Nell’ultima replica torinese del 1° marzo, “7 spose per 7 fratelli” ha confermato la propria natura di spettacolo dichiaratamente popolare, capace di puntare su energia scenica, ritmo e spettacolarità più che su una reinterpretazione concettuale del classico hollywoodiano da cui deriva.

7 spose per 7 fratelli: Regia e scenografia
La regia e l’adattamento coreografico di Luciano Cannito scelgono infatti una linea di fedeltà all’immaginario originario: l’Oregon di metà Ottocento prende forma attraverso le scene di Italo Grassi, che costruiscono ambientazioni ampie e visivamente riconoscibili — dalla fattoria dei fratelli Pontipee alle feste del villaggio — privilegiando una dimensione spettacolare e quasi cinematografica. I costumi di Silvia Aymonino contribuiscono con colori e fogge vivaci a rafforzare questa atmosfera da grande musical tradizionale.
Il vero motore dello spettacolo resta però la componente coreografica. Cannito costruisce numeri di danza di forte impatto atletico, che trovano nei momenti corali — in particolare nella celebre scena della festa al villaggio — una delle sequenze più trascinanti della serata. Le luci di Alessandro Caso sostengono efficacemente il ritmo dello spettacolo, accompagnando i cambi di atmosfera tra dimensione domestica e grande scena collettiva.
Le interpretazioni: il carisma di Giulia Ottonello e la fisicità di Mario Ermito
Sul piano interpretativo, Giulia Ottonello offre una Milly carismatica e vocalmente solida: la sua presenza scenica domina la narrazione e restituisce al personaggio la giusta combinazione di ironia, fermezza e calore umano. Accanto a lei, Mario Ermito interpreta Adamo con una fisicità evidente e una presenza scenica efficace, anche se il personaggio rimane volutamente essenziale nella sua costruzione psicologica.
Determinante per la tenuta musicale dello spettacolo è la direzione ideata dal grande M° Peppe Vessicchio, che garantisce fluidità e precisione all’esecuzione delle partiture, mentre il lavoro vocale guidato dal vocal coach Ivan Lazzara sostiene con efficacia il cast nelle impegnative sezioni corali.
Una scelta drammaturgica: la celebrazione dello spirito tradizionale
Dal punto di vista drammaturgico, il musical conserva però anche i limiti di un testo figlio della propria epoca: la trama — con il noto episodio del “rapimento delle spose” — resta volutamente fiabesca e leggera, e oggi può apparire ingenua. La regia sceglie consapevolmente di non problematizzare questi elementi, preferendo mantenere un tono di commedia romantica tradizionale.
È proprio in questa scelta che si definisce l’identità della produzione firmata da Fabrizio Di Fiore Entertainment e FDF GAT: non una rilettura contemporanea del musical americano, ma piuttosto una celebrazione del suo spirito più classico.
All’Alfieri (LINK) ne emerge uno spettacolo generoso, tecnicamente curato e pensato per il grande pubblico: un meccanismo teatrale ben oliato che, pur senza ambizioni di rinnovamento, ricorda quanto il musical sappia ancora essere — semplicemente — una festa scenica.
Dante MURO
Altro per te
TeatroPrima della Prima – “Il mio viaggio nei sentimenti”: Filippo Bisciglia porta in teatro l’uomo dietro il personaggio
Un camerino, un sipario ancora chiuso, un uomo solo con le proprie emozioni. È da qui che nasce Prima della Prima, l’inedito One Man…
“La signorina Else”, il monologo interiore di Schnitzler arriva a Roma
Dylan Dog Horror Show: l’incubo abbandona la pagina e conquista il palcoscenico
Con “Riflessi d’Opera” la lirica cambia prospettiva – Intervista a Gianmaria Aliverta
Tosca al Teatro Regio di Torino: quando i comprimari rubano la scena
“Come vi piace” di William Shakespeare al Teatro Carignano di Torino
Aggiungi un posto a tavola: il prossimo 10 ottobre per la prima volta all’Arena di Verona
La stagione teatrale Sala Umberto 2026/2027 porta a Roma una nuova ondata di prosa, musica e grandi interpreti
