Recensione – Il suono di una caduta (Sound of Falling): L’ambizione estetica e la crisi della linearità
Il film che racconta quattro generazioni di donne all’interno di una fattoria tedesca attraverso pensieri e sensazioni. Il suono di una caduta, è un film presentato in concorso ufficiale al Festival di Cannes e vincitore ex-aequo del Premio della giuria insieme a Sirat di Oliver Laxe.

Il film, diretto dalla regista Mascha Schilinski, qui alla regia del suo secondo lungometraggio, prodotto da Studio Zentral in collaborazione con ZDF, ha per attori protagonisti Hanna Heckt, Luise Heyer, Filip Schnack, Lea Drinda, Susanne Wuest, Lena Urzendowsky, Luzia Oppermann e Zoë Baier.
Distribuito in Italia da I Wonder, al cinema dal 26 febbraio.
Il suono di una caduta: Trama e struttura
La pellicola racconta la storia di quattro giovani ragazze, vissute in epoche diverse, tutte legate alla stessa fattoria nel nord della Germania. Attraverso i decenni, la casa diventa testimone silenziosa delle loro esperienze, dei sogni e delle difficoltà di ciascuna.
Alma (Hanna Heckt) abita la fattoria nei primi anni del XX secolo, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Erika (Lea Drinda) vive lì durante gli anni Quaranta, tra le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale e un periodo di grande cambiamento sociale. Negli anni Ottanta, Angelika (Lena Urzendowsky) cresce nella fattoria sotto la Repubblica Democratica Tedesca, mentre Lenka (Laeni Geiseler) abita nella contemporaneità, in un mondo ormai profondamente trasformato.
Sebbene le loro vite siano separate da decenni, le storie delle ragazze si riflettono l’una nell’altra, creando un intreccio di memorie, segreti e desideri. Il luogo e le esperienze passate risuonano attraverso il tempo, collegando generazioni diverse attraverso un filo invisibile di memoria e emozioni condivise.
Sound of Falling non segue una trama lineare tradizionale, ma racconta un ritratto corale e poetico delle vite femminili, mostrando come passato e presente si intrecciano nella stessa casa e nello stesso paesaggio.
Il suono di una caduta: Dialogo intergenerazionale tutto al femminile
Attraverso un secolo e quattro storie principali, Schilinski, con una grande maestria tecnica, trasforma il luogo familiare della casa nel cuore narrativo capace di unire le quattro generazioni apparentemente diverse tra loro.
La non linearità narrativa è efficace nel momento in cui ci si vuole perdere completamente nella pellicola, meno se si vuole da subito conoscere con chiarezza i personaggi e i fili che li collegano.
Ricordi, sensazioni e pensieri delle ragazze sono il vero collante della storia. Difatti molte sono le scene oniriche o immaginate direttamente dai personaggi, che di continuo tornano nel film attraverso ripetizioni proprio come farebbe quel pensiero fisso che ci attanaglia.
All’interno della fattoria seguiamo bellissimi momenti di intimità familiare girati con complicati movimenti di macchina da presa e piani sequenza vari. Tecnicamente il film è intoccabile tra una fotografia da dipinto a olio e un sound design curatissimo in ogni momento.
Il suono è centrale nella narrazione, ed è forse l’elemento che più ci avvicina al pensiero dei personaggi. Di continuo, questi rumori tra sabbia, vento e acqua permettono una completa immersione nella storia.
Le ripetizioni di piccoli dettagli – come le fotografie sparse per la casa o le mosche ingoiate – riflettono l’ossessione dei personaggi e creano un effetto di continuità. Questi elementi, apparentemente marginali, diventano simboli del ricordo e della memoria.
Pur affascinante, l’eccessiva ricerca stilistica richiede allo spettatore un grande sforzo per seguire il filo della storia, ma brilla per la capacità di mettere in scena un dialogo intergenerazionale tutto al femminile.
Il suono di una caduta: Conclusioni
Sound of Falling emoziona e affascina con la sua poesia visiva e la capacità di raccontare vite femminili attraverso le generazioni. Tuttavia, l’eccessiva cura estetica a volte rischia di offuscare la linearità della storia. Nonostante questo, il film resta un’esperienza intensa e suggestiva e un piacere per gli occhi.
Al cinema dal 26 febbraio.
Mattia Pellegrino
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