Millennium Actress inizia nel Giappone contemporaneo: Recensione

Un famoso studio cinematografico sta per chiudere, e un giornalista di nome Genya sta cercando di rintracciare la sua attrice più celebre, Fujiwara Chiyoko. Sebbene viva isolata da molti anni, Chiyoko accetta l’intervista, forse percependo che il suo tempo, proprio come quello dello studio, sia ormai giunto al termine.

Quando l’incontro ha inizio, Genya le consegna una chiave che le apparteneva molti anni prima.

La vista della chiave risveglia in Chiyoko una miriade di ricordi: ricordi del suo passato e dell’amore giovanile che la spinse a diventare attrice. A questo punto, il film prende una svolta piuttosto intrigante e surreale.

Millennium Actress: Il viaggio nella memoria e nella storia del Giappone

Chiyoko inizia a rivivere il proprio passato attraverso i film in cui ha recitato, al punto che il confine tra “realtà” e “finzione” diventa estremamente sfumato. Un momento è una ragazza prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale che si innamora di un uomo misterioso; quello dopo è una ninja nel Giappone feudale intenta a salvare il suo vero amore.

A rendere tutto ancora più surreale c’è il fatto che anche Genya e il suo cameraman Ida sono presenti, indipendentemente dall’epoca storica, a filmare ogni cosa (a volte si ritrovano con i vestiti dell’epoca in cui si trovano).

Genya, essendo un grande fan dei film di Chiyoko, asseconda completamente questa esperienza.

Ida, invece, osserva il tutto con un misto di stupore, paura e frustrazione, e le sue reazioni costituiscono gran parte dell’umorismo sottile del film.

Chiyoko sta perdendo il contatto con la realtà trascinando con sé Genya e Ida?

Oppure è Genya che alimenta la sua fantasia per ottenere una buona storia  e al tempo stesso soddisfare il proprio entusiasmo da fan?

O forse si tratta di qualcosa di completamente diverso? Tutto può risultare un po’ confuso mentre si cerca di capire se ciò che si vede sia davvero parte della vita di Chiyoko oppure una scena tratta da uno dei suoi film. Ma è proprio questo il punto: Chiyoko non ha mai avuto una vera vita.

O forse, più precisamente, la sua vita è stata un film, un film che le ha permesso di inseguire il ricordo e il desiderio di un sogno infantile che aveva dimenticato, finché Genya non le restituisce la chiave, chiave donatale originariamente dal suo misterioso amore di gioventù.

Millennium Actress è un film dolce amaro.

Animazione e regia: il sogno visivo di Millennium Actress

Amaro perché Chiyoko non è mai riuscita ad avere una vita nel senso più autentico del termine (l’ha sacrificata molto tempo prima inseguendo la propria illusione), e una rivelazione nel finale sottolinea ulteriormente la tragicità della sua esistenza.

Eppure il film possiede anche una profonda dolcezza, perché mostra la speranza e la forza che quel sogno, per quanto ingenuo o irrealistico, ha donato.

Allo stesso tempo, è anche un nostalgico omaggio al cinema giapponese ( tra cui un esplicito omaggio a Il Trono di Sangue di Akira Kurosawa e  persino un affettuoso richiamo ai film di mostri alla Godzilla) e alla magia del cinema in generale e alla storia stessa del Giappone, che ripercorre attraverso la vita e i film di Chiyoko.

In particolare, l’uomo di cui lei si innamora, scopriamo essere un pittore dissidente ricercato per le sue posizioni anti governative durante la guerra tra Giappone e Manciuria. Ed è proprio nella speranza di ritrovare il suo amato, nel frattempo fuggito in Manciuria che Chiyoko accetta di recitare in un film che verra’ girato proprio lì. Ed è proprio il viaggio in Manciuria, in quel contesto di guerra, che rappresenta il punto di svolta in cui la sua vita reale e la finzione cinematografica iniziano a sovrapporsi, segnando l’inizio dell’infinita ricerca dell’amato.

Una malinconica riflessione sul desiderio e sull’illusione

Uno dei motivi per cui Millennium Actress appare così magico è la straordinaria qualità dell’animazione e della direzione artistica.

Diretto da Satoshi Kon (Perfect Blue, Roujin-Z), il film scorre come un lungo sogno.

Anche quando Chiyoko si ritrova improvvisamente catapultata dal Giappone feudale alle rovine del dopoguerra, le transizioni risultano fluide ed emotivamente potentissime.

L’animazione è assolutamente splendida e utilizza prevalentemente un approccio disegnato a mano, simile a quello di Jin-Roh (sebbene in alcuni punti venga usata la CGI).

Molte scene, come Chiyoko che corre in una città innevata verso la stazione ferroviaria, oppure la sua tranquilla pedalata attraverso la campagna rigogliosa, sono particolarmente incantevoli.

Non solo per la qualità tecnica dell’animazione, molto elevata, ma anche per le emozioni che riescono a evocare. Queste scene, estremamente naturalistiche offrono un piacevole contrappunto alla struttura narrativa frammentata.

La colonna sonora e la potenza emotiva del film

Il tocco finale è dato dalla splendida colonna sonora. Sebbene alcuni critici l’abbiano giudicata talvolta eccessiva, io credo accompagni magnificamente le scene, come il tema musicale che si sente durante la già citata sequenza in bicicletta.

Con i suoi soli 87 minuti, Millennium Actress può sembrare un po’ incompleto. Avrei voluto che venisse dedicato più tempo ad alcuni momenti della vita di Chiyoko, soprattutto alla sua infanzia. Inoltre, pur essendo il fulcro della storia, l’aspetto “romantico” del film appare leggermente poco sviluppato.

Tuttavia, come scopriamo negli ultimi momenti del film, non era necessariamente l’amore a spingere Chiyoko avanti, bensì il sogno, e da questo punto di vista, la disperata ingenuità di tutto ciò risulta perfettamente appropriata.

Perché Millennium Actress è ancora oggi un anime unico

Ci sono stati diversi momenti durante Millennium Actress in cui mi è venuto spontaneo sorridere per la meraviglia di ciò che stavo vedendo.

Per chi è convinto che gli anime siano limitati a fantasie adolescenziali con donne prosperose in abiti succinti che impugnano enormi armi e ragazzi dai capelli appuntiti che combattono per dieci episodi consecutivi, Millennium Actress rappresenta una splendida smentita. È un film ricco e stratificato, capace di intrecciare immagini, memoria, perdita e desiderio in un mosaico affascinante e profondamente toccante.

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