Geometrie che respirano: Jacopo Di Cera e la mostra Shapes/Forme – Sotto la stessa luce

C’è un momento, entrando nella mostra di Jacopo Di Cera (e noi abbiamo anche avuto la fortuna di incontrarlo in loco), in cui capisci che devi smettere di “riconoscere” e iniziare a “guardare”. È un passaggio sottile ma decisivo: finché cerchi il volto, la storia, l’identità dell’atleta, resti fuori. Quando invece accetti la perdita di questi appigli, le immagini iniziano davvero a parlare.
Shapes / Forme – Sotto la stessa luce, ospitata negli spazi di Palazzo Lombardia, è una mostra che lavora per sottrazione. Non aggiunge significato: lo scava. Le figure, viste dall’alto, smettono di essere persone e diventano traiettorie, tensioni, equilibri precari. A tratti sembrano ideogrammi tracciati su una superficie neutra, altre volte piccoli sistemi planetari governati da una logica invisibile.

Il gesto atletico che diventa essenza

La cosa più sorprendente è che lo sport – pur essendo ovunque – finisce per diventare secondario. Non si entra in relazione con la performance, ma con la forma del movimento. Il gesto atletico viene distillato fino a diventare essenza: una curva, una diagonale, un punto di rottura. È quasi un’astrazione, ma mai fredda.
E poi ci sono le ombre. Non accompagnano, inseguono. Non spiegano, contraddicono. In alcune immagini sembrano versioni alternative del corpo, come se ogni atleta avesse un doppio più libero, meno vincolato alla fisicità. È lì che la mostra si fa più interessante: nello scarto tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.

La trappola narrativa di Di Cera

Quello che Di Cera evita con grande lucidità è la trappola narrativa. Non c’è alcun bisogno di sottolineare il contesto paralimpico: non viene negato, ma nemmeno enfatizzato. Rimane sullo sfondo, mentre in primo piano c’è una riflessione più ampia – e più scomoda – su come siamo abituati a guardare i corpi. Qui non c’è spazio per etichette: tutto viene ricondotto a una grammatica visiva universale.
Se proprio si vuole muovere una critica, si potrebbe dire che questa ricerca della purezza formale rischia, a tratti, di diventare quasi un esercizio di stile. Ma è un rischio calcolato, e in gran parte necessario: senza questa radicalità, il progetto perderebbe la sua forza.

Shapes/ Forne: una mostra che deve avere “diritto di replica”

Si esce dalla mostra con una sensazione curiosa: non quella di aver visto qualcosa di nuovo, ma di aver visto in modo nuovo. E, per un lavoro che parla di immagini, è forse la trasformazione più profonda che possa avvenire. Sicuramente questa mostra ha diritto di replica in tante altre città.

Jacopo Di Cera mostra

LEGGI ANCHE:

CONDIVIDI SU...
0 0 voti
Votami
Iscrizione
Notificami
0 Commenti
Più vecchio
Più nuovo Most Voted
Feedback in linea
Vedi tutti i commenti
0
Fammi sapere cosa ne pensi, per favore commenta.x