Recensione Giulio Regeni – tutto il male del mondo: documentario necessario
L’alone di mistero che circonda l’omicidio del ricercatore Giulio Regeni raccontato da occhi sempre attenti ai particolari.

É il 25 Gennaio del 2016 quando viene denunciata la scomparsa del dottorando Giulio Regeni, studente impegnato in una tesi di ricerca al Cairo. É una data molto delicata per il popolo egiziano. E’ il giorno dell’anniversario della rivoluzione del 2011 che portò alla destituzione del capo dello Stato Zine El-Abidine Ben Alì. Difatti per comprendere questo film-documentario prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, bisogna dapprima considerare le ansie e le fobie di un regime autoritario, leggi silenziose ed incomprensibili per chi ha la fortuna di esserne estraneo.
Giulio Regeni – tutto il male del mondo: i fatti e la trama
Il pluripremiato regista e documentarista Simone Manetti ricostruisce le vicende del ventottenne Giulio, prima e dopo l’omicidio, raccontandone l’assurdo processo ai danni di veri e propri fantasmi (alti dirigenti della sicurezza egiziana), unendo immagini e foto di repertorio ad interviste nuove ed inedite.
A tessere i fili della narrazione sono i testimoni reali della vicenda: i genitori di Giulio (Claudio Regeni e Paola Deffendi) e Alessandra Ballerini, avvocato per i diritti umani e legale della famiglia Regeni. Con la spilla gialla sempre presente sui vestiti che recita: VERITÀ PER GIULIO REGENI.
La pellicola inizia mostrandoci dall’alto le caotiche strade del Cairo, piene di vita e movimento, suggerendoci che qualcosa, forse, si muove anche al di sotto di quelle luci, qualcosa che non si vorrebbe conoscere. Quel qualcosa è il regime presidiato da Abdel Fattah al-Sisi, attuale presidente egiziano, ed il timore che trasmette al suo popolo.
La ricerca della verità diventa giustamente un ossessione: com’è possibile che un giovane studente sia stato preso di mira dai servizi segreti egiziani?
Giulio Regeni, lavorava in quei giorni su una tesi di dottorato sui nuovi sindacati della classe dei lavoratori ambulanti per conto dell’università di Cambridge. Durante le ricerche è stato denunciato al governo egiziano da un capo sindacalista che vedeva nel ricercatore sia una minaccia sia un’opportunità. Poco dopo viene rapito, torturato ed ucciso. Viene ritrovato pochi giorni dopo in un angolo su una strada non troppo lontana dalle piramidi, denudato, pieno di ossa rotte e bruciature su tutto il corpo. Per il governo egiziano è un incidente d’auto. Per l’Italia NO. Da qui le ricerche e le ipocrisie di entrambi i governi, incapaci di collaborare per una famiglia che vorrebbe solo la verità per il compianto figlio.
L’occhio di Simone Manetti
Manetti è bravo nel cogliere quelle piccole espressioni che raccontano tutto un mondo, spesso attraverso una macchina a mano leggermente movimentata che riesce ad immergere ulteriormente lo spettatore nei panni di chi ha vissuto la tragedia in prima persona.
Le calde atmosfere egiziane sono in forte contrasto con le freddi luci che illuminano i volti di chi è presente al processo. Anche le interviste, svolte sempre in ambienti familiari, ricordano le aule del tribunale, gelide e pungenti. La fotografia di Gianluca Ceresoli ha, quindi, una funzione prima di tutto narrativa.
Il montaggio confronta spesso i media italiani con quelli egiziani, evidenziando quanto e come siano diversi i concetti di informazione pubblica tra un paese democratico e un regime autoritario. Telegiornali e programmi televisivi molto presenti per fare un quadro completo anche dell’opinione pubblica.
Giulio Regeni – tutto il male del mondo: conclusioni
Il documentario racconta una storia dura e commovente che mette in luce prima di tutto l’ipocrisia del male. Difatti “Tutto il male del mondo”, non è solo una canzone di Lucio Dalla, ma è quello che vede Paola Deffendi nel volto senza vita del figlio. Vedere e supportare questo film-documentario equivale ad indossare quella spilla gialla. VERITÀ PER GIULIO REGENI.
È un film che consiglio perché necessario. Sarà in sala il 2 3 e 4 Febbraio.
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