2000 metri. Ci vogliono due minuti in auto per percorrerli. Dieci minuti a piedi, correndo. Le truppe ucraine ci hanno messo tre mesi. Tre mesi per percorrere 2000 metri, conquistando con il sangue centimetro dopo centimetro.

2000 metri ad Andriivka film: Un film, ma non un film
2000 metri ad Andriivka è la seconda opera da regista di Mstyslav Černov dopo 20 Days in Mariupol, che gli è valso, tra i tanti premi, l’Oscar e il BAFTA 2024 come miglior cortometraggio.
Černov è un corrispondente di guerra, giornalista (premio Pulitzer), fotoreporter, regista e scrittore.
Ha documentato svariati conflitti, restando anche ferito sul campo. Dal 2022 documenta l’invasione russa dell’Ucraina.
Siamo nel 2023, nel periodo della controffensiva ucraina. Černov e il suo collega della Associated Press, Alex Babenko, documentano il viaggio di una brigata ucraina che dovrà percorrere, attraverso una striscia di foresta circondata da campi minati, i 2000 metri necessari per raggiungere il villaggio di Andriivka, liberarlo dalle truppe di occupazione russe e issare la bandiera ucraina.
Ma non c’è solo questo punto di vista.
Tutti i punti di vista della guerra
Černov ha selezionato filmati tratti dalle bodycam dei soldati e dai droni; ha ripreso i soldati nei momenti di momentanea quiete, nelle battaglie più cruente e nelle fughe sugli APC mentre i proiettili sibilano all’interno dell’abitacolo. Ha poi aggiunto filmati di telegiornali da tutto il mondo nelle varie fasi dell’avanzata, che costituiscono i capitoli di cui è composto il film, e filmati successivi in cui madri, mogli, compagne, amici piangono chi non è più tornato, mentre i commilitoni celebrano la memoria dei compagni caduti (e in quella scena mi sono commosso).
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Il tutto amalgamato con enorme coerenza, tanto da trarne una storia con piu’ protagonisti , come se fosse un film . Ma non lo è.
E’ la realta’ .

La realtà, non un videogioco
Te ne dimentichi. Siamo abituati a film girati con le bodycam: quando poi hanno il fucile in mano e sparano, l’inquadratura sembra Call of Duty. Ma non è un videogioco. Sono persone vere che sparano, sono persone vere quelle che muoiono.
È un approccio viscerale: strisciamo con i soldati, viviamo la trincea riparandoci dalle esplosioni, continue e vicine, con il suono di brandelli di terreno che cadono come pioggia anche su di noi. Ma non esci dalla trincea e sei ferito; ti dicono che torneranno, ti dicono di non provare a farti saltare in aria, ti dicono che torneranno a prenderti.
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E a volte ci riusciranno. A volte saranno costretti ad abbandonare i commilitoni. Vedremo i lacci emostatici, che erano molto diversi da come li immaginavo; sentiremo soldati lamentarsi perché hanno braccia e gambe rotte e non possono muoversi. Qualcuno verrà ferito e noi lo vivremo in prima persona. Saremo il ferito trascinato via dai compagni per essere salvato.

Umanità sotto il fuoco
Parteciperemo alle speranze, alla disperazione, ai piccoli momenti di gioia; assisteremo a battute, pensieri anche profondi, desideri per il futuro, alla calma del fumare una sigaretta.
Difficile provare un coinvolgimento maggiore.
Ci affezioneremo ai nostri protagonisti per poi sapere che sono morti .
E poi la foresta. La foresta è anche lei un personaggio. La foresta di cui rimangono solo rami bruciacchiati e contorti. Che scenografia potente… ah no, non è una scenografia.
E la musica, affidata a Sam Slater (Joker), ti accompagna con un ritmo tamburellante, lento ma incalzante, con reminiscenze della colonna sonora de La Cosa di Morricone. E quando la musica sfuma, iniziano le bombe, quasi a continuarne il motivo.
Le parole vuote e i nomi che restano
Il film si apre con una citazione di Hemingway tratta da Addio alle armi, in cui il protagonista riflette sulla vacuità astratta di parole come “gloria” e “onore” e, di contro, sulla brutale concretezza dei nomi delle città, dei luoghi, delle strade, delle date, dei reggimenti che simboleggiano morte e sofferenza.

Andriivka: un nome
Un nome. È solo questo che è rimasto di Andriivka e di tanti altri villaggi e città. Un cumulo di rovine dove si trova a stento qualcosa su cui issare la bandiera della vittoria. Un cumulo di macerie dove l’unico essere vivente rimasto è un gatto, che verrà salvato dai soldati.
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Ma un nome è anche un punto fermo. Un inizio da cui partire per non dimenticare, per ricostruire ciò che è andato perduto e renderlo di nuovo vivo.
2000 metri ad Andriivka sarà al cinema solo dal 19 al 21 Gennaio. E’ un pugno nello stomaco ma vi consiglio vivamente di vederlo.
Massimo Triggiani
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