Recensione – La Casa: Il Rogo Del Male – Il Necronomicon Apre Ancora Le Sue Pagine
Tra horror splatter, violenza soprannaturale e un’eredità impossibile da replicare, il franchise La Casa torna al cinema con un nuovo capitolo che prova a rinnovare lo spirito anarchico nato dalla mente di Sam Raimi: La Casa: Il rogo del male, film 2026.
Sesto film della saga inaugurata nel 1981 da Sam Raimi, è diretto dal regista francese Sébastien Vaniček e vede nel cast Luciane Buchanan, Hunter Doohan, Souheila Yacoub, Tandi Wright ed Erroll Shand. Il film è prodotto da Sam Raimi, Robert Tapert e Bruce Campbell, con una sceneggiatura firmata dallo stesso Vaniček insieme a Florent Bernard.
In uscita nelle sale italiane dall’8 luglio 2026, distribuito da Eagle Pictures.

Dal bosco maledetto al Necronomicon: la nascita di un cult horror
Arriva il sesto capitolo del demoniaco franchise creato da Sam Raimi. Ripercorriamone la storia: è il 1978 e un giovane aspirante cineasta vive in una casa condivisa con altri futuri giganti del cinema, tra cui i fratelli Coen e Frances McDormand. Arrivare a fine giornata è già un’impresa, ma proprio tra quelle quattro mura nasce l’idea di Within the Woods, un cortometraggio horror realizzato con appena 1.600 dollari che darà il via all’intera saga.

Grazie a quel corto Raimi riesce a raccogliere i fondi per girare un lungometraggio, arrivato in Italia con il buffo ma, tutto sommato, azzeccato titolo La Casa, un nome che con il passare dei capitoli perde sempre più significato rispetto all’originale Evil Dead. Chissà quale timore doveva incutere quel titolo ai distributori italiani.
Dal primo film La Casa del 1981 a La Casa il rogo del male 2026
L’ascesa del giovane regista del Michigan, però, non si ferma certo lì. Arriva La Casa 2, una sorta di sequel, remake e reboot allo stesso tempo: è difficile persino definirlo. Resta però un autentico capolavoro dell’arte di reinventarsi. In cinque minuti ripercorre gli eventi del primo film, per poi espandersi attraverso quel linguaggio horror, grottesco e comico che Raimi stava affinando proprio sul set.
Il concetto, in fondo, resta lo stesso: così come Within the Woods si trasformò nel primo La Casa, anche La Casa 2 è semplicemente quel cortometraggio girato con molti più mezzi. Infine arriva L’Armata delle Tenebre, che distrugge qualsiasi aspettativa su come dovrebbe essere il terzo capitolo di una trilogia horror: un’avventura medievale, ironica, sopra le righe e mai sofisticata, ma perfettamente rappresentativa dell’autorialità di Sam Raimi.
Cos’è successo, allora, a quel franchise? La risposta, ovviamente, passa ancora una volta dai soldi: dallo straccio da strizzare fino a quando, invece che gocce d’acqua, iniziano a cadere pesanti lacrime di sangue degli spettatori. Del resto, è lo stesso motore economico che ha reso possibile anche La Casa 2. Forse, quindi, il problema è un altro.

Film la casa Il rogo del male e il peso di un’eredità troppo grande
Sapere che Sam Raimi e Bruce Campbell figurano come produttori esecutivi non mi ha rassicurato affatto. Tradotto in parole povere: oltre a finanziare il progetto e a concedersi qualche fugace comparsata – almeno nel caso di Campbell – viene da pensare che non si siano nemmeno presi la briga di rileggere con attenzione la sceneggiatura del film La Casa: Il rogo del male.
La Casa: Il rogo del male costruisce una gigantesca metafora sulla violenza di genere. E sia chiaro: è giusto affrontare un tema del genere. Il problema nasce quando il messaggio viene servito con tale didascalicità da risultare fin troppo esplicito, quasi imboccato allo spettatore. Così facendo, il film finisce per sacrificare quella spettacolarità anarchica, spesso persino fine a sé stessa, che ha sempre rappresentato uno degli elementi più caratteristici della saga.
L’idea di trasformare La Casa in un franchise antologico, in cui ogni episodio racconta una storia diversa legata al Necronomicon e ai demoni, ha molto più senso di tante altre operazioni simili viste negli ultimi anni. Ma non può funzionare se, nel frattempo, si snatura completamente l’identità della saga di partenza.
Con un ritmo non particolarmente incalzante, La Casa: Il rogo del male inizia mettendo in scena una lunga serie di possessioni demoniache, fino ad arrivare al marito violento della protagonista, apparentemente morto in un incidente stradale.
I demoni del passato
La storia prende il via proprio durante il suo funerale, dove la famiglia dell’uomo si dimostra apertamente ostile nei confronti della ragazza. Ben presto anche il padre viene contagiato dal figlio defunto e scatena una furia incontrollabile che travolge l’intera famiglia.
Scopriamo poi che i demoni non hanno scelto casualmente quella famiglia: il loro obiettivo è recuperare un antico manufatto, capace di sconfiggerli, rinvenuto molti anni prima dal nonno durante le sue spedizioni da esploratore, e che probabilmente sta in soffitta. Ok…

Quando il sangue non basta a evocare il passato
Oltre a una sceneggiatura poco ispirata, didascalica e popolata da personaggi piuttosto piatti, La Casa: Il rogo del male può comunque contare su una messa in scena convincente. I movimenti di macchina, il blocking e gli effetti speciali sono realizzati con grande cura.
La macchina da presa accompagna le sequenze d’azione in modo sempre leggibile, concedendosi anche alcuni virtuosismi molto piacevoli. Con la sola speranza, però, che la camera non decida di ruotare su sé stessa più di sette volte: ne va del mio stomaco.
Non mancano nemmeno alcune gag che spezzano efficacemente il ritmo e la tensione. Su tutte spicca il personaggio della nonna, ormai completamente fuori di testa, incapace di rendersi davvero conto di ciò che sta accadendo nella casa. Le sue uscite riescono a strappare più di una risata e a regalare quei respiri di sollievo quasi isterici che precedono nuovi momenti di tensione. Perché bisogna ammetterlo: in un paio di sequenze La Casa: Il rogo del male riesce ancora a fare paura.
La casa il rogo del male film 2026
Il problema è che qualche gag riuscita e un paio di scene davvero tese non bastano per dichiararsi soddisfatti del film. Tantomeno quando si parla del sesto capitolo di una saga come La Casa, che ha scritto pagine fondamentali della storia dell’horror grazie all’anarchia, all’ironia fuori controllo e da quella sensazione di assistere a qualcosa di folle e imprevedibile.
Il risultato è un capitolo tecnicamente solido ma che fatica a trovare una propria identità. Il Necronomicon continua ad aprirsi e il sangue continua a scorrere, ma questa volta il vero demone sembra essere il peso di un passato troppo ingombrante da replicare.
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