EXODUS: il Ritorno Devastante che Riaccende il Cuore del Thrash Metal
Con Goliath, in uscita il 20 marzo 2026 per Napalm Records, le leggende della Bay Area riaffermano il proprio dominio sul thrash metal mondiale con una sicurezza che non ha bisogno di proclami. Aprono il nuovo capitolo con “3111”, un singolo talmente feroce da costringere la band a ospitare il video integrale su un sito dedicato, dopo che YouTube ha respinto più volte perfino la versione censurata. È il modo in cui gli EXODUS scelgono di tornare: diretti, implacabili, fedeli alla loro natura. Una dichiarazione di forza che non chiede permesso e non fa prigionieri.
EXODUS: Quando Il Thrash Non Chiede Permesso
Il ritorno di Rob Dukes alla voce segna un nuovo capitolo nella storia della band. La sua presenza riporta quella ferocia vocale che aveva marchiato a fuoco gli anni di Shovel Headed Kill Machine. Accanto a lui, la coppia di chitarre Gary Holt e Lee Altus si muove come una creatura a due teste: affilata, velenosa, instancabile. La sezione ritmica formata da Tom Hunting e Jack Gibson non accompagna: devasta.
Goliath nasce come l’album più collaborativo della loro carriera, un lavoro in cui ogni membro ha inciso la propria visione, e in cui ospiti come Peter Tägtgren e la violinista Katie Jacoby aggiungono nuove sfumature senza intaccare l’essenza del gruppo.
“3111”: Un Pugno Nello Stomaco, Un Atto di Denuncia
Ambientato nel cuore oscuro dei narco‑omicidi di Ciudad Juárez, “3111” è un brano che non concede respiro. Ogni riff è una lama, ogni colpo di batteria un passo dentro una realtà che non arretra, che non si addolcisce, che non permette distrazioni. Gli EXODUS lo definiscono “andare pesante”, e non è un’immagine: è la loro scelta consapevole di raccontare l’orrore senza filtri, con un groove che schiaccia e un testo che guarda la violenza negli occhi senza distogliere lo sguardo.
Il video ufficiale, giudicato troppo estremo per YouTube, vive ora nella sua versione integrale su exodus3111.com. Una decisione che ribadisce ciò che gli EXODUS sono sempre stati: una band che non si piega, che non cerca scorciatoie, che non teme di spingersi dove altri non osano. Una band che, ancora una volta, preferisce la verità nuda alla comodità della censura.
Gary Holt sul video:
«Eccolo qui: è arrivato il momento di condividere la versione completa e non censurata del video di 3111! Se vogliamo usare la terminologia cinematografica, abbiamo la versione PG, la PG13 e, con questa, la versione Rated R! Con YouTube che continuava a segnalare quella che per noi era la versione PG13, minacciando persino di chiudere definitivamente la nostra pagina (nonostante, a essere onesti, non contenesse nulla che non si trovi già su YT), abbiamo deciso di spingere davvero oltre e includere tutte le scene che SAPEVAMO non avrebbero mai permesso! Ecco quindi il video completo, ospitato su un sito dedicato. Godetevelo!»

Goliath: Dieci Colpi, Dieci Direzioni, Un Solo Destino
L’album si apre con la tensione sinistra di “3111”, un varco che introduce a una sequenza di brani in cui violenza, groove, tecnica e una sorprendente profondità melodica convivono senza attrito, come se ogni elemento fosse parte di un’unica, feroce necessità espressiva.
“Hostis Humani Generis” vede Dukes fendere l’aria con una precisione quasi chirurgica, mentre “The Changing Me” si impone come uno dei momenti più antemici del disco, arricchito dall’intervento vocale di Peter Tägtgren. Con “Promise You This”, la band accende la miccia del mosh pit, senza esitazioni né compromessi. La title track “Goliath” rallenta il passo, immergendosi in un mid‑tempo oscuro, impreziosito dagli archi inquieti di Katie Jacoby. “2 Minutes Hate” riporta in primo piano il thrash teatrale e feroce degli EXODUS, mentre “Summon Of The God Unknown” si dilata in quasi otto minuti di tensione crescente, un viaggio che alterna melodia e devastazione con una naturalezza disarmante. A chiudere, “The Dirtiest Of The Dozen”, un ultimo colpo che non lascia superstiti.
Prodotto dagli EXODUS e rifinito da Mark Lewis, Goliath conserva quella autenticità feroce che ha reso Bonded By Blood un manifesto eterno. Quarant’anni dopo, la band non cerca rifugio nella nostalgia: continua a spingere, a rischiare, a reinventarsi. E lo fa con la lucidità di chi sa che il thrash non è una forza viva che pretende di essere alimentata.
Formati di Goliath: l’Edizione Fisica Come Potenza Tangibile
Per accompagnare Goliath nella sua discesa sul mercato, gli EXODUS hanno scelto una gamma di formati che riflette la natura monumentale del disco. Oggetti pensati per collezionisti, appassionati e per chi vive il thrash anche attraverso la fisicità del supporto. Dalle versioni 2-LP Gatefold in varianti limitate — picture disc, marbled, glow in the dark, solid color — fino al boxset con poster, flag, plettri e patch, ogni formato diventa un’estensione dell’estetica brutale e rituale dell’album. Accanto a queste edizioni, trovano spazio il CD digisleeve, la musicassetta limitata e la versione digitale, a conferma di un’uscita che vuole raggiungere ogni ascoltatore, in ogni modo possibile. È un ventaglio di scelte che non punta solo alla quantità, ma alla cura: un modo per trasformare Goliath in un’esperienza totale, da ascoltare, toccare, collezionare.


Un 2026 Dominato Dal Thrash: Tour Mondiali e Ritorni Eccellenti
Con Goliath, gli EXODUS si preparano a un anno che brucerà ad alta temperatura, un calendario che sembra costruito per dimostrare — ancora una volta — quanto la loro furia sia richiesta, rispettata e temuta sui palchi di mezzo mondo.
Il tour canadese li vedrà affiancare due colossi come Megadeth e Anthrax, un trittico che promette serate incandescenti e un pubblico pronto a farsi travolgere. Subito dopo, la band attraverserà l’Europa e il Regno Unito insieme a Kreator, Carcass e Nails: una combinazione che ha il sapore delle grandi occasioni, dove ogni sera diventa una sfida di potenza, precisione e resistenza. Infine, il tour negli Stati Uniti con Sepultura chiuderà il cerchio, riportando gli EXODUS nella loro dimensione naturale: quella dei palchi che tremano, delle folle compatte, dell’energia che non conosce tregua.
È una dimostrazione di forza che va oltre la semplice promozione di un album. È la conferma di una posizione conquistata con decenni di integrità e sudore: quella nell’élite del metal mondiale, dove non si arriva per caso e da cui non si viene scalzati facilmente. Nel 2026, gli EXODUS non si limitano a tornare. Riaffermano, rilanciano, dominano.
Un Ritorno Che Non Chiede Approvazione: La Furia Degli EXODUS è Di Nuovo Qui
Goliath è una dichiarazione di intenti, pronunciata con la voce di una band che non ha mai smesso di mordere. È la prova che gli EXODUS non hanno perso la fame, né la volontà di spingersi oltre i confini del thrash, anzi: li allargano, li deformano, li incendiano. Il disco parla la lingua del thrash più puro, ma lo fa con la maturità di chi ha attraversato decenni senza mai smettere di evolversi.
Per chi ama il metal che non fa prigionieri, il 2026 ha già un nome inciso a fuoco: EXODUS.
Tracklisting
1 3111
2 Hostis Humani Generis
3 The Changing Me (feat. Peter Tägtgren)
4 Promise You This
5 Goliath (feat. Katie Jacoby)
6 Beyond The Event Horizon
7 2 Minutes Hate
8 Violence Works
9 Summon Of The God Unknown
10 The Dirtiest Of The Dozen
EXODUS: lineup
Tom Hunting – Batteria
Gary Holt – Chitarra
Jack Gibson – Basso, Cori
Lee Altus – Chitarra
Rob Dukes – Voce
EXODUS: online
Monia Degl’Innocenti



























