Tor Vergata 2026: il giorno in cui Ultimo mi ha fatto vivere “La Favola per Sempre”
Il concerto di La Favola per Sempre Ultimo a Tor Vergata 2026 è stato un viaggio che ho aspettato per un anno intero (LINK). Un’attesa che si è trasformata prima in fatica, poi in emozione pura. Il caldo era soffocante, la camminata infinita, la folla sembrava non finire mai. Lungo la strada c’erano volontari che regalavano acqua, piccoli gesti che ti facevano respirare e andare avanti. Ma una volta arrivata, l’aria era diversa, aria che solo Ultimo sa creare. Un senso di aggregazione difficile da spiegare, ma impossibile da non sentire. E mentre guardavo quella distesa di persone, ho capito perché lui, alla fine, avrebbe detto “Siamo nella storia”. In quel momento, lo eravamo davvero. La nostra Favola per Sempre.

La Favola per Sempre Ultimo: un impatto che ti fa capire che “SIAMO NELLA STORIA”
Quando l’elicottero ha iniziato a girare sopra al prato, la folla è esplosa. Due giri, poi la frase sullo schermo: “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. E lì ho capito che stava per succedere qualcosa di enorme. Ultimo è arrivato con la sua semplicità: cappello bianco, canotta bianca con la scritta “Ultimo”, e ha aperto con Pianeti, una canzone che per lui è centrale e che per me è diventata un punto di riferimento.

Ero nel PT4, una zona che purtroppo non ha reso giustizia alla grandezza dell’evento. La visuale era limitata, gli schermi troppo piccoli per chi era di lato e l’acustica spesso bassa e graffiante. A un certo punto è mancata anche la proiezione. Dopo un anno di attesa, ritrovarmi così lontana da ciò che stava accadendo sul palco mi ha fatto male. Non era la serata che avevo immaginato. Eppure, nonostante tutto, la sua energia, la sua voce e la Favola per Sempre è arrivata comunque.

Ore di musica e un ospite speciale: Fabrizio Moro
Ha cantato 32 canzoni. Quelle al piano sono state le più emozionanti: Poesia senza veli una bomba. Poi è arrivato Fabrizio Moro, unico ospite. Hanno cantato “L’Eternità”, la loro collaborazione del 2018. Per Ultimo è un brano che racconta ciò che resta: momenti, legami, scelte che durano nel tempo. Cantarla con Moro significa riconoscere le proprie radici e un percorso che vuole continuare a crescere. Per Fabrizio Moro, invece, è una canzone che parla di famiglia, memoria e verità. In Ultimo rivede la stessa determinazione che aveva da ragazzo. Sul palco, il brano diventa l’incontro di due generazioni che condividono lo stesso modo di vivere la musica. Sentirli insieme, vedere quell’abbraccio fraterno, è valso il viaggio. Due generazioni diverse, due modi di vivere la musica che si incontrano.
La nostra Poesia: Lettera di Ultimo e la fine di questo grande evento
Prima della mezzanotte Ultimo ha raccontato la lettera dedicata ai fan e a se stesso: dalle lezioni di pianoforte, ai piccoli concerti fino a Tor Vergata. La chiusura è stata affidata a Sogni Appesi. Quando ha cantato “Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo”, ho capito che questa non era solo la sua festa. Era la realizzazione di un sogno. Quando il concerto è arrivato alla fine, Ultimo ha pronunciato una frase che ha dato un senso a tutto:
“Ho fatto pace con tutti, ho fatto pace con tutto. Siamo nella storia.”
E sì, lo eravamo davvero. Non per retorica, non per esaltazione, ma perché quella serata ha segnato un punto: per lui, per chi c’era, per chi ha aspettato un anno, per chi ha vissuto ogni minuto anche da lontano. Tor Vergata non è stato solo un concerto. È stato un momento che rimarrà, un frammento che non si ripeterà. Se lo merita. Se lo merita tutto. Perché Tor Vergata non è stato solo un concerto: è stato il punto esatto in cui Ultimo ha dimostrato che i sogni appesi, a volte, si staccano e diventano realtà. E oggi si, siamo nella storia.
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