Dalla Formula 3 a Claudio Simonetti: in streaming “Gli anni del Prog” di Pierfrancesco Campanella

Gli anni del Prog approda su Prime Video Channel e CG tv. Apprezzato docufilm diretto da Pierfrancesco Campanella, è dedicato a quel particolare genere musicale che negli anni Settanta ha cercato di nobilitare il rock tradizionale attraverso una fusione con la musica classica.

Il progressive rock: una rottura con il sound del passato

Gli anni del Rrog

Il rock progressivo ha rappresentato decisamente una rottura col sound del passato: basti pensare che i brani di durata tradizionale furono rimpiazzati da lunghe suite musicali che potevano arrivare ad occupare l’intera facciata di un disco LP. Includendo influenze sinfoniche, temi musicali estesi, ambientazioni e testi fantasy, oltre a complesse orchestrazioni. 

Molti brani progressive sono caratterizzati dall’utilizzo di tempi dispari e inconsueti, frequenti cambi di tempo e variazioni di intensità e velocità nel corso di uno stesso brano. E, soprattutto, dall’utilizzo di strumenti inusuali come l’organo Hammond, il moog e il mellotron.

Un genere musicale innovativo

Gli anni del prog
Nella foto: Natale Massara

Un’altra innovazione del genere è la presenza di testi di un certo spessore culturale. Con riferimenti a figure od opere letterarie e teatrali, allusioni a fatti storici. Con testi di difficile comprensione e a volte impenetrabili, con riferimenti alla mitologia, alle fiabe e alla religione. Senza tralasciare i riferimenti politici che rimandavano all’impegno sociale e alle lotte di classe di quegli anni.

La ricerca estetica si riflette sulla confezione del prodotto, all’epoca LP. In molti casi l’aspetto grafico assume una rilevanza particolare: sia per le illustrazioni, sia per particolari packaging del disco in vinile. Un esempio su tutti: la mitica copertina a salvadanaio del primo album ufficiale del Banco.

Gli anni del Prog di Pierfrancesco Campanella

Gli anni del prog
Nella foto: Gianni Leone del Balletto di Bronzo

Da queste premesse, c’è materiale interessante e diversificato per poter gustare un documentario dedicato al rock progressivo di casa nostra, partendo da quello made in England.

Nel lavoro di Campanella sono intervistati alcuni degli artisti protagonisti dell’epoca , oltre ad addetti ai lavori, a giornalisti, critici musicali ed esperti. Per avere un quadro il più possibile esaustivo di una musica “alternativa” in un decennio “difficile”.

I nomi prog coinvolti

Nella foto: Gianni Dall’Aglio degli Area

Tra i nomi coinvolti ricordiamo Vittorio e Michelangelo Nocenzi del Banco, Gianni Leone del Balletto di Bronzo, Livio Macchia dei Camaleonti, Paolo Siani de La Nuova idea, Gianni Dall’Aglio degli Area, Tony Esposito, Lino Vairetti degli Osanna, Gianni Togni, Tony Cicco dei Formula 3, Mauro Goldsand, Enrico Capuano, Ivan Cattaneo, Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik, Claudio Simonetti dei Goblin, Natale Massara, James Senese dei Napoli Centrale. Oltre ai produttori discografici Matteo Pagano e Salvatore De Falco, al cinefilo Fabio Melelli, agli esperti Andrea Ungheri, Paolo Reale e Gino Saladini, agli scrittori Donato Zoppo e Nicola Iuppariello, ai giornalisti Fernando Fratarcangeli e Renato Marengo.

I dettagli del docufilm

Nella foto: Claudio Simonetti

Prodotto da Sergio De Angelis per Parker Film, Gli anni del Prog, inoltre, è stato appena acquisito dalla Rai, che lo trasmetterà insieme ad altri documentari nei quali è coinvolto a vario titolo Pierfrancesco Campanella, a cominciare da C’era una volta il Beat italiano.
Photo credits: Laura Camia

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