Sorry,Baby: Recensione – Debutto sorprendente di Eva Victor
L’opera d’esordio alla regia dell’attrice, con il film Sorry, Baby, che ha ottenuto numerose candidature e un premio al National Board, uscirà nelle sale italiane il 15 gennaio.

La “neo regista”, aveva partecipato alla serie “Billions”. Il film è interamente un suo lavoro: si è occupata della direzione, della sceneggiatura e, non per ultimo, è anche la protagonista. Si tratta di una commedia con tratti drammatici raccontati con delicatezza e in maniera alternativa, che provoca importanti riflessioni dopo l’uscita dalla sala.
SorryBaby- La trama e le relazioni
Agnes (Eva Victor), una docente universitaria, ha subìto un trauma durante gli anni del dottorato, un evento che l’accompagnerà per il resto della sua vita. La sua amica e coinquilina, Lydie, è l’unica a sapere dell’accaduto. La loro amicizia è un nodo centrale del film e viene mostrata nelle diverse sfaccettature che assume nel corso degli anni. Lydie prenderà in mano la sua vita, si sposerà e avrà un figlio. Agnes avrà soddisfazioni professionali e si affaccerà all’amore, ma la ferita sempre dentro di lei.

L’episodio terribile viene inizialmente fatto solo immaginare agli spettatori, con la protagonista visibilmente preoccupata. In seguito si entrerà nel cuore dell’argomento, con gli sviluppi che si susseguiranno. Il significato del titolo si comprende solo alla fine della storia, quando racchiude le conclusioni dei suoi pensieri sul mondo, inevitabilmente influenzati dalla vicenda vissuta.
Il racconto non segue un tempo preciso: è volutamente confuso, proprio come accade nel ricordo di un episodio traumatico. Si inizia in medias res, per poi riavvolgere la pellicola e catapultarci indietro, quindi tornare avanti — ma quanto avanti lo si capisce solo nel corso della narrazione. La sceneggiatura è ricca di dialoghi, con un taglio spiccatamente giovanile. Sono presenti numerosi momenti ironici che faranno esplodere la sala in risate, ma anche scene capaci di creare silenzi assorti.

Struttura narrativa e stile
Visivamente il film è intenso, con una fotografia funzionale al racconto; le ampie inquadrature sui paesaggi sembrano quadri veri e propri.
L’interpretazione e la regia
A mio avviso, la scelta interpretativa di Eva Victor nel mostrare la vicenda turbante è straordinaria: concentrandosi esclusivamente sugli attimi che seguono l’evento appena concluso, mette in luce ciò che accade nella mente di una persona subito dopo un’esperienza simile — una prospettiva spesso trascurata. La regista ci rende partecipi delle situazioni di Agnes per tutto il film: dalle più bizzarre e dolci, come l’incontro con il gatto che poi adotterà, a quelle più profonde e personali.
Temi, impatto ed epilogo
La forza di questo lavoro, oltre alla sceneggiatura e alla fotografia, risiede nella capacità di condurre lo spettatore dentro la mente della protagonista: alcune donne — e, perché no, anche alcuni uomini — si riconosceranno in lei. La forza della professoressa può infatti diventare fonte d’ispirazione o specchio in cui rivedersi. Un ulteriore punto a favore della “tuttofare” Victor è l’aver reso scorrevole la pellicola nonostante la presenza quasi esclusiva di dialoghi. Questo debutto ha avuto un epilogo positivo, dando vita a un’opera originale, lontana dai classici lavori che si trovano al cinema. Lo consiglio!!!
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