Iran, proteste soffocate nel sangue: un Paese sotto pressione
In Iran la repressione delle proteste continua, la rete internet è bloccata da più di cinque giorni e c’è grande incertezza sul numero delle vittime. Il regime ammette circa 3 mila morti, mentre fonti dell’opposizione parlano di 12 mila.

Repressione violenta e bilancio delle vittime ancora incerto
Molti in Iran attendono di vedere quale sarà la reazione di Trump, perché soltanto un intervento esterno sembra poter cambiare la situazione, dopo che la brutale repressione ha apparentemente frenato le proteste. Nel frattempo, il bilancio delle vittime continua a crescere e ormai è certo che si tratti di diverse migliaia.
Un funzionario del Ministero della Sanità stima che i morti siano almeno 3 mila, sottolineando che tra loro ci sarebbero anche centinaia di agenti uccisi dai rivoltosi, secondo quanto riferito dal regime. Secondo Iran International, principale media dell’opposizione all’estero, il numero dei manifestanti uccisi potrebbe arrivare addirittura a 12 mila, molti dei quali giovani sotto i 30 anni. Se confermati, questi dati rappresenterebbero il più grande massacro nella storia recente dell’Iran.
Intanto gli arresti continuano e hanno raggiunto quasi 20 mila persone. Per paura, poche persone si avventurano ancora nelle strade. Il capo della giustizia iraniana ha visitato questa mattina una prigione di Teheran, dichiarando che non ci sarà alcuna clemenza.
Già oggi potrebbe avvenire la prima esecuzione, quella di Irfan Soltani, un giovane di 26 anni arrestato circa una settimana fa. L’uso della pena di morte con procedure accelerate ha suscitato preoccupazione in Europa, tanto che l’Unione Europea ha convocato gli ambasciatori.
Il regime, sempre più chiuso su se stesso, ha inoltre accusato in una lettera all’ONU Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu di essere i principali responsabili della situazione.
Il ruolo degli Stati Uniti e le parole di Donald Trump
Allora, gli Stati Uniti che cosa dicono? Intanto hanno imposto nuove sanzioni all’Iran e valutano un possibile intervento per riattivare Internet, oscurata da giorni. Il presidente Donald Trump ha ribadito il suo sostegno ai manifestanti. Ha detto: “L’aiuto è in arrivo. Continuate a protestare, prendete il controllo delle vostre istituzioni e conservate i nomi degli assassini e degli autori degli abusi, perché pagheranno un prezzo elevato”.
Trump ha lanciato un nuovo ultimatum alle autorità di Teheran, chiedendo di mostrare umanità nei confronti dei manifestanti. Sul tavolo restano diverse opzioni per cercare di fermare la repressione: da possibili interventi militari ad attacchi informatici, fino a nuove sanzioni economiche. Tra queste, anche misure contro chiunque faccia affari con l’Iran e voglia poi commerciare con gli Stati Uniti.
Intanto, il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini americani ad abbandonare l’Iran con ogni modalità, anche attraverso i confini terrestri con Turchia o Armenia.
Le reazioni di Russia e Cina alle pressioni occidentali
Come reagiscono Russia e Cina?. Per Mosca, le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari sono davvero inaccettabili, come sempre il Cremlino si mostra cauto.
Come era già avvenuto giorni fa per il Venezuela, non commenta direttamente, ma lascia il compito al Ministero degli Esteri, che attraverso una nota e la portavoce Zakharova definisce le minacce degli Stati Uniti contro l’Iran inaccettabili. Non solo: Zakharova avverte che usare i disordini in Iran come pretesto per attaccare e distruggere il Paese potrebbe avere conseguenze disastrose non solo per il Medio Oriente, ma anche sulla sicurezza internazionale.
Zakharova sottolinea che l’Iran deve avere il diritto di scegliere la propria politica estera e i partner di cui fidarsi. Russia e Iran sono storicamente vicini e hanno forti legami politici, economici e militari. La prudenza della Russia è evidente. In questo momento Mosca non può permettersi di aprire altri fronti né di inimicarsi gli Stati Uniti. Vedremo cosa succederà.
L’Unione Europea valuta nuove misure contro Teheran
Anche in Europa, ci sono state molte reazioni, a partire dalla Francia e dall’Italia.
Si parla di altre sanzioni all’Iran e al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, già sanzionato in passato per violazioni dei diritti umani. Adesso l’Unione Europea valuta di inserirlo nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo avrebbe un valore politico e giudiziario: i sanzionati, se presenti in uno degli Stati membri, rischierebbero l’arresto. L’Unione sta valutando anche il congelamento di beni e divieti di visto contro le persone responsabili della repressione in Iran.
Ursula von der Leyen ha dichiarato che presto arriveranno sanzioni molto rapide. Ha parlato di fermare la repressione e di sostenere gli iraniani nel diritto alla libertà e alla dignità. Il segretario generale della NATO Rutte ha dichiarato che l’uso della violenza è ripugnante e che gli alleati sono in contatto per affrontare la crisi giorno dopo giorno.
Anche la Francia, con il presidente Macron, ha condannato la repressione e si è dichiarata al fianco di chi combatte per le libertà fondamentali. Le cancellerie europee – Parigi, Madrid, Berlino, Londra – hanno convocato gli ambasciatori iraniani per protestare ufficialmente. Londra valuta nuove sanzioni, mentre il cancelliere tedesco Merz ha dichiarato che il regime è agli ultimi giorni.
Queste sono le reazioni da Bruxelles e dall’Europa.
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