Intervista a Ornella Giusto: “FEDERICO GARCÍA LORCA – Il poeta della libertà” e la passione per il grande poeta
Ho avuto il piacere di intervistare Ornella Giusto, attrice e docente di teatro, ma soprattutto una donna sensibile e dalla grinta straordinaria. Con passione e profondità ha raccontato il suo spettacolo dedicato a Federico García Lorca – “Il poeta della libertà”, un progetto nato dal desiderio di portare sul palco la forza e l’attualità del grande poeta spagnolo. Dalla passione per la poesia alla scoperta dei luoghi simbolo della sua vita, Ornella ci conduce in un viaggio fatto di emozioni, sensibilità e coraggio artistico. Nel corso dell’intervista parla del suo percorso, dei sacrifici e delle esperienze che l’hanno portata a creare uno spettacolo intenso, capace di toccare il cuore del pubblico e di trasmettere un messaggio universale di libertà, amore e cultura.
Buona lettura!

Ciao Ornella, piacere di conoscerti. Allora, dal 12 al 15 marzo al Teatro Tordinona di Roma presenterai un monologo dedicato a Federico García Lorca. Come ti è venuta l’idea di questo spettacolo e cosa ti ha colpito di più di lui?
Diciamo che lo spettacolo è nato qualche anno fa, ma adesso lo sto portando molto più in giro. È nato nel 2021 e poi, tra il 2022 e il 2023, ho fatto diverse repliche, tornando anche più volte in Sicilia. In realtà lo spettacolo ha debuttato proprio in Sicilia, poi mi sono spostata in Toscana per La Versiliana, dove nel 2024 è stato presentato al 45° Festival La Versiliana, ed è andato molto bene, è stato molto apprezzato dal pubblico. A Roma avevo già fatto una prima replica, ma il vero debutto, secondo me, è proprio questo dal 12 al 15 marzo, perché parliamo del Teatro Tordinona, che è un teatro molto bello. Inoltre è stato ristrutturato di recente ed è davvero accogliente.
Io porterò in scena “Federico García Lorca – Il poeta della libertà”. È un omaggio al grande poeta andaluso della Generazione del ’27. Io adoro Lorca, anche perché sono sempre stata un’amante della poesia in generale. Sono cresciuta in un ambiente molto legato all’arte: mio nonno, che purtroppo oggi non c’è più, oltre a essere un avvocato penalista era anche un critico d’arte e scriveva delle bellissime poesie. Quindi, in un certo senso, l’amore per la poesia è sempre stato parte della mia vita.
Scusami se ti interrompo, ma come ti è venuta l’idea di questo spettacolo e cosa ti ha colpito di più di lui?
Ti dico subito che l’idea è nata durante il periodo della pandemia. In realtà era già da diversi anni che mi girava nella testa il desiderio di fare, prima o poi, uno spettacolo su Lorca. All’inizio pensavo di dedicarmi a Pablo Neruda, poi invece mi sono spostata su Lorca. Non so bene perché, ma in quel periodo la mia creatività si è accesa ancora di più: avevo una grande voglia di fare, di esprimermi, di far emergere tutto quello che ho dentro.

Del resto, essendo siciliana, sono anche abbastanza scoppiettante… un po’ come l’Etna in eruzione! Con il passare degli anni poi diventi anche più testarda sulle cose che vuoi realizzare, perché acquisti maggiore consapevolezza e ti senti più sicura di te stessa. Dipende anche dal carattere: io sono sempre stata una donna molto determinata, già da ragazzina.
L’esperienza del teatro e della vita
Il teatro, la scuola di recitazione e l’esperienza della vita mi hanno sicuramente aiutata a fortificarmi. Anche Roma mi ha temprata molto: è una città difficile e non tutti riescono a reggerla. Io invece la reggo bene, perché mi piace. Mi piace la gente con carattere, con quella certa “cazzimma”, quindi in un certo senso Roma è la città giusta per me. Forse sarà anche perché sono catanese: noi catanesi siamo abbastanza tostarelli! Basta pensare a grandi artisti come Fiorello o Pippo Baudo.
Tornando a Lorca, devo dire che il mio interesse per lui nasce da lontano. Da bambina sbirciavo due grandi volumi dedicati a Lorca che avevamo in casa. Mi incuriosivano moltissimo: provavo a leggere qualche poesia in spagnolo, anche se capivo poco, e poi in italiano. Federico García Lorca mi ha sempre affascinata. Credo che c’entri anche la passione per la Spagna che mi ha trasmesso mia madre, a cui quel Paese è sempre piaciuto molto. Infatti qualche tempo fa sono stata anche io in Spagna: ho fatto un viaggio di quindici giorni e ho visitato diversi luoghi legati a Lorca, tra cui la Fuente Grande, conosciuta anche come Fuente de las Lágrimas.
È un luogo molto suggestivo, tra Víznar e Alfacar. La fontana è chiamata così perché ha la forma di una grande lacrima e l’acqua scende come piccole gocce, proprio come se fossero lacrime. Quando sono stata lì c’era anche una nebbia molto fitta – la niebla, come si dice in spagnolo – e questo rendeva l’atmosfera ancora più intensa e quasi irreale. È proprio in quella zona che, secondo la tradizione, Lorca fu fucilato nel 1936 e sepolto da qualche parte nei dintorni, anche se in realtà non si è mai saputo con certezza dove sia finito il corpo di questo grande uomo.

Quindi ti ha colpito particolarmente quel posto?
Sì, mi ha colpito moltissimo. Non ti nascondo che qualche lacrimuccia mi è scesa mentre visitavo i luoghi legati a lui: la casa dove ha vissuto e tutti quei posti così carichi di memoria. Quando hai una certa sensibilità e ti avvicini davvero alla lettura di un autore – leggi le sue poesie, studi la sua vita – inevitabilmente finisci anche per rispecchiarti in alcune cose. Non in tutto, ovviamente, perché le situazioni sono diverse, ma in certe emozioni sì. Oggi viviamo comunque un periodo complicato: ogni giorno sentiamo parlare di guerre, di tensioni, di conflitti. Per questo nel mio spettacolo il tema centrale è proprio la libertà: questo bisogno quasi di urlare la voglia di vivere, di esprimersi.
Lorca: tra sensibilità, coraggio e libertà
Federico García Lorca era un uomo molto coraggioso. Parlare di libertà in quel periodo significava avere davvero tanto coraggio. Certo, anche lui aveva le sue paure, perché viveva negli anni della guerra civile spagnola e del regime di Francisco Franco. Era un momento storico durissimo. Lorca è stato etichettato in tanti modi: repubblicano, omosessuale, massone. Ma andando a leggere davvero le sue poesie e la sua vita, io ho visto soprattutto un uomo di grande sensibilità e forza. Ho pensato: per scrivere con questa intensità, con questa profondità, non può che essere stato un grande uomo.
In lui ho visto empatia, determinazione, la capacità di portare avanti le proprie idee. In un certo senso mi sono riconosciuta in questo spirito di lotta. Però il mio spettacolo non è politico, nel senso stretto del termine, perché Lorca stesso non amava essere ridotto alla politica. Quello che mi ha colpito è la sua umanità. Anch’io mi sento molto vicina a certi aspetti: l’amore per la natura, la determinazione nel portare avanti i propri progetti, anche una certa testardaggine. Come tutti, ho anche momenti in cui mi scoraggio, ma fa parte della vita.

E allora mi sono chiesta: perché non dare di nuovo voce a quest’uomo? In fondo questo spettacolo è anche la mia forza. Come attrice, attraverso Lorca, sento di poter urlare il mio bisogno di esprimermi, di far vedere quello che sono artisticamente. È quasi come se io e Lorca camminassimo insieme, mano nella mano, portando avanti questo messaggio. Credo molto anche nell’energia delle persone: ognuno di noi ha una propria energia, uno spirito. Io sento che in Lorca c’era una forza molto potente, ed è forse per questo che mi ha catturata così tanto.
Tra memoria, luoghi e emozioni: vivere Lorca dal vivo
È come se la sua forza e la mia si incontrassero nello spettacolo: questo desiderio di esprimersi, di sensibilizzare le persone, di portare cultura. Ma una cultura che sia accessibile a tutti, perché lo spettacolo è pensato per un pubblico ampio. Lorca, tra l’altro, era molto vicino alle persone semplici. Frequentava spesso anche i quartieri dei gitani, perché proprio nelle persone che vivono difficoltà si trovano storie, emozioni e verità che possono diventare arte.
E poi c’è tutta la sua storia familiare: era figlio di proprietari terrieri, ma è cresciuto molto a contatto con la natura. Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche la madre, Vicenta Lorca Romero, che era una maestra. Donna molto colta e sensibile, che ebbe un’influenza profonda sulla formazione del poeta. Lorca ha sempre parlato con grande affetto e ammirazione di sua madre, che lo incoraggiò a scrivere e a esplorare la sua creatività fin dalla giovane età. Era una donna forte e determinata, che dovette affrontare molte difficoltà nella vita, tra cui la morte del marito e la gestione della famiglia.

Il ruolo della madre nella vita di Federico García Lorca
Il rapporto tra Lorca e sua madre fu molto stretto e intimo, e il poeta parlò spesso di lei come di una fonte di ispirazione e di sostegno. La madre fu anche una delle prime persone a riconoscere il talento di Lorca e a incoraggiarlo a perseguire la sua passione per la scrittura. Nelle opere di Lorca, la figura della madre è spesso presente: talvolta come simbolo di amore e protezione, altre volte come figura di dolore e sofferenza. La madre è anche un tema ricorrente nella sua poesia, e Lorca ha scritto diverse liriche che richiamano questa figura.
Possiamo quindi dire che il rapporto tra Federico García Lorca e sua madre fu molto importante e lasciò un segno profondo nella sua vita e nelle sue opere. Vivevano a Fuente Vaqueros, un piccolo paese vicino a Granada, immerso nella natura. Poi la famiglia passava molto tempo anche alla Huerta de San Vicente, la casa di villeggiatura a Granada (La Casa-Museo Federico García Lorca). E in altri luoghi come Valderrubio, dove Lorca scrisse opere importanti come La casa de Bernarda Alba.
Insomma, sto vivendo Lorca con una passione enorme. È una figura che sento molto vicina e che mi emoziona profondamente. Rileggendo oggi lo spettacolo, soprattutto dopo essere stata in Spagna, mi sono detta: guarda che lavoro che ho fatto. In fondo sono andata a estrapolare tutto quello che mi aveva colpito di quei luoghi. Per esempio, quando nello spettacolo dico: “Sono nato nel 1898, il 5 giugno 1898, a Fuente Vaqueros”, lo pronuncio in modo diverso. Perché adesso quel posto l’ho visto davvero, sono stata lì, ho conosciuto il luogo dove è nato. Quindi quando lo dico lo vedo con i miei occhi, ed è un’emozione diversa.

Dalla poesia alla scena: un viaggio emozionale
Questo spettacolo è cresciuto gradualmente nel tempo: si è arricchito sempre di più, con maggiore consapevolezza e con una maturità artistica più forte. Tutto questo mi permette oggi di portarlo in scena nel modo migliore possibile. Anche diversi addetti ai lavori mi hanno consigliato di continuare a portarlo avanti, perché lo spettacolo piace. E allora ho pensato: perché non farlo conoscere a un pubblico sempre più vasto?Quindi è nato proprio da questa passione per Lorca.
Durante la pandemia ho letto moltissime sue poesie e ho approfondito la sua vita. Da lì me ne sono innamorata ancora di più e ho pensato: perché non trasformare tutto questo in uno spettacolo? Sono partita proprio dalle poesie, poi dalla biografia, e ho cercato di collegare la sua vita a quello che scriveva. Ho scelto i testi che sentivo più vicini, quelli che mi emozionavano di più.
Qual è la cosa che ti emoziona di più interpretando Lorca, o quella più difficile?
Guarda, ti dico una cosa: come ben sai Lorca non è un autore leggero. È anche ‘pesante’ in certi momenti, nel senso che nelle sue poesie si parla spesso di morte, ci sono immagini molto forti. Il tema della morte ritorna spesso, magari non in tutte le poesie in modo esplicito, ma si percepisce comunque questa presenza. Del resto vita e morte fanno parte della nostra esistenza, ognuno poi le vive e le interpreta a modo suo. Lorca era molto realista, ma oltre a questo io ho scelto soprattutto le poesie che mi colpivano per i sentimenti. Mi ha toccato molto la delicatezza con cui parla dell’amore: un amore quasi puro, come quello di un bambino.
Si sa che la sua sensibilità era molto complessa: probabilmente ha avuto relazioni con uomini, ma forse anche con donne. Però io non mi sono soffermata su questo aspetto. A me interessa il sentimento. L’amore è amore, è un sentimento universale.
Lorca riusciva a esprimerlo con una delicatezza e una dolcezza straordinarie, quasi con una sensibilità che potremmo definire anche molto vicina al mondo femminile. Ed è forse per questo che aveva grandi amicizie con molte donne, come la grande attrice Margarita Xirgu o Anna Maria Dalí. Era un uomo intelligente, profondamente sensibile.

Rendere omaggio a un poeta e il valore della cultura
A volte si pensa che una persona omosessuale debba per forza avere certi atteggiamenti stereotipati, ma non è così. Piuttosto si tratta spesso di una sensibilità più ampia, più aperta, capace di percepire tante sfumature. Tutto questo mi ha colpito molto e mi ha fatto pensare: perché non difendere e raccontare di nuovo quest’uomo? Un grande poeta che è morto così presto, a causa di circostanze tragiche.
E allora ho deciso di dargli voce ancora una volta, di rendergli omaggio con questo spettacolo. Perché non bisogna portare a teatro soltanto cose leggere o divertenti. Non è vero che al pubblico non piacciono anche temi più profondi o malinconici: dipende sempre da come costruisci lo spettacolo e dal messaggio che vuoi trasmettere.
Quello che io voglio dire al pubblico, attraverso Lorca, è che non bisogna avere paura di esprimersi. Se senti il bisogno di scrivere una poesia, fallo. Se hai qualcosa da dire, dillo. Ognuno di noi dovrebbe sentirsi libero di esprimere ciò che sente. Naturalmente nel rispetto degli altri, ma con la libertà di esprimere il proprio talento, le proprie idee, le proprie emozioni. Se una persona ha delle qualità e qualcosa da donare agli altri, perché dovrebbe tenerlo dentro?
Anzi, condividere ciò che siamo può essere d’aiuto anche per gli altri. E poi c’è una cosa fondamentale: non bisogna far morire la cultura. La cultura è importantissima, fa parte della nostra vita. La cultura è consapevolezza, maturità, crescita. È un viaggio continuo che ti apre la mente, ti rende più elastico, più curioso. Più conosci, più diventi ricco interiormente. Ed è questo, alla fine, il valore più grande.
Ornella, tu reciti queste poesie in spagnolo e in italiano?
Magari, se mi va, recito anche una poesia in spagnolo. Tra l’altro lo spettacolo probabilmente arriverà anche a Granada. Ho già in programma un’altra replica in Sicilia il 19 aprile e penso che ci saranno anche altre tappe, forse di nuovo in Toscana. Insomma, lo spettacolo continuerà sicuramente a girare. Io mi auguro soprattutto di avere tanto pubblico: ci stiamo provando con grande impegno.

È stato anche un atto abbastanza coraggioso organizzare quattro serate al Teatro Tordinona, perché in questo momento il periodo non è dei migliori per il teatro. Quando mi preparo per un provino continuo sempre a studiare e a lavorare. Per esempio ho fatto per due anni e mezzo la serie Il paradiso delle signore, e magari può anche succedere che mi richiamino.
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di lavorare con tanti grandi professionisti. Ho respirato l’atmosfera di set importanti, come quello di Mel Gibson, ed è sempre un’esperienza incredibile vedere come lavorano certi registi. Ho lavorato anche con Giuseppe Tornatore e con altri grandi nomi del cinema.
Per esempio sono stata anche accanto a Luigi Lo Cascio nel film Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati. Insomma, devo dire che da questo punto di vista non posso lamentarmi. Certo, un po’ di ansia c’è sempre quando presenti un progetto tuo. Però è un’ansia positiva: è l’emozione di salire sul palco e di potermi esprimere ancora una volta. Spero anche che questo spettacolo possa aiutarmi a farmi notare da altri produttori o registi e magari aprire nuove opportunità di lavoro. Però io non sono il tipo di attrice che resta a casa ad aspettare che qualcuno chiami. Non fa parte del mio carattere.
Lavoro continuo e spirito imprenditoriale
Noi artisti siamo abituati ai momenti sì e ai momenti no. Ma anche nei momenti in cui non sto facendo televisione, continuo comunque a lavorare. Per esempio porto avanti un laboratorio teatrale che si chiama “I muscoli dell’anima – Sentire se stessi”, aperto a tutti.

Inoltre insegno, perché sono anche abilitata all’insegnamento. In un certo senso ho sempre cercato di costruirmi una base solida. Secondo me un attore deve studiare continuamente e darsi molto da fare, soprattutto quando ancora non sono arrivati quei ruoli che ti permettono di avere una stabilità economica e di fare solo questo mestiere. All’inizio bisogna davvero impegnarsi tanto. Non bisogna mai restare fermi. Credo molto nello spirito imprenditoriale: anche autoprodurre piccoli progetti, nel proprio piccolo, è una cosa positiva. Se fossi una produttrice di cinema, apprezzerei di più un’attrice che si mette in gioco, che crea, che lavora, piuttosto che una che resta ferma ad aspettare.
In fondo anche un artista è un po’ come un prodotto: deve essere credibile, deve dimostrare di avere qualcosa da offrire. Il nostro lavoro si costruisce insieme agli altri, è fatto di collaborazione. Per questo penso che servano carattere, determinazione e rispetto per il lavoro di tutti. E questa, in fondo, è una regola che vale non solo nel cinema o nel teatro, ma nella vita in generale.
Torniamo allo spettacolo di Federico García Lorca, abbiamo parlato di libertà che è il filo conduttore dello spettacolo, ma c’è una frase o un momento di Lorca che senti particolarmente vicino a noi oggi?
Mi fai una domanda bella tosta, nel senso che andarmi a ricordare… ci sono tante frasi, tante cose di cui lui parla. Come, per esempio, quando dice che il teatro, quello che lui porta avanti, è anche un grande insegnamento: lui lo tiene lì, lo custodisce, lo nutre come un bambino. Perché un bambino può portarti preoccupazioni, ansie, ma anche gioie. Quindi questo nostro mestiere, come tutto ciò che gira attorno alla nostra vita, bisogna sempre nutrirlo e cercare di non arrendersi mai; nonostante le difficoltà, cercare comunque di andare avanti.

Indipendenza e coraggio nelle scelte di Lorca
Un’altra cosa che ho apprezzato di lui è quando racconta che, in certi momenti, era aiutato anche dai genitori, e questa cosa magari gli pesava. Non era uno che approfittava del fatto che i genitori lo aiutassero economicamente: lui voleva aiutarsi da solo, non so se mi spiego. Quindi anche questo è un aspetto importante: non dipendere solo dai genitori, ma considerare l’aiuto che ti possono dare come un sostegno per poter portare avanti la tua strada.
Oppure, per esempio, quando il padre — e anche la madre — avrebbe voluto che lui diventasse un professore, che facesse altro e non si dedicasse a quello che voleva fare davvero, ai suoi sogni. Invece lui, nonostante tutto, è diventato Federico García Lorca, uno dei poeti più importanti del Novecento. E quindi questo è importante: bisogna credere nelle proprie idee e portarle avanti sempre con grande coraggio. Poi, se parliamo di frasi, lui è davvero di grande insegnamento. Sì, sì, di grandissimo insegnamento. Comunque, quando leggi le sue poesie, ogni frase, ogni parola mi entra dentro l’anima: ti fa capire veramente tante cose e rispecchia molto anche i giorni nostri.
Talento, follia e determinazione degli artisti
È molto attuale, proprio come William Shakespeare. Anche Shakespeare, per esempio, è molto attuale, che se ne dica. Secondo me tutti quelli che, in quel tempo, hanno sofferto così tanto erano figli di un periodo in cui ci si esprimeva a 360 gradi pur di portare avanti le proprie idee, a tutti i costi. Ed erano persone molto determinate. Ma così anche i grandi artisti, come Salvador Dalí e tanti altri grandi pittori. Insomma, ce ne sono stati tanti che hanno sofferto molto e che poi sono rimasti nella storia e continuano a vivere anche se non ci sono più. Se ci pensi, fanno mostre in tutto il mondo, anche qui a Roma: quella di Dalí, quella di altri artisti… Evidentemente significa che il loro lavoro continua a parlare alle persone.

Certo, qualcuno potrebbe dire che attorno a queste mostre c’è anche un interesse economico — e si può anche capire — però la cosa importante è che si continui a parlare di loro. Non moriranno mai davvero. In fondo i grandi talenti stanno anche nella follia, in un certo senso. O, meglio, in una libertà che a volte sembra quasi ingenuità. Non è detto che una persona diventi famosa perché è la più colta. A volte i più grandi talenti sono proprio quelli che non hanno una grande formazione culturale tradizionale, ma possiedono qualcosa di naturale, di istintivo. Sono pieni di qualcosa che forse neanche loro sanno spiegare, una specie di incoscienza creativa, di follia positiva. Perché l’artista sta proprio lì: nella follia, nell’incoscienza, nell’essere ancora un po’ bambino o ragazzino.
Empatia e energia come guida nella vita
È lì che ti esprimi davvero. E secondo me con certe cose ci nasci: non è che lo diventi dopo. Hai una sensibilità particolare, un modo di osservare il mondo, di andare oltre le cose. Anche guardando un fiore, per esempio. Oppure attraverso l’empatia. L’empatia aiuta tantissimo nella vita. Non tutti sono empatici, perché l’empatia ti mette nella condizione di andare oltre l’apparenza e di vedere anche nell’anima delle persone. A volte basta uno sguardo, o persino un silenzio, per capire chi hai davanti. Se sei una persona empatica riesci a percepire quello che l’altro sta provando, quello che sta passando dentro di lui, anche senza parole.
Io, per esempio, quello che sento dentro di me — proprio perché mi riconosco molto nell’empatia — è questa mia foga di parlare in questo modo, a volte anche con una specie di urgenza. Non so se sia ansia o un insieme di tante emozioni, ma è come un’esplosione di passione. È come se fossi in un momento della mia vita in cui mi sento pronta ad affrontare cose nuove. Mi sento pronta, sento di poter dare ancora di più. E questo non viene solo dal mio mestiere — anche perché il mio lavoro è fatto pure di sofferenza e di silenzio. Viene soprattutto dall’esperienza della vita, dal mio vissuto. È il mio modo di vivere che mi ha portato oggi a sentirmi così.

Quindi, accetti volentieri nuove sfide?
Sì, sì, nuove sfide, continuare… io ho bisogno di sentirmi utile, non di fare le cose tanto per farle. Ho fatto tanti sacrifici e mi sono impegnata molto per arrivare a fare quello che faccio oggi. Per questo mi piacerebbe sempre ottenere cose gratificanti, dove posso esprimermi pienamente e donare emozioni alle persone, con semplicità e generosità. Tutto quello che faccio, lo faccio sempre con grande entusiasmo. Infatti alcune amiche mi dicono: ‘Una cosa che mi piace di te è il tuo entusiasmo, ti entusiasmi come una bambina’.
E perché dovrei perdere quell’entusiasmo? Non posso, perché la vita ogni giorno porta qualcosa di nuovo. Non si può dire ‘io sono arrivata’, perché non siamo mai arrivati da nessuna parte. Sono qui, nel mondo, per questo: per fare i conti con me stessa e con le mie possibilità. Cerco sempre di accogliere tutto quello che la vita mi offre: gioie e dolori li trasformo in opportunità per tirar fuori il meglio di me. Voglio ottimizzare quello che so fare, non forzarmi a fare ciò che non so fare — quello sarebbe solo ignoranza.
Essere consapevoli delle proprie capacità e portarle avanti al massimo è ciò che voglio fare e ciò che sto facendo.
Ornella, se qualcuno uscisse dal teatro oggi, cosa ti piacerebbe che portasse con sé nel cuore e nella mente?
Io penso all’amore. Vorrei che si portassero amore con sé, perché amore non significa solo ricevere un bacio o una carezza. Non è solo quello. Amore è soprattutto quello che dai agli altri, come daresti a te stesso. Se io sul palcoscenico ho dato tanto, significa che il messaggio è arrivato. E se una persona in quel momento si sentiva un po’ giù, magari il mio modo di recitare, di donare agli altri attraverso i messaggi del mio spettacolo, può farla uscire con un sorriso sulle labbra. Quindi vorrei che portassero con sé amore nel cuore, come se ricevessero una carezza nel cuore.

Ci racconti quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sì, allora intanto continuerò a portare avanti questo spettacolo. A breve riprenderò le lezioni del mio workshop I muscoli dell’anima – sentire se stessi. Al momento sto continuando in Sicilia; ho già fatto anche dei laboratori qui a Roma. La cosa che mi fa piacere è che gli allievi mi dicono: ‘Ornella, quando torni?’ Gli allievi sono persone di tutte le età, perché il laboratorio è aperto a tutti.
Nel frattempo sto facendo diversi provini e sono in attesa di risposte: sono sicura che prima o poi qualcosa arriverà. Inoltre, ho in mente di scrivere un libro e di pensare a un nuovo spettacolo.
Grazie Ornella per aver condiviso con noi la tua passione e i tuoi progetti.
Ti auguriamo tanto successo per lo spettacolo e per tutto quello che verrà!



























