Battiti al Cretto, a Gibellina duecento persone unite dall’ascolto del cuore per ricucire la memoria collettiva

Al Grande Cretto di Alberto Burri, simbolo della memoria ferita di Gibellina (Trapani), l’arte contemporanea è diventata esperienza condivisa attraverso la performance “Battiti al Cretto” ideata dall’artista Federika Ponnetti. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, coinvolgendo duecento partecipanti tra bambini, giovani, adulti e anziani provenienti dall’intera comunità cittadina. Sulle grandi superfici bianche del Cretto sono state allestite sedici postazioni sonore. Li il pubblico ha potuto ascoltare pubblicamente il proprio battito cardiaco attraverso stetoscopi modificati e casse acustiche.

Battiti al Cretto: un’esperienza collettiva

Battiti al Cretto

Ogni partecipante ha preso parte alla performance per due minuti, trasformando un gesto intimo e personale in un’esperienza collettiva di ascolto. Ma anche condivisione emotiva e riconnessione umana tra generazioni differenti. Secondo Federika Ponnetti, il progetto nasce dall’urgenza contemporanea di recuperare relazioni autentiche in un’epoca dominata da comunicazioni digitali, messaggi veloci e rapporti spesso privati della presenza fisica. L’artista descrive l’ascolto reciproco del cuore come un gesto rivoluzionario e coraggioso. Capace di mettere a nudo emozioni profonde e ristabilire un contatto reale all’interno della comunità.

Battiti al Cretto: un lungo percorso partecipativo

“Battiti al Cretto” è un progetto avviato nel 2022 attraverso un lungo percorso partecipativo che ha coinvolto progressivamente scuole, famiglie, associazioni e cittadini della città di Gibellina. Il primo nucleo dell’esperienza è stato sviluppato insieme all’Istituto comprensivo “G. Garibaldi – G. Paolo II”, coinvolgendo complessivamente 322 bambini dall’infanzia fino alla scuola secondaria. Successivamente il progetto si è ampliato alla cittadinanza attraverso incontri pubblici organizzati presso l’anfiteatro della Chiesa Madre progettata dall’architetto Ludovico Quaroni nella nuova Gibellina. Al centro dell’intero percorso vi è il valore universale dell’ascolto. Inteso come possibilità concreta di riconoscere sé stessi attraverso il contatto emotivo e sonoro con gli altri membri della comunità. Ponnetti ha spiegato che ascoltare il battito del cuore, normalmente percepito soltanto nella propria dimensione privata, assume pubblicamente una forza emotiva intensa, sorprendente e profondamente condivisa.

La scelta del Grande Cretto come luogo della performance

La scelta del Grande Cretto come luogo della performance non è stata casuale, ma profondamente legata alla storia collettiva della città distrutta dal terremoto del Belice del 1968. L’opera monumentale di Alberto Burri, costruita sopra le macerie della vecchia Gibellina, rappresenta infatti uno dei più potenti simboli italiani della trasformazione artistica del trauma storico. L’artista ha ricordato come molti abitanti inizialmente guardassero con diffidenza il progetto di Burri, vivendo dolorosamente la trasformazione delle proprie rovine domestiche in opera contemporanea permanente.

Invitare oggi la cittadinanza a ritornare dentro il Cretto ha significato, secondo Ponnetti, affrontare nuovamente quella frattura emotiva per trasformarla in un’esperienza condivisa di riconciliazione collettiva. Attraverso l’ascolto pubblico del battito cardiaco, il trauma individuale si è intrecciato simbolicamente con quello della comunità. Generando nuove connessioni emotive tra memoria, identità e appartenenza territoriale. Nel solco della visione culturale di Ludovico Corrao, fondatore della nuova Gibellina contemporanea, l’arte continua così a diventare strumento concreto di rigenerazione civile, culturale ed emotiva. Durante la performance, persone dai tre agli ottanta anni hanno condiviso lo stesso gesto semplice, dimostrando come il linguaggio universale del corpo possa superare differenze generazionali e culturali.

Battiti al Cretto: un’atmosfera intensa e quasi mistica

Battiti al Cretto

L’atmosfera creata all’interno del Grande Cretto è stata descritta dai partecipanti come intensa, quasi mistica. Sospesa tra memoria del passato, ascolto reciproco e consapevolezza del presente condiviso. “Battiti al Cretto” proseguirà inoltre attraverso la realizzazione di un video d’artista e di un documentario prodotto da Zoom srl dedicato all’intero percorso partecipativo sviluppato a Gibellina. Il documentario è sostenuto nello sviluppo dalla Direzione Cinema del Ministero della Cultura e dall’Emilia-Romagna Film Commission. Confermando l’interesse nazionale verso il progetto artistico e sociale. L’obiettivo futuro dell’iniziativa sarà replicare la performance in altri luoghi segnati da traumi collettivi. Trasformando l’ascolto del cuore in pratica simbolica di ricostruzione umana e memoria condivisa.

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