Randagi invisibili, crudeltà visibile: la verità su Sharm el-Sheikh, la città della pace.
Versione Italiano
Sharm el-Sheikh è conosciuta in tutto il mondo come la città della pace, sede di conferenze internazionali, summit climatici e incontri politici di massimo livello. Un luogo che, almeno in apparenza, rappresenta equilibrio, sicurezza e accoglienza. Ma esiste un’altra Sharm el-Sheikh: una realtà nascosta, ignorata, dove la tutela degli animali e la trasparenza istituzionale vengono sistematicamente trascurate, soprattutto quando si parla dei cani randagi a Sharm el-Sheikh.
Vivo qui da cinque anni e ho cercato in ogni modo di collaborare con le autorità per migliorare la gestione dei cani randagi. Ho presentato denunce, chiesto incontri, rispettato procedure, proposto soluzioni concrete. Ho sempre cercato un dialogo costruttivo con polizia, amministrazione e organi responsabili. Ma la risposta è stata sempre la stessa: nessuna presa in carico reale del problema.

L’altra faccia della “città della pace”
Quando Sharm ospita eventi internazionali – dalla COP27 ai summit diplomatici – la città si trasforma in pochi giorni: dispiegamento massiccio di forze dell’ordine, interventi rapidi, pulizia impeccabile. Tutto funziona. E’ possibile. Tutto è immediato.
Ma finito l’evento, il sipario si chiude. E ciò che resta è la realtà quotidiana: una gestione degli animali randagi affidata a rimozioni arbitrarie, abbattimenti non dichiarati e totale assenza di strategie regolamentate.
La mia battaglia quotidiana
Ogni giorno metto acqua e cibo per i cani nel mio quartiere. Ogni giorno quei contenitori vengono portati via: da cittadini, da operatori, da chiunque decida di farlo.
Ho investito soldi miei per creare food station autonome, piccole casette con:
- pannello solare
- batteria
- telecamera 360°
- sistemi di erogazione monitorati
Una soluzione moderna, controllabile, igienica, replicabile e già testata. Eppure queste strutture vengono tolte o spostate senza comunicazione, senza motivazioni, senza alcuna volontà di dialogo.
Un problema che non può essere ignorato
Il dato più grave è l’assenza di un referente stabile, di un ufficio che si assuma responsabilità, di un protocollo ufficiale. Ogni volta mi viene indicata una nuova persona; ogni volta tutto ricomincia da zero.
Non è un trattamento riservato a me: è una prassi radicata. È un modo per evitare responsabilità. È una catena infinita di rimbalzi.
Pulizia dell’immagine, non della coscienza
Ogni volta che arriva un evento internazionale, Sharm viene trasformata in 48 ore: strade ripulite, pattugliamenti ovunque, percorsi isolati per non far vedere nulla ai visitatori. E allo stesso tempo, i cani “spariscono”. Decine, a volte centinaia. L’ordine non è scritto, ma è chiaro: la città deve apparire perfetta, costi quel che costi. Il risultato? Un massacro sistematico degli animali. Durante la COP27 ho visto interi branchi non tornare mai più.
Minacce quotidiane e violenza psicologica
Chi prova ad aiutare gli animali diventa un bersaglio. Ogni giorno ricevo avvisi come:
- “Togli quei cani o li avveleniamo.”
- “Se abbaiano ancora, spariranno.”
- “I resort non li vogliono: spostali subito.”
Questo clima di intimidazione crea ansia, stress, paura. Ogni cane curato la mattina può essere ritrovato morto la sera. Negli ultimi mesi ho dovuto seppellire animali quasi quotidianamente. È una tortura emotiva che nessun volontario dovrebbe sopportare.
Costi enormi che ricadono solo sui volontari
Il mio piccolo gruppo spende almeno 1.000 euro al mese solo per il cibo, spesso il doppio includendo cure, incidenti, degenze e medicine. Le istituzioni non forniscono nulla:
- piani di sterilizzazione
- regolamenti
- supporto economico
- supporto veterinario
- punti di raccolta
- permessi ufficiali per alimentare gli animali
- mezzi per prevenire conflitti con resort e turisti
Il problema ricade interamente sulla buona volontà di persone che lavorano, mantengono famiglie e cercano di fare la cosa giusta.
Soluzioni ignorate
Ho presentato modelli reali, fattibili, economici:
- food station autonome con pannelli solari e telecamere
- un grande centro di recupero per cani incidentati
- piani di sterilizzazione sistematici
- registri pubblici delle persone che maltrattano animali
- sanzioni immediate per chi ferisce o avvelena un animale
Sono proposte concrete, moderne, già sperimentate nel mondo. Nessuno le ha mai considerate. Nessuno ha mai dato una risposta formale.
La radice del problema
Qui il randagismo è esploso perché per anni non si è fatto nulla sul fronte delle sterilizzazioni. Le cucciolate continuano ininterrotte, ogni mese, tutto l’anno. Il risultato? Un’emergenza continua. La risposta istituzionale è stata spesso rimuovere, non gestire.

Serve una soluzione vera
Propongo corridoi per le adozioni internazionali. Voli dedicati, burocrazia chiara, tariffe umane, accordi bilaterali tra Italia e Egitto: il randagismo crollerebbe. Qui gli animali sono tanti, troppi, e adottarli è quasi impossibile.
Il mio legame personale
Sono nato in Sicilia, nel 1969, e la mia vita è stata un viaggio lungo e pieno di storie: America, Albania, fino a questo angolo di Egitto che ormai considero casa. In Albania avevo un’agenzia di turismo dentale, e ancora oggi parte dei miei proventi sostiene la mia missione: SOSBaladi. Amo questa terra e vedo in Egitto una cultura affine alla mia. Proprio per questo mi fa male vedere tanta distanza e disumanità quando si tratta di animali.
Sharm vuole presentarsi come una vetrina scintillante, ma a due chilometri dai resort si vedono realtà che non coincidono con l’immagine da cartolina. Io non voglio distruggere questa città. Voglio salvarla dalla sua ipocrisia. E voglio farlo con fatti, documenti, video. Con la verità.
Quello che chiedo
Chiedo ufficialmente:
- Il riconoscimento del problema a livello locale e internazionale;
- L’istituzione di un tavolo permanente tra autorità, volontari e residenti;
- La regolamentazione ufficiale delle food station autonome;
- La fine di ogni pratica violenta o non trasparente nella gestione dei randagi;
- L’avvio di un programma di sterilizzazione e monitoraggio coerente con gli standard internazionali.
Sharm el-Sheikh ha due volti: uno che il mondo vede e uno che decine di volontari vivono ogni giorno nel silenzio e nell’indifferenza. Non posso più accettare questo silenzio. Il benessere animale non è un dettaglio: è un indicatore diretto di civiltà.
Un patrimonio dell’umanità: i cani Baladi
Alla fine di tutte le denunce, delle frustrazioni e delle battaglie quotidiane, voglio lasciare un pensiero importante sui cani Baladi. Non stiamo parlando di Doberman o Pitbull, nati da pochi secoli in Europa, ma di cani che hanno attraversato millenni di storia: le guerre di Alessandro Magno, le antiche civiltà della Mesopotamia, i deserti e le piramidi.
Per me, per noi volontari, i Baladi non sono solo animali randagi: sono un patrimonio dell’umanità, testimoni silenziosi di epoche lontane e custodi di una memoria vivente. Come le piramidi, meritano di essere conosciuti e rispettati da tutto il mondo, non solo dagli Egiziani.
Il nostro obiettivo più grande è che i Baladi vengano valorizzati, protetti e riconosciuti per la loro storia e unicità. Devono avere un’esposizione internazionale, perché la loro longevità, la loro resilienza e la loro storia li rendono simboli viventi di una cultura antica, straordinaria e universale.
English Version
Invisible strays, visible cruelty: the truth about Sharm el-Sheikh, the city of peace.
Sharm el-Sheikh is known worldwide as the city of peace, hosting international conferences, climate summits, and high-level political meetings. A place that, at least on the surface, represents balance, safety, and hospitality. But there is another Sharm el-Sheikh: a hidden, ignored reality, where animal welfare and institutional transparency are systematically neglected.
I’ve lived here for five years and have tried every possible way to work with the authorities to improve the management of stray dogs: filing complaints, requesting meetings, following procedures, and proposing concrete solutions. Throughout this time, I have consistently pursued constructive dialogue with the police, the local administration, and all other involved bodies. But the response has always been the same: no real addressing of the problem.
The other side of the “city of peace”
When Sharm hosts international events—from COP27 to diplomatic summits—the city transforms in a matter of days: massive deployment of law enforcement, rapid interventions, impeccable cleanliness. Everything works. It’s possible. Everything is immediate.
But once the event is over, the curtain falls. And what remains is the daily reality: stray animal management based on arbitrary removals, undeclared culling, and a total lack of regulated strategies.

My daily battle
Every day I put out water and food for the dogs in my neighborhood. Every day those containers are taken away: by citizens, by workers, by anyone who decides to do so.
I invested my own money to create autonomous food stations, small houses with:
- solar panels
- battery
- 360° cameras
- monitored dispensing systems
A modern, controllable, hygienic, replicable, and already tested solution. Yet these facilities are removed or moved without communication, without justification, without any willingness to engage in dialogue.
A problem that cannot be ignored
The most serious aspect is the lack of a stable contact, an office that takes responsibility, or an official protocol. Every time, a new person is assigned to me; every time, everything starts from scratch.
It’s not a treatment reserved for me: it’s a deeply rooted system. A way to escape responsibility, an endless cycle of passing the buck.
Cleaning the image, not the conscience
Every time an international event arrives, Sharm is transformed in 48 hours: streets cleared, patrols everywhere, paths cordoned off so visitors don’t see anything. And at the same time, the dogs “disappear.” Dozens, sometimes hundreds. The order isn’t written, but it’s clear: the city must appear perfect, no matter the cost. The result? A systematic slaughter of animals. During COP27, I saw entire packs never return.
Daily threats and psychological violence
Anyone who tries to help the animals becomes a target. Every day I receive warnings like:
- “Take those dogs away or we’ll poison them.”
- “If they bark again, they’ll disappear.”
- “The resorts don’t want them: move them immediately.”
This climate of intimidation creates anxiety, stress, and fear. Any dog treated in the morning can be found dead in the evening. In recent months, I’ve had to bury animals almost daily. It’s an emotional torture no volunteer should have to endure.
Enormous costs that fall solely on the volunteers
My small group spends at least €1,000 a month on food alone, often double that when including treatment, accidents, hospital stays, and medications. The institutions provide nothing:
- sterilization plans
- regulations
- financial support
- veterinary support
- collection points
- official permits to feed the animals
- means to prevent conflicts with resorts and tourists
The problem falls entirely on the goodwill of people who work, support families, and try to do the right thing.
Solutions Ignored
I presented real, feasible, and cost-effective models:
- autonomous food stations with solar panels and cameras
- a large rescue center for injured dogs
- systematic sterilization programs
- public registers of people who mistreat animals
- immediate sanctions for anyone who injures or poisons an animal
These are concrete, modern proposals, already tested around the world. No one has ever considered them. No one has ever provided a formal response.

The root of the problem
Here, stray animals have exploded because for years nothing has been done about sterilizations. Litters continue uninterrupted, every month, all year round. The result? A constant emergency. The institutional response has often been to remove them, not manage them.
We need a real solution
I propose corridors for international adoptions. Dedicated flights, clear bureaucracy, humane rates, bilateral agreements between Italy and Egypt: the stray animal population would collapse. Here, there are so many animals, too many, and adopting them is almost impossible.
My personal connection
I was born in Sicily in 1969, and my life has been a long journey full of stories: America, Albania, up until this point A corner of Egypt that I now call home. In Albania, I had a dental tourism agency, and even today, part of my proceeds support my mission: SOSBaladi. I love this land and see in Egypt a culture similar to my own. This is precisely why it pains me to see so much distance and inhumanity when it comes to animals.
Sharm wants to present itself as a glittering showcase, but two kilometers from the resorts, you see realities that don’t match the postcard image. I don’t want to destroy this city. I want to save it from its hypocrisy. And I want to do it with facts, documents, videos. With the truth.
What I ask
I officially ask for:
- Recognition of the problem at the local and international level;
- The establishment of a permanent roundtable between authorities, volunteers, and residents;
- The official regulation of autonomous food stations;
- An end to all violent or non-transparent practices in the management of strays;
The launch of a sterilization and monitoring program consistent with international standards.
Sharm el-Sheikh has two faces: one that the world sees and one that dozens of volunteers experience every day in silence and indifference. I can no longer accept this silence. Animal welfare is not a detail: it is a direct indicator of civilization.

A World Heritage: Baladi Dogs
At the end of all the complaints, frustrations, and daily battles, I want to leave you with an important thought about Baladi dogs. We’re not talking about Dobermans or Pitbulls, born a few centuries ago in Europe, but dogs that have spanned millennia of history: the wars of Alexander the Great, the ancient civilizations of Mesopotamia, the deserts, and the pyramids.
For me, for us volunteers, Baladi dogs are more than just stray animals: they are a world heritage site, silent witnesses of distant eras and guardians of a living memory. Like the pyramids, they deserve to be known and respected by the entire world, not just the Egyptians. Our greatest goal is for the Baladi to be valued, protected, and recognized for their history and uniqueness. They must be given international exposure, because their longevity, resilience, and history make them living symbols of an ancient, extraordinary, and universal culture.
Sosbaladi Marco Licata SITO UFFICIALE FACEBOOK YOU TUBE INSTAGRAM TIK TOK
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