Nei chiaroscuri dell’animo umano: “I dubbi di Alvise Scutaro” – Intervista all’autore Ettore Neri
Intervista a Ettore Neri, autore de “I dubbi di Alvise Scutaro”.
Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, invece, pongono domande.
“I dubbi di Alvise Scutaro”, il nuovo libro di Ettore Neri, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un viaggio narrativo tra inquietudini interiori, identità e contraddizioni contemporanee.
Attraverso il personaggio di Alvise Scutaro, l’autore costruisce una riflessione intensa e sfaccettata sul dubbio come condizione esistenziale, ma anche come possibilità di crescita e consapevolezza.
Intervista a Ettore Neri

In questa intervista Ettore Neri ci accompagna dietro le quinte del romanzo, raccontandone la genesi, i temi principali e il legame tra scrittura e realtà.
D: In questo romanzo il noir si intreccia fortemente con i temi ambientali e con il mondo delle indagini sui reati ecologici. Come nasce la scelta di affrontare questi argomenti all’interno di una storia investigativa?
R: La ricerca di una forte coerenza con la realtà della vita contemporanea delle comunità è una delle linee portanti che fin dall’inizio ho voluto dare alle “avventure” di Nicodemo Gatti. Scelta che, a differenza di altri, più autorevoli autori, che si sono cimentati ambientando le loro opere nella Versilia contemporanea, ho voluto mantenere anche nella descrizione dei luoghi, dei paesaggi, dei nomi delle strade, di alcuni locali, delle distanze tra i luoghi. Tutto ciò, credo, aiuta molto anche nel far nascere dalla fantasia donne e uomini reali, non stilizzati, non schematizzati, ma pulsanti e viventi.
Il protagonista del romanzo Nicodemo Gatti
D: Nicodemo Gatti è un protagonista molto distante dagli investigatori “eroici” tipici di certa narrativa crime: è fragile, malinconico, pieno di dubbi e inquietudini. Quanto conta, per lei, raccontare personaggi profondamente umani e imperfetti?
R: Vale, in sostanza, quanto detto sopra: nessuno tra noi, credo, ha mai conosciuto un investigatore che si avvicini neanche lontanamente a Philip Marlowe. Ogni ispettore di polizia, ogni maresciallo che ho conosciuto in vita mia non l’ho mai visto come una rigida divisa. Per quanto differenti essi fossero, tutti erano caratterizzati dalla loro vita interiore, sentimentale, affettiva, dai loro dubbi e smarrimenti, da limiti errori e virtù. Come tutti noi.
D: Il rapporto tra Nicodemo e sua madre Luisa è uno degli aspetti più intensi del romanzo. Quanto è importante, nella sua scrittura, esplorare le dinamiche familiari accanto alla trama investigativa?
R: Questa è una sorpresa anche per me. Tra l’altro, questo, è il secondo romanzo consecutivo, dopo Brigata Calamandrei, nel quale esplode con notevole importanza la figura di una madre molto solida e consapevole. Seppur con le dovute diversità sia Eleonora, sia Luisa sono ben consapevoli del loro ruolo nel tempo e nella società ed entrambe sono ben consapevoli dei limiti, delle fragilità e delle piccole virtù dei loro smarriti figli. Peccato che mia madre non ci sia più, perché ora avrei bisogno di farle qualche domanda su di me e su di lei.
L’attenzione verso la realtà sociale contemporanea

D: Nel libro emerge una forte attenzione alla realtà sociale contemporanea: precarietà emotiva, crisi identitarie, difficoltà relazionali, disillusione verso il lavoro e verso le istituzioni. Quanto c’è di osservazione del presente nella costruzione della storia?
R: Come noto, ho alle spalle una intera vita dedicata, per larga parte del tempo libero dagli impegni familiari e di lavoro, alla militanza politica. Faccio riferimento voluto alla militanza politica e non alla mia pur lunga e appassionata storia di amministratore di enti locali pubblici, perché trovo che la ricerca e gli approfondimenti, le osservazioni e le analisi che, evidentemente, emergono dalle mie narrazioni, sono, io credo, frutto delle stesse forti e irresistibili spinte che mi hanno portato a volermi occupare del difficile tema di coma si possa rendere più giusta, equa e solidale la nostra civiltà e dei perché questo obbiettivo che dovrebbe essere universale diventi sempre più lontana, irraggiungibile, impossibile.
La grande voglia di fare volontariato sociale per il bene comune attraverso la lotta politica militante non mi ha mai abbandonato, potrei dire, nonostante le botte (figurate) che ho preso e che ho dato e tutt’ora vive in me ed evidentemente anche in ciò che scrivo.
La Toscana come sfondo al romanzo di Ettore Neri
D: La Versilia, Firenze e più in generale la Toscana non sono semplici sfondi, ma sembrano diventare personaggi veri e propri del romanzo. Che rapporto ha con questi luoghi e quanto incidono nella sua narrativa?
R: Per quanto riguarda la Versilia, ovviamente, il rapporto di totale, ma non acritica appartenenza. Non è che mi viene da dire che “amo la Versilia”, mi viene da dire che sono stato molto fortunato a nascere e vivere in Versilia, questo si’. E andando avanti con lo scrivere non mi viene neanche più da pensare che sia più facile scrivere di Versilia perché la conosco benissimo, piuttosto che immaginarsi una metropoli nel 2050. Quanto a Firenze è servita “soltanto” per recuperare la collocazione familiare e di lavoro di Nicodemo Gatti.
D: Nel romanzo si percepisce una riflessione molto critica sul genere giallo stesso, soprattutto nei dialoghi tra Nicodemo e sua madre. È anche un modo per interrogarsi sui limiti e sulle possibilità della narrativa noir contemporanea?
R: Si’, c’è questo, ma devo ammettere che non mi scandalizza più di tanto lo scrittore seriale che si fa “artigiano” più che artista. Ognuno ha diritto ad occupare gli spazi legittimi che più gli aggradano, soprattutto se gli danno risorse per vivere dignitosamente. Luisa è molto più rigida di me, ma il mio intento era molto autoironico perché, a suo tempo, avevo detto che non ci sarebbe stata una seconda inchiesta di Nicodemo Gatti. E invece devo dire che è stato un gran piacere e un grandissimo divertimento riprendere a confrontarsi con Mico, Alvise, Delfino, ecc.
La tensione psicologica dei dialoghi
D: I dialoghi del libro risultano molto realistici e spesso carichi di tensione psicologica. Come lavora sulla costruzione delle voci dei personaggi?
R: Prendo molto, tutto direi, dalla strada, dalla vita quotidiana. Avevo pensato ad usare maggiormente il vero versiliese parlato attualmente, ma purtroppo sul versiliese scritto ci sono molti saggi, raccolte, studi ma fanno tutti riferimento ad una lingua, spesso collinare, che è sparita progressivamente dalla fine della Seconda guerra, quindi mi sono dovuto limitare a qualche piccolo cameo.
Il futuro di Nicodemo Gatti
D: Dopo questa nuova indagine di Nicodemo Gatti, dobbiamo aspettarci altri romanzi con questo personaggio? E quali aspetti della sua personalità le interessa ancora approfondire?
R: A questo punto devo dire che ci sto prendendo gusto, quindi temo di si’. Da Nico mi aspetto che riesca a riconoscere le origini, le cause piccole e grandi, lontani e vicine e che trovi il modo di convivere con esse. Di certo non guarirà, perché il male di vivere non si guarisce, al massimo si riesce a conviverci. Come con un avversario che a volte può rivelarsi un amico.
In fine…

Tra introspezione, memoria e interrogativi morali, I dubbi di Alvise Scutaro si conferma dunque un’opera capace di parlare al lettore con autenticità e profondità. Nell’incontro con Ettore Neri emerge non solo il ritratto di uno scrittore attento alle fragilità dell’uomo contemporaneo, ma anche la convinzione che il dubbio, lungi dall’essere una debolezza, possa diventare uno strumento prezioso per comprendere sé stessi e il mondo che ci circonda.
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