Adottare consapevolmente: la differenza fra scelta e azione

Adottare un animale sembra semplice. La pensavo anche io così. Sarà che i ricordi della mia infanzia sono costellati di quadrupedi che piombavano in casa e cominciavano improvvisamente a far parte della mia vita.

Per me era naturale: vai al canile, scegli un cane, un gatto, lo porti a casa. Finito. E così c’erano peli e zampe in ogni dove, il silenzio era diventato raro e le giornate decisamente movimentate.

Adottare un animale
Adottare un animale

Ma gli anni passano, cambiano i ritmi e le priorità. La scuola, gli impegni, il lavoro, i traslochi. Fino al punto in cui l’esistenza pare raggiungere spontaneamente una sorta di equilibrio. Una stabilità. O forse sarebbe meglio dire una staticità.

Ed è proprio quando mi è successo questo che ho pensato fosse arrivato il momento giusto per adottare un cane. Introdurre così una presenza viva e frizzante, alla quale ero così abituato e della quale percepivo inevitabilmente l’assenza, anche a distanza di molti anni. Detto così, potrebbe sembrare una decisione presa con leggerezza, e forse davvero lo era.

Ma dopotutto, le cose migliori si trovano quasi sempre seguendo una iniziale direzione emotiva. Non è sbagliato: solo che non è sufficiente.

Adottare un animale: I primi passi

Quando non sai da dove iniziare, la risposta di solito è una soltanto: internet. Cercando sul web si apre un mondo parallelo fatto di rifugi, associazioni, annunci di privati e staffette. Tutti che condividono lo stesso tono emergenziale. Tutti che trasudano lo stesso carattere di urgenza. Mille cuccioli dagli occhi dolci che stanno aspettando proprio te.

Allora scorri fra i post, guardi le foto, salvi le ricerche e numeri di telefono. É molto poco per entrare in empatia con un animale, ma in qualche modo ci si riesce lo stesso.

Iniziano i primi messaggi e le prime telefonate affrontate con cautela e riservatezza; l’impressione è che adottare sia così semplice che potresti quasi farlo per sbaglio.

Adottare un animale
Tequila

Il canile

Entrare per la prima volta in un canile rende immediatamente più chiaro il mondo che si è intravisto online. Le storie si moltiplicano, raccontate una dopo l’altra da volontari pazienti; guadagnano consistenza e tridimensionalità. Non più righe di testo e fotografie, ma occhi veri che ti fissano da dentro ai box. Odori, colori e suoni. Cani grandi e piccoli, cuccioli e adulti. Alcuni sono appena arrivati, altri hanno trascorso quasi tutta la loro vita lì dentro.

Bambini piantati davanti alle gabbie dei cuccioli, “lo voglio” che fioccano come granelli di polvere. Potenziali futuri proprietari impegnati in titaniche opere di convincimento. Regali di natale anticipati. Ma sappiamo qual è la logica che governa i regali di natale: essi sono superficiali, sconsiderati e, spesso, indesiderati.

In questo trambusto, la scelta smette di essere una preferenza e diventa una rinuncia: non si tratta più di decidere chi adottare, ma chi non si potrà portare a casa.

Adottare un animale: Il muro burocratico che salva le vite

Questionari, colloqui, moduli da firmare e preaffidi. È questo il primo ostacolo che si para davanti a chi cerca di adottare. Un insieme ingombrante di passaggi e formalità che può apparire in contrasto con l’urgenza che traspare da molti annunci online.

Molte domande, alcune piuttosto dirette ed altre molto personali somigliano a tentativi di scoraggiamento.

“Sai che per i prossimi quindici, o forse anche vent’anni la tua vita cambierà? Sai che ci saranno rinunce da fare?”

Ma tutto questo è in primo luogo una forma di tutela nei confronti degli animali, pensata per ridurre il rischio di adozioni sbagliate o impulsive. Allo stesso tempo, queste misure servono a salvaguardare le strutture e il lavoro dei volontari, abituati a gestire ri-abbandoni e ritorni nei box che annullano mesi, a volte anni, di tentativi.

Questo attrito ha anche un’altra funzione meno evidente: sedare l’impulso. Trasformare l’azione di adottare nella scelta di adottare.

Adottare sì, ma consapevolmente

Siamo abituati ad agire di fretta, avvezzi alla velocità e alle opportunità sfuggenti. La cultura dell’obsolescenza e dell’usa e getta ha riprogrammato le nostre vite, rendendoci frettolosi e impulsivi, lasciandoci percepire ogni rallentamento come ostacolo e non più come un sano spunto di riflessione.

Capire che esistono cose per cui è necessario fermarsi a riflettere è forse il primo vero atto di rispetto nei confronti di un animale – ma anche nei confronti di noi stessi. E così, ancor prima di arrivare nelle nostre case, il nostro nuovo compagno di viaggio con la coda ci ha insegnato qualcosa.

Roma Capitale


CONDIVIDI SU...
0 0 voti
Votami
Iscrizione
Notificami
0 Commenti
Più vecchio
Più nuovo Most Voted
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
0
Fammi sapere cosa ne pensi, per favore commenta.x