Black Label Society: La Meccanica del Suono in “Engines of Demolition”
A cinque anni di distanza da Doom Crew Inc., la corazzata di Zakk Wylde torna a solcare le scene con “Engines of Demolition”, uscito lo scorso venerdì 27 marzo 2026. Se qualcuno temeva un ammorbidimento senile, i primi trenta secondi dell’album sono pronti a smentire ogni dubbio: Zakk non ha solo mantenuto intatto il suo arsenale, lo ha perfezionato sotto il profilo dell’ingegneria sonora.

Engines of Demolition – Zakk Wylde: L’Architettura del Riff, Il Muro di Suono
L’apertura affidata a Name In Blood è un manifesto di tone-shaping. Il suono ritmico è granitico, focalizzato sulle medie frequenze per bucare il mix senza perdere la compattezza delle basse.
1. Gear & Gain Staging: Wylde si affida alla collaudata catena Wylde Audio Master 100 e pickup attivi EMG 81/85. La saturazione è generata da un sapiente uso del pedale overdrive per compattare l’attacco, rendendo i palm muting dei veri e propri colpi di maglio.
2. Precisione Armonica: I celebri pinch harmonics (gli armonici artificiali “fischiati”) in brani come Lord Humungus raggiungono qui una precisione chirurgica, dimostrando una padronanza del punto di plettrata che rasenta la perfezione metronomica.

Il Dialogo delle Asce: Wylde vs Lorina
Il vero valore aggiunto di questo disco risiede nell’interazione solistica. Se Zakk rimane il re indiscusso della pentatonica a velocità folli e dell’alternate picking aggressivo, il contributo di Dario Lorina eleva le composizioni.

1. Unison Bends e Doppiaggi: In diverse tracce sentiamo armonie di chitarra che richiamano la tradizione dei Thin Lizzy, ma proiettate in un’accordatura Drop C# che conferisce una tensione meccanica brutale alle corde.
2. Vibrato e Intonazione: Il vibrato di Wylde in questo lavoro appare più largo e controllato, indice di un setup con scalature generose (probabilmente le sue signature .010-.060) che garantiscono una stabilità dell’intonazione granitica anche sotto stress estremo.

L’Anima nel Legno: Il Tributo a Ozzy
Tecnicamente, la ballad “Ozzy’s Song” rappresenta il vertice espressivo del disco. Qui Zakk mette a nudo la sua tecnica di hybrid picking (l’uso combinato di plettro e dita), alternando arpeggi cristallini su chitarra a 12 corde a fraseggi solisti carichi di feedback controllati. L’assenza di compressione eccessiva permette di apprezzare la dinamica naturale dello strumento, creando un contrasto netto con la violenza elettrica del resto dell’album.

Scheda Tecnica del Disco
1. Accordatura: Prevalentemente Drop C# (C#, G#, C#, F#, A#, D#).
2. Highlights Tecnici: L’assolo centrale di Engines of Demolition, un tour de force di scale esatoniche eseguite a 160 BPM.
3. Produzione: Mixaggio focalizzato sulla separazione stereofonica delle due chitarre, con un basso di John DeServio che satura le frequenze sub-foniche senza impastare la cassa di Jeff Fabb.

Il Verdetto
Engines of Demolition non cerca di reinventare il genere, ma ne ridefinisce gli standard qualitativi. È un album per chi ama il legno che vibra e le valvole che bruciano. Zakk Wylde conferma che la coerenza, quando supportata da una tecnica così mostruosa, è il più grande segno di evoluzione.
Voto: 8.5 / 10

































