Francesco De Gregori a Milano: “La musica non è una gara di numeri”
Francesco De Gregori ha incontrato il 25 maggio la stampa a Milano scegliendo un teatro raccolto, lontano dalle grandi arene, per raccontare il suo nuovo percorso artistico.
L’artista romano ha parlato con tono diretto e riflessivo, soffermandosi sulla necessità di restituire centralità alle canzoni, spesso sacrificate dalla spettacolarizzazione contemporanea dei concerti.
De Gregori spiega il progetto “Nevergreen”

Durante la conferenza stampa, De Gregori ha spiegato come il progetto “Nevergreen” rappresenti un ritorno alla dimensione essenziale della musica, costruita soprattutto sull’ascolto e sull’intimità.
Il cantautore ha sottolineato quanto oggi il mercato musicale sembri dominato da classifiche, numeri e gigantismo scenico, elementi che considera distanti dalla propria sensibilità artistica.
Secondo De Gregori, la musica dovrebbe conservare fragilità, silenzio e imperfezione, senza trasformarsi continuamente in un evento gigantesco pensato esclusivamente per impressionare il pubblico presente.
Il nuovo tour teatrale

Il nuovo tour teatrale nasce proprio dall’esigenza di recuperare vicinanza emotiva, offrendo spettacoli capaci di valorizzare parole, arrangiamenti essenziali e atmosfere particolarmente intime.
Nel corso dell’incontro milanese, il cantautore ha raccontato di voler riproporre brani meno frequentati del proprio repertorio, spesso oscurati dai successi più celebri e popolari.
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De Gregori ha ricordato come alcune canzoni considerate minori custodiscano invece passaggi umani profondi, capaci ancora oggi di dialogare sinceramente con il pubblico contemporaneo.
I momenti più significativi della conferenza stampa

L’artista ha evitato ogni forma celebrativa, mantenendo l’atteggiamento schivo che lo accompagna da decenni, preferendo parlare del mestiere musicale piuttosto che della propria carriera.
Tra i momenti più significativi della conferenza, De Gregori ha espresso la convinzione che un musicista non debba trasformarsi necessariamente in un protagonista mediatico o politico.

Secondo il cantautore, oggi agli artisti viene chiesto continuamente di commentare qualsiasi tema pubblico, perdendo spesso il diritto al silenzio e alla semplice osservazione personale.
De Gregori ha spiegato di non sentirsi a proprio agio nel ruolo dell’intellettuale costantemente esposto, ribadendo come la musica debba restare soprattutto espressione artistica e narrativa.
Francesco De Gregori parla di “Rimmel”

Parlando del presente musicale, il cantautore ha anche riflettuto sulla difficoltà contemporanea di comprendere scritture poetiche, allusive e meno immediate rispetto agli standard dominanti.
Ha ammesso che brani come Rimmel, probabilmente, oggi faticherebbero a emergere nello stesso modo, perché richiedono ascolto lento, attenzione e interpretazione personale.
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Secondo De Gregori, l’attuale velocità della comunicazione penalizza spesso le canzoni costruite sulle immagini, sui silenzi e sulle sfumature narrative più sottili.
La musica negli anni Settanta
L’artista ha ricordato come negli anni Settanta esistesse un rapporto differente con la musica, basato maggiormente sulla scoperta graduale e sull’approfondimento emotivo dei testi.
Tra i progetti annunciati figura anche un docufilm dedicato all’esperienza teatrale di “Nevergreen”, concepito come racconto autentico della dimensione più raccolta dei concerti.
De Gregori: un film e un nuovo album live
Accanto al film arriverà anche un nuovo album live, pensato per conservare l’atmosfera essenziale degli spettacoli e restituire il rapporto diretto creato con gli spettatori.
Anche parlando del pubblico più giovane, De Gregori ha mostrato curiosità e rispetto, evitando giudizi severi sulle nuove generazioni e sulle trasformazioni dell’industria discografica contemporanea.
L’incontro milanese ha restituito l’immagine di un artista ancora profondamente legato alla parola, convinto che una canzone debba emozionare prima ancora di stupire visivamente.

Milano diventa così il simbolo di una scelta precisa: riportare la musica dentro luoghi umani, dove il silenzio abbia ancora lo stesso valore delle note.
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