Intervista alla cantautrice Charlie Risso: “Rituals”, il suo nuovo album, in uscita il 3 aprile

C’è una dimensione sospesa, quasi magica, che attraversa la musica di Charlie Risso. Il tempo si dilata, le emozioni si fanno simbolo, il suono diventa esperienza. Con il nuovo album “Rituals”, in uscita il 3 aprile, la songwriter e producer ci accompagna in un viaggio notturno e ipnotico, dove dream pop, dark folk e avant-pop si fondono in un universo sonoro intimo e visionario.

Charlie Risso

Undici tracce che si muovono tra stagioni interiori, sortilegi, fede fragile e desiderio di trascendenza. Dalla tensione emotiva di “Bad Instinct” alla malinconia eterea di “No One Knows”, fino alla reinterpretazione intensa di “When You Finish Me” degli The Black Heart Procession, il disco si sviluppa come una narrazione coerente ed evocativa, impreziosito anche dalla collaborazione con Brian Lopez. “Rituals” affronta temi complessi come l’amore proibito, la violenza domestica e l’emancipazione, trasformandosi in un percorso cerimoniale, magnetico e immersivo.

Ne parliamo direttamente con Charlie Risso, per entrare nel cuore di questo viaggio.

Charlie, il titolo “Rituals” suggerisce un’azione ripetuta che assume un valore sacro o magico. Quali sono stati i tuoi “riti” personali durante la scrittura di questo disco e in che modo la musica si popone di trasmetterli?

⁠I miei rituali sono stati semplici e ossessivi: ripetizione, solitudine, ascolto. Anche con le mie amiche di Magia. La musica è diventata un modo per trasformare quel tempo in qualcosa di quasi sacro.

L’album viene descritto come un viaggio nelle “zone notturne” dell’animo. C’è stata una tappa di questo percorso, un brano specifico, che ti ha richiesto più coraggio degli altri per essere esplorato e messo a nudo?

⁠The Dust sicuramente. È stato il momento più difficile da attraversare, ma anche il più necessario (il brano tratta il tema della violenza domestica, ndr). Non volevo spiegare, ma far sentire. Il corpo prima della testa.

Le tue atmosfere oscillano tra dream pop, dark folk e avant-pop. In un’epoca di musica spesso “iper-prodotta” e frenetica, come sei riuscita a preservare quel senso di sospensione e di vuoto pneumatico che rende il disco così ipnotico?

Ho tolto più che aggiungere. Ho lasciato spazio, silenzio, respiro. È lì che succede la magia.

“Under A Spell” è una ballata dal sapore ottocentesco che racconta un amore proibito tra due donne. Hai scelto questa estetica “antica” per sottolineare l’universalità senza tempo di questo sentimento o per proteggerlo in una dimensione favolistica?

Entrambe le cose. Mi piace l’idea di un amore che esiste fuori dal tempo, quasi come una leggenda.

Il disco si chiude con “Stray Dog”, un brano interamente strumentale. È una scelta coraggiosa: perché hai sentito il bisogno di togliere la parola proprio alla fine del viaggio?

Perché a un certo punto le parole non bastano più. Il viaggio continua anche senza voce.

Oggi, a lavoro finito, chi è la Charlie Risso che emerge da questi “Riti”?

Una donna più libera. Più consapevole. Ancora in trasformazione.

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