Recensione – Il mago del Cremlino – Le origini di Putin: I comprimari sono importanti
Il film che ripercorre la storia della Russia dalla caduta dell’URSS all’inizio della guerra in Ucraina da una prospettiva originale.
Presentato alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, prodotto da Curiosa Film e Gaumont, il nuovo thriller politico diretto da Olivier Assayas (Qualcosa nell’aria, 2012 – Sils Maria, 2014), co-scritto insieme a Emmanuel Carrère (L’avversario, 2000 – Limonov, 2011) e con un cast stellare: Paul Dano, Alicia Vikander, Jude Law e Jeffrey Wright.
Distribuito in Italia da 01 Distribution, dal 12 Febbraio, al cinema.

Trama e struttura
La pellicola, adattamento dell’omonimo romanzo di Giuliano Da Empoli del 2022, si apre sulle campagne innevate di una Russia gelida. La voce narrante dello scrittore Rowland (Jeffrey Wright) ci introduce a Vadim Baranov (Paul Dano), uomo che passeggia per i boschi con i suoi cani e che ha sulle spalle una montagna di leggende: è stato per anni, prima di dimettersi e ritirarsi, il consigliere dello Zar.
Di lui si dice che sia il nuovo Rasputin, l’uomo che per davvero tira le fila della contemporaneità russa.
Baranov prende contatto con Rowland, attualmente in Russia, inviato da Yale, per scrivere un libro su Yevgenij Zamyati, storico scrittore russo, e lo invita nella sua dimora fuori città, apparentemente per fargli vedere una lettera che lo stesso Zamyati scrisse a Stalin. Da subito Baranov si apre con lui e comincia a raccontargli la lunga storia della sua vita.
Attraverso otto capitoli (I nuovi russi; Reality Show; Vladimir Vladimirovič; Il potere verticale; La fine degli oligarchi; Orange Revolution; Internet Research Agency; Guerra in Crimea) seguiamo l’intera vita di Vadim Baranov: dopo un’infanzia felice, si iscrive all’accademia d’arte drammatica di Mosca, velocemente passerà dal teatro sperimentale alla televisione per poi arrivare alla politica attraverso dedizione, lavoro e un unico grande amore contorto, quello con Ksenija (Alicia Vikander).
La vita di Baranov è solo un pretesto per raccontare la storia russa: Gorbaciov che alza il prezzo della vodka per far iniziare a bere più latte; Él’cin ubriaco che va legato alla sedia durante i discorsi; l’ascesa di Vladimir Putin (Jude law); la fine degli oligarchi; le olimpiadi di Sochi, fino ad arrivare ai primi accenni di quello che attualmente ancora accade in Ucraina.
Il mago del Cremlino – Le origini di Putin: Un testimone più che un eroe
Paul Dano interpreta Vadim Baranov, personaggio di finzione, ispirato alla vera figura di Vladislav Surkov, ex-consigliere di Putin. Attraverso la sua fittizia storia personale si dischiude un quadro molto più ampio e varco per il racconto del potere.
L’intimo diventa universale.
Sebbene protagonista effettivo della pellicola, il focus principale è su Vladimir Putin. Arriva in scena con molta calma, dopo più di 30 minuti di film per poi quasi sparire nel finale rinchiuso nella sua intima cerchia stretta di imprenditori e alti funzionari.
Jude Law, perfetto nel ruolo senza trucchi prostetici, indossa solo un parrucchino biondo e colpisce nei panni dello Zar. Il sottotitolo italiano, Le origini di Putin, risulta fuorviante: il film non ambisce a spiegare un uomo, ma a interrogare il sistema di potere che lo produce, utilizzando la sua traiettoria come semplice punto di accesso.
Il rapporto tra Putin e Baranov non è mai chiaro del tutto, lo zar lo definisce: “un’artista per i politici e un politico per gli artisti”. Anche quando in disaccordo, Baranov fa di tutto per compiacere lo zar, più che l’eroe del film ne è il testimone.
La scelta di far parlare tutti in inglese, nonostante il contesto russo, rientra in quella classica ingenuità del cinema internazionale che oggi appare sempre più stanca: in un film che ruota molto attorno ai dialoghi si ottiene semplicità al prezzo di una perdita di credibilità.
La coesistenza del doppio piano narrativo, quello dello scrittore Rowland e quello di Baranov, fatica a trovare un vero equilibrio. L’esistenza del punto di vista del personaggio interpretato da Jeffrey Wright trova una parziale giustificazione solo nel finale, sconcertante e di dubbia necessità.
Il mago del Cremlino – Le origini di Putin: conclusioni
Il mago del Cremlino non è certo più brutale o diretto della realtà che racconta e forse non riesce pienamente nella denuncia che si propone, tuttavia intrattiene grazie alla regia di Olivier Assayas, mai confusa né sporca, e alle interpretazioni, su tutte quelle di Paul Dano e Jude Law.
Consigliato agli amanti dei thriller politici e dei ritratti del potere senza aspettarsi un racconto documentaristico e lineare.
Al cinema dal 12 Febbraio.
Mattia Pellegrino
I Wonder Pictur RAI CINEMA 01 Distribution
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