L’ultimo dei Trovatori: Addio a Erasmo Treglia, l’architetto della musica popolare
Polistrumentista visionario, ricercatore e anima della casa discografica Finisterre. Se ne va l’uomo che ha trasformato il folk italiano in una lingua universale, portando i suoni delle radici contadine e degli emarginati sui palchi di tutto il mondo.
di Rosato Alessia

Il mondo della musica popolare non ha perso solo un musicista, ha perso una bussola. Erasmo Treglia non era un semplice esecutore: era un cercatore di suoni, un agitatore culturale e un costruttore di ponti tra mondi che spesso faticano a parlarsi. Con la sua scomparsa, si chiude un capitolo fondamentale della world music italiana, ma resta in eredità un immenso archivio di bellezza e resistenza culturale.
Erasmo Treglia: Un soffio tra terra e stelle
C’era qualcosa di magico nel vederlo sul palco. Circondato da strumenti dai nomi antichi — ghironde, ciaramelle, nickelharpa, violini a tromba — Erasmo sembrava un alchimista intento a distillare il suono della terra. La sua maestria non era mai sfoggio di tecnica, ma un atto di amore verso la storia che quegli oggetti portavano in dote.
Nato con il ritmo delle zampogne nel cuore, ha fatto di Maranola (LT) l’ombelico di un mondo sonoro sommerso attraverso il festival “La Zampogna”, dimostrando che la tradizione non è cenere da adorare, ma un fuoco vivo che può ancora scaldare il presente.
Ziganopolì: la musica come libertà
L’esperienza con gli Acquaragia Drom, la band da lui fondata, rimane una delle sue eredità più vitali. Con loro, Erasmo ha dato voce alle comunità Rom e Sinti, portando lo spirito del nomadismo nei festival di mezza Europa. Non era folklore da cartolina: era uno “swing sporco” e ribelle che sapeva dialogare con i Gogol Bordello così come con i maestri della tammurriata.
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Dalle radici al Cirque du Soleil
La versatilità di Treglia era tale da portarlo fuori dai confini del genere. È stato capace di collaborare con il rock di Piero Pelù, di sonorizzare il teatro civile di Ascanio Celestini e Moni Ovadia, fino a raggiungere le platee globali del Cirque du Soleil. Per Erasmo, non esistevano gerarchie musicali: una ciaramella aveva la stessa dignità di una chitarra elettrica, purché portasse con sé un briciolo di verità.
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Il custode della memoria
Dietro le quinte, il suo lavoro con l’etichetta Finisterre ha segnato una svolta: ha dato casa a centinaia di artisti, trasformando la ricerca etnomusicologica in progetti editoriali di altissimo livello. Il suo impegno come direttore dei Musei delle Tradizioni Musicali di Arsoli e Maranola è stata la sua missione politica: difendere la biodiversità sonora contro l’omologazione del mercato.
Mentre le note di una piva risuoneranno ancora tra i vicoli dei borghi che ha amato, il suo ricordo camminerà sulle gambe di ogni musicista che avrà il coraggio di imbracciare uno strumento antico per raccontare una storia nuova. Buon viaggio, Erasmo.

BOX 1: L’eredità sonora (3 tappe chiave)
Acquaragia Drom – Ziganopolì: Il manifesto della musica zingara di frontiera. Un incontro esplosivo tra swing, ritmi rom e impegno sociale.
Collana “I Suoni del Lazio” (Finisterre): L’opera omnia della sua ricerca sul campo, che ha salvato dall’oblio canti e strumenti del Centro Italia.
Orchestra Popolare Italiana: Il progetto che ha portato i “suoni rari” (ghironde e organetti) nei grandi templi della musica internazionale.
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BOX 2: Guida all’approfondimento
Etichetta Finisterre
La Zampogna Maranola
Acquaragia Drom

“La musica popolare non è il passato, è il futuro che ha scelto di non dimenticare da dove viene.”
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