentale. Un divario che racconta più di qualsiasi slogan la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo, tra la consapevolezza che la mente è parte integrante della nostra salute e l’effettiva attenzione che la società e le istituzioni le riservano.
Eppure, parlare di salute mentale significa parlare di dignità, di diritti, di uguaglianza. Significa riconoscere che il dolore invisibile di chi soffre di ansia, depressione, traumi o burnout non è inferiore a quello di una frattura o di una malattia fisica. Ma nella nostra cultura persiste uno stigma radicato: chi chiede aiuto è spesso giudicato debole, chi si cura è guardato con sospetto, chi manifesta disagio è etichettato come “problematico”. I pregiudizi, gli stereotipi e i negazionismi che ancora circondano la salute mentale costruiscono barriere fatte di silenzio e vergogna, impedendo a migliaia di persone di chiedere aiuto in tempo, di curarsi, di vivere pienamente.
La proposta di legge
È contro tutto questo che si muove Diritto a stare bene, una proposta si legge sulla salute mentale, nata “dal basso ma non dal nulla”, come sottolinea Francesco Maesano, giornalista e coordinatore nazionale della campagna. “Abbiamo già raccolto più di 50mila firme, l’obiettivo minimo per portare la legge in Parlamento, ma vogliamo continuare a firmare: ogni firma aggiunge forza a questa battaglia di civiltà”. La legge prevede un investimento di circa 3,3 miliardi di euro per istituire una Rete Psicologica Nazionale capace di portare la psicologia dove serve davvero: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nei centri sportivi e nei quartieri. Un approccio strutturato e capillare che non si limita a curare, ma che punta sulla prevenzione, sull’educazione e sulla cultura del benessere.

Il benessere psicologico non è un lusso
“Vogliamo portare la psicologia dove le persone vivono, studiano, lavorano e si curano – spiega Maesano – perché il benessere psicologico non è un lusso ma un diritto. Vivere in un ambiente libero dallo stress, dall’esclusione sociale, dal bullismo o dalla violenza è un bisogno reale che lo Stato deve riconoscere e garantire”. A sostenere la campagna c’è anche Coop, con l’iniziativa “Una firma che vale una vita”, nata dall’incontro tra Diritto a stare bene e la campagna Dire Fare Amare, dedicata all’obbligatorietà dell’educazione affettiva nelle scuole come strumento di prevenzione della violenza di genere. La salute mentale è una questione pubblica, collettiva, sociale. È il fondamento di una comunità sana e inclusiva, capace di prevenire il disagio prima che si trasformi in una sofferenza insostenibile. Riconoscere questo significa smettere di pensare che prendersi cura della mente sia un privilegio.
- Coop Sito Ufficiale
- Diritto a Stare Bene Sito Ufficiale
- Dire Fare Amare Sito Ufficiale
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