Kokuho – Il maestro di kabuki: Tucker Film rilascia il teaser trailer italiano del nuovo lungometraggio di Lee Sang-il (Hula Girls), tratto dal monumentale romanzo omonimo di Yoshida Shuichi e candidato agli Oscar per il miglior trucco. Emotivamente infuocato e visivamente sontuoso, il film, che in patria ha rapidamente superato qualsiasi aspettativa, diventando un fenomeno di incasso senza precedenti nel cinema giapponese contemporaneo – arriva nella sale italiane dal 30 aprile, dopo l’anteprima nazionale al Far East Film Festival 28 (Udine, 24 aprile – 2 maggio), alla presenza del regista.
L’accoglienza della critica internazionale

La critica internazionale, che ha potuto ammirare Kokuho alla Quinzaine di Cannes, non ha lesinato sull’entusiasmo («Una vera gioia per gli occhi», «Un’opera semplicemente magnifica», «Un’epopea incredibile»). E Lee Sang-il, del resto, non ha lesinato sulla grandiosità stilistica e narrativa, firmando una storia dove convivono l’arte, l’ambizione, l’amicizia e l’amore. Una storia lunga cinquant’anni che ha l’incedere epico e maestoso di Addio mia concubinae dell’Ultimo imperatore.
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La trama di Kokuho – Il maestro di kabuki
Il giovane Kikuo (Soya Kurokawa/Ryo Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza, si fa notare durante un banchetto a Nagasaki esibendosi in un ruolo kabuki femminile. Tra gli ospiti lo nota l’attore kabuki Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne. Dopo la morte del padre di Kikuo, Hanjiro accoglie il ragazzo con sé e si trasferisce con lui a Osaka. Lì, Kikuo cresce insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke (Keitatsu Koshiyama/Ryusei Yokohama). Nonostante le loro diverse origini, i due stringono una forte amicizia, mentre vengono formati insieme sotto la guida di Hanjiro. Solo uno di loro, però, diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca…
Kokuho il maestro di kabuki
Le dichiarazioni del regista Lee Sang-il
«Il kabuki – spiega Lee Sang-il nelle note di regia – è un simbolo di inestimabile valore culturale ed è governato dal principio della discendenza: l’arte viene tramandata dai padri ai figli, e poi ai nipoti, per continuare a garantirle il rango di “tesoro nazionale”. Questo, per gli eredi, rappresenta un privilegio ma anche una maledizione: devono dimostrare costantemente il loro talento e la loro passione. Sono messi costantemente a confronto e devono superare il talento di chi li ha preceduti. In questo ecosistema chiuso e ristretto, gli attori salgono sul palco con un destino predeterminato. E, una volta sul palco, vi rimangono fino all’ultimo respiro…».
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