Il tribunale dei social

Stavo scorrendo sui social, come facciamo tutti. Cinque secondi qui, dieci là, un video dopo l’altro.

A un certo punto mi sono resa conto di una cosa. Non importa chi sia il protagonista, se un artista ingrassa, arrivano i commenti sul peso, se dimagrisce troppo, ci si preoccupa o si ironizza sul suo aspetto, se si veste in modo provocante viene giudicato per come appare, se sceglie uno stile più sobrio viene definito spento.

Il giudizio sui social e il tribunale invisibile del web

Sembra quasi che esista un tribunale permanente pronto a esprimere sentenze su chiunque viva sotto i riflettori.
Negli ultimi mesi abbiamo visto commenti su Tiziano Ferro (LINK), giudicato per il suo aspetto fisico durante un concerto. Su Arisa (LINK), accusata da alcuni di essere diventata troppo magra. Su Emma (LINK), che per altri dovrebbe perdere peso e infine su Serena Brancale (LINK), criticata per il modo in cui si veste.

E mentre leggevo quei commenti continuavo a chiedermi una cosa.
Quando abbiamo iniziato a credere che pochi secondi di un video fossero sufficienti per raccontare una persona?

Forse è questo il paradosso della notorietà. Più una persona è esposta, più crediamo di conoscerla, ma in realtà, molto spesso, vediamo soltanto una piccola parte della sua storia.
Vediamo il concerto, non vediamo le notti insonni; vediamo il sorriso, non vediamo le preoccupazioni; vediamo il risultato, non vediamo il percorso; vediamo l’immagine, non vediamo la persona.
Eppure giudichiamo con una velocità sorprendente.

Bastano una fotografia, un’intervista, un’espressione catturata nel momento sbagliato. Come se il successo rendesse automaticamente immuni dalle fragilità. Come se chi sale su un palco smettesse di essere umano.

Ma gli artisti restano persone. Persone che, come tutti, attraversano momenti difficili, periodi di cambiamento, insicurezze e battaglie che spesso nessuno conosce. Con una differenza. Lo fanno sotto gli occhi di milioni di persone.

Quando la critica sui social diventa una sentenza

E forse il vero coraggio non è arrivare sotto i riflettori, ma è continuare a restarci.
Continuare a cantare, a scrivere, a creare, sapendo che ogni gesto verrà osservato, commentato e giudicato.

Di tutta questa storia, però, c’è una cosa che continua a colpirmi.
Chi critica spesso pensa di dimostrare forza, in realtà, giudicare è la cosa più facile del mondo.
Molto più difficile è mettersi in gioco, esporsi, mostrare le proprie fragilità.

Noi vediamo pochi minuti di una vita. Loro vivono tutto il resto.

Prima di trasformare ogni immagine in una sentenza, dovremmo ricordarci che dietro ogni volto c’è una storia che non conosciamo.
Perché ciò che una persona mostra al mondo è quasi sempre solo una piccola parte di ciò che sta vivendo davvero.

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