Dal 24 giugno al cinema un racconto che supera gli slogan e mette al centro le persone coinvolte in una delle questioni più controverse del nostro tempo. In un momento storico in cui il dibattito sulla gestazione per altri sembra spesso schiacciato tra contrapposizioni ideologiche e semplificazioni mediatiche, Mothers, il nuovo documentario di Alice Tomassini in arrivo nelle sale italiane dal 24 giugno, prova a percorrere una strada diversa: quella dell’ascolto.

Prodotto da Palomar – A Mediawan Company e distribuito da Wanted, il film affronta uno dei temi più delicati del nostro presente attraverso un racconto che attraversa continenti, sistemi legislativi e vissuti personali profondamente diversi. Presentato in concorso al Torino Film Festival, Mothers intreccia storie che si sviluppano tra la Cambogia e l’Italia per interrogarsi sul significato contemporaneo di maternità, famiglia, autodeterminazione e diritti individuali.
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Quando il corpo delle donne diventa terreno di scontro politico
Il punto di partenza del documentario è una vicenda poco conosciuta ma emblematica. In Cambogia, l’introduzione improvvisa di una legge che criminalizza la maternità surrogata porta all’arresto di trentadue donne coinvolte in percorsi di gestazione per altri. Donne che si ritrovano improvvisamente al centro di una battaglia politica e giudiziaria, costrette a crescere bambini che avevano portato in grembo per altre famiglie.
Tomassini non si limita a registrare i fatti. Attraverso le testimonianze delle protagoniste mostra le conseguenze concrete che una decisione legislativa può avere sulle vite delle persone. Dietro le norme, infatti, emergono storie di povertà, vulnerabilità sociale, ma anche di straordinaria resilienza. Il documentario racconta come queste donne abbiano dovuto ridefinire il proprio ruolo materno dopo essere state improvvisamente private della possibilità di scegliere.
Il risultato è una riflessione più ampia sul rapporto tra Stato e corpo femminile. Chi decide cosa una donna può fare del proprio corpo? Fino a che punto la politica può intervenire nelle scelte riproduttive individuali? Sono domande che attraversano l’intero film senza ricevere risposte definitive.
L’Italia e il reato universale della gestazione per altri
Se la Cambogia rappresenta il volto più estremo della criminalizzazione della surrogazione, l’Italia costituisce l’altro polo narrativo dell’opera. Qui il documentario si confronta con il recente quadro normativo che ha trasformato la gestazione per altri in un reato perseguibile anche quando praticata legalmente all’estero.
Tomassini raccoglie le testimonianze di donne e famiglie che hanno intrapreso questo percorso per ragioni diverse: infertilità, malattie, condizioni genetiche o impossibilità biologiche. Emergono vicende personali spesso segnate da lutti, aborti spontanei, percorsi medici dolorosi e tentativi falliti di genitorialità. Storie che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico, dove la complessità delle esperienze individuali viene frequentemente sacrificata alla polarizzazione politica.
Mothers, il documentario, mostra come molte delle persone coinvolte abbiano accettato di parlare soltanto dopo lunghi mesi di confronto con la regista, spesso frenate dal timore di conseguenze sociali o legali. Una paura che diventa essa stessa parte del racconto e che restituisce il clima di forte tensione che circonda oggi il tema.

La voce dei figli: il caso di Lia
Uno degli aspetti più originali e significativi di Mothers è la scelta di dare spazio anche a chi è nato grazie alla gestazione per altri.
Al centro di questa prospettiva c’è Lia, giovane donna cresciuta in una famiglia composta da due padri e nata attraverso un percorso di surrogazione. La sua presenza nel documentario introduce un punto di vista raramente ascoltato: quello dei figli.
Lia racconta il peso di essere spesso trasformata in un simbolo o in un argomento di discussione politica. Rivendica il diritto di essere considerata una persona prima che il prodotto di un dibattito ideologico. Nelle sue parole emerge una riflessione semplice ma potente: l’identità di una persona non coincide con le modalità della sua nascita, ma con l’amore, le relazioni e il contesto in cui cresce.
La sua testimonianza rappresenta uno degli elementi più innovativi del film perché sposta l’attenzione dal conflitto teorico alle conseguenze concrete che le norme e le narrazioni pubbliche possono avere sulle vite delle persone.
Mothers: Un documentario che rifiuta le semplificazioni
La forza di Mothers risiede soprattutto nella sua capacità di sottrarsi alle logiche dello schieramento. Alice Tomassini, già premiata con il Nastro d’Argento per Kordon e riconosciuta da Forbes tra gli Under 30 europei più influenti nel settore media, costruisce un racconto che non pretende di risolvere il dibattito sulla gestazione per altri.
Piuttosto, il film invita a osservare la complessità del fenomeno attraverso le storie delle persone coinvolte. Madri surrogate, genitori intenzionali, figli, legislatori e società civile diventano tasselli di un mosaico che mette in discussione categorie apparentemente consolidate come maternità, famiglia e appartenenza.
La regia evita il tono militante e privilegia quello dell’indagine umana. Le immagini di Francesca Zonars e Alberto Marchiori, accompagnate dalle musiche di Andrea Guerra, contribuiscono a costruire una narrazione intima che restituisce dignità e profondità ai protagonisti.
Perché Mothers è un film (documentario) necessario oggi
In un’epoca dominata dalle opinioni immediate e dalle posizioni radicali, Mothers si distingue per il coraggio di restare nel territorio dell’incertezza. Il documentario non chiede allo spettatore di schierarsi, ma di ascoltare.
Ed è proprio questa la sua operazione più interessante. Invece di offrire risposte semplici a domande complesse, il film ricorda che dietro ogni legge, ogni slogan e ogni dibattito televisivo esistono persone reali. Persone che vivono sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni politiche e culturali.
Più che un documentario sulla gestazione per altri, Mothers è un’opera che parla del rapporto tra libertà individuale e potere, tra desiderio di genitorialità e limiti imposti dalla società, tra diritto e umanità. Un racconto che arriva nelle sale in un momento particolarmente significativo e che promette di alimentare una discussione necessaria, finalmente fondata non sulle astrazioni, ma sulle storie.
Dal 24 giugno al cinema, Mothers si candida così a diventare uno dei documentari italiani più rilevanti dell’anno, capace di affrontare una questione divisiva senza rinunciare alla complessità che merita.
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