Le assaggiatrici 13 candidature ai David di Donatello 2026: il veleno come potere, dal passato al futuro

Quando il film Le assaggiatrici ha fatto il suo ingresso nella cinquina del Miglior Film ai David di Donatello 2026 è stato un segno del presente che guarda al passato per capire chi siamo e dove stiamo andando. Il film di Silvio Soldini, tra le opere più nominate – con 13 candidature alla 71ª edizione dei David di Donatello – ha catturato l’attenzione della critica e delle giurie proprio perché racconta una storia apparentemente distante ma profondamente contemporanea.

Le assaggiatrici David 2026
Le assaggiatrici – David di Donatello 2026

Dentro la cucina delle assaggiatrici: il silenzio che pesa

Il silenzio delle sette donne sedute davanti a piatti che possono uccidere è più pesante di qualsiasi bomba. Rosa Sauer solleva la forchetta con mani tremanti e porta il cibo alle labbra, trattenendo il respiro, costretta dalla violenza e dalla coercizione: nessuna di loro poteva rifiutarsi. Ogni boccone potrebbe essere l’ultimo. Accanto a lei, le altre assaggiatrici osservano la sua reazione, scambiandosi piccoli gesti di conforto: un sospiro, un cenno, uno sguardo che dice senza parole “Siamo insieme in questo”. La guerra, quella vera, è fuori; ma qui, nella cucina di Hitler, la battaglia è dentro di loro, invisibile e silenziosa.

Il film, Le assaggiatrici, non racconta esplosioni né scontri, ma tensioni più sottili e feroci. La paura governa ogni gesto. Ogni respiro diventa un atto di coraggio, ogni pasto assaggiato un compromesso morale. Rosa sente la colpa per proteggere un uomo che rappresenta la violenza assoluta, eppure ogni giorno sopravvive grazie alla sua lucidità e a quella fragile rete di solidarietà che si crea tra le donne. La cucina diventa un microcosmo di coraggio, fragilità e resistenza.

Le assaggiatrici – David di Donatello 2026

Il cibo, nel film, rappresenta un simbolo del potere e della paranoia. Hitler teme il veleno più della guerra stessa, e la fragilità del dittatore si riflette nei gesti tesi delle assaggiatrici. Ogni boccone è una danza tra vita e morte, ogni minuto trascorso al tavolo una prova di coraggio. Dopo aver assaggiato il cibo, le donne dovevano attendere un’ora dall’ultimo boccone, un’ora interminabile che poteva essere la loro ultima o permettere di salvarsi. Eppure, nonostante la paura, tra Rosa e le altre nasce una solidarietà silenziosa, un filo sottile che permette di sopravvivere, di mantenere la propria umanità anche sotto pressione estrema.

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Dal passato al presente: la tecnologia al servizio del potere

Dal silenzio di quella cucina passiamo a un mondo che sembra lontano, eppure ripete le stesse dinamiche con strumenti diversi. Oggi, leader come Vladimir Putin, Kim Jong-un o il presidente americano, passato e presente, non rischiano più la vita a ogni boccone: la tecnologia ha preso il posto delle assaggiatrici. Ogni ingrediente viene tracciato e ogni piatto analizzato in laboratori all’avanguardia. Biosensori, spettrometri e strumenti chimici individuano tossine invisibili prima ancora che possano raggiungere il tavolo, trasformando la scienza in una barriera protettiva attorno al potere. Il sacrificio umano non serve più, eppure la logica rimane immutata: chi detiene il potere teme sempre ciò che non può vedere.

Le assaggiatrici David 2026
Le assaggiatrici – David di Donatello 2026

Se nel passato il rischio era rappresentato da cianuro, arsenico o da tossine naturali come funghi e piante velenose, oggi la minaccia prende il nome di Novichok, un agente nervino potente e letale anche in microdosi. Il caso recente di Alexei Navalny dimostra quanto sofisticata e invisibile possa essere la minaccia moderna. Non serve più un assaggiatore umano: basta la scienza, strumenti ad alta tecnologia e protocolli rigidissimi per proteggere chi detiene il potere. Ma, nonostante i secoli e le innovazioni, la paura rimane un filo invisibile che collega la cucina di Hitler alle sale dei palazzi moderni, ricordandoci che il potere, per quanto protetto, è sempre vulnerabile.

Dietro le quinte: la magia cinematografica

Soldini ha diretto il film con precisione, riflettendo la meticolosità della storia che racconta, tratta dal romanzo di Rosella Postorino. Le scenografie riproducono con fedeltà la cucina e le sale del Reich, con luce naturale filtrata per ricreare l’atmosfera claustrofobica e sospesa. Gli attori hanno studiato postura, gesti e respiro delle assaggiatrici, trasformando ogni scena in un piccolo teatro di tensione.

La regia valorizza dettagli apparentemente minimi: un cucchiaio che trema, lo scorrere lento di una mano sull’orlo del piatto, lo sguardo che scorre tra le compagne. La colonna sonora, anch’essa candidata ai David di Donatello 2026 come miglior suono, accompagna le scene senza mai invadere, amplificando il silenzio e il peso emotivo di ogni momento. Lo spettatore riesce a percepire ogni attimo di paura e coraggio come se fosse nella cucina insieme alle sette donne.

Le assaggiatrici - David di Donatello 2026
Le assaggiatrici – David di Donatello 2026

Un film, molte domande

Le assaggiatrici non guarda solo indietro. Ci spinge a riflettere sul presente e sul futuro: come cambia la protezione del potere? Quanto la tecnologia può sostituire l’esperienza umana? E soprattutto, quanto resta universale il concetto di paura, complicità e resistenza?

I David di Donatello 2026 celebrano l’arte e la capacità di raccontare storie che attraversano il tempo, e Le assaggiatrici lo fa magistralmente. Dalla Seconda guerra mondiale al XXI secolo, dalla cucina claustrofobica ai protocolli high-tech, il film ci ricorda che la paura può cambiare forma, ma il coraggio e l’umanità restano sempre il filo che ci lega alla vita.

Tutto quello che devi sapere sulle Assaggiatrici

Sì, Le assaggiatrici si ispira a una storia reale. Durante la Seconda guerra mondiale, alcune donne furono costrette ad assaggiare il cibo destinato a Adolf Hitler per prevenire tentativi di avvelenamento.

Il film è disponibile su Prime Video, dove può essere guardato in streaming tramite abbonamento o, se non incluso, con noleggio/acquisto digitale secondo le opzioni previste dalla piattaforma.

Il cast include: Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun, Emma Falck, Olga Von Luckwald, Thea Rasche, Berit Vander e Kriemhild Hamann. Il film è diretto da Silvio Soldini, con una forte attenzione alla recitazione corale e alla psicologia dei personaggi.

Il film è stato girato principalmente in Alto Adige, con il fulcro delle riprese a Silandro (BZ), presso il centro culturale Basis Vinschgau Venosta, ricavato nell’ex caserma Druso, usato per gli interni, inclusi i luoghi dove le protagoniste condividono i pasti.

  • Prato allo Stelvio: la casa in via Dornweg 23 trasformata nell’emporio.
  • Lago di Corzes: alcune scene esterne suggestive.
  • Via Castello 34 (Silandro): per le riprese del fienile.

Le riprese sono iniziate a maggio 2024, con il sostegno della Film Commission dell’Alto Adige.

La durata del film è di circa due ore (può variare leggermente a seconda della versione distribuita).

Il finale si concentra sul destino della protagonista Rosa Sauer dopo la distruzione della Casa del Führer e lo smantellamento del programma delle assaggiatrici. Rosa cerca di partire per la Germania portando con sé l’amica Elfriede, che aveva scoperto di essere ebrea, per proteggerla da Albert Ziegler, suo amante e membro dell’esercito del Führer. Albert scopre il piano: uccide Elfriede e costringe Rosa a salire sul treno, che rappresenta un futuro incerto per lei.

No, le assaggiatrici storiche non erano ebree. Venivano selezionate tra donne considerate “affidabili” dal regime nazista, diventando così vittime costrette ma strumenti del sistema. Solo nel film c’è un’infiltrata ebrea, che assume un’identità falsa per proteggersi.

Sì, dovevano assaggiare ogni pasto destinato a Hitler, due volte al giorno: prima del pranzo e prima della cena. Dopo ogni boccone, dovevano attendere circa un’ora per verificare eventuali effetti di avvelenamento, il tempo necessario alla digestione per capire se il cibo fosse sicuro. Questo rendeva la loro routine quotidiana estremamente tesa e rischiosa.

Sì, erano consapevoli del rischio e vivevano in uno stato costante di tensione e paura.

È una questione complessa: erano vittime costrette, ma allo stesso tempo contribuivano involontariamente alla sicurezza del dittatore.

No. La sicurezza alimentare dei leader è oggi affidata a tecnologia avanzata, analisi chimiche e protocolli scientifici.

Durante la guerra: cianuro, arsenico e tossine naturali.
Oggi: agenti sofisticati come il Novichok, estremamente potenti anche in microdosi.

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