Recensione – Send Help: Sopravvivere non è chiedere aiuto
L’atteso ritorno alla regia di Sam Raimi dopo l’esperienza in casa Marvel e quattro anni d’assenza.
Dal 29 Gennaio, solo al cinema, il nuovo survival thriller dell’amato regista (tra i vari) della trilogia della Casa (Evil Dead) e di Spider-man, prodotto dalla 20th Century Studios, con protagonisti la candidata all’oscar Rachel McAdams e Dylan O’Brien.

É pronto a far ridere, divertire e all’occasione schifare come solo un maestro dell’orrore sa fare.
La trama di Send Help – quando i ruoli si invertono
Il logo anni 70’ della 20th Century Studios apre le danze al film. Linda Liddle (Rachel McAdams) è una dipendente per un’agenzia di consulenze, sono sette anni che lavora ininterrottamente per quella stessa società ed è arrivato il momento di una promozione. Il vecchio titolare gli ha promesso un posto da Vice per premiarla del suo lavoro continuo e devoto ma suo figlio, Bradley Preston (Dylan O’Brien), subentrato come CEO dell’azienda cambia idea: lei non è pronta, non è affermata socialmente e “puzza di tonno”.
Non potendo fare a meno delle sue qualità lavorative, Bradley, con la scusa di metterla alla prova per l’eventuale promozione, la porta con il team principale dell’azienda in un viaggio in Thailandia.
Durante il volo, l’aereo ha un guasto e, nel panico generale, precipita verso l’infinito oceano.
I due colleghi, Bradley e Linda, si ritrovano improvvisamente unici sopravvissuti all’incidente e naufraghi in un’isola deserta. Quello che Bradley non sa è che Linda è un’appassionata di sopravvivenza estrema: conosce le tecniche, i pericoli e le opportunità che un’isola del genere può offrire.
Bradley dovrà mettere da parte le sue abilita da CEO qui inefficienti (non ci sono campi da golf!) e vecchi rancori con Linda per riuscire a salvarsi. Da qui i ruoli si invertono.
Send Help – L’arco evolutivo di uno stereotipo
Come spesso accade nel cinema di Raimi, i personaggi, qui Linda e Bradley, partono come i più classici degli stereotipi. Lei, grande lavoratrice appassionata in cerca di una promozione, non bellissima ma molto intelligente. Lui, capo stronzo e sessista, figlio di papà che non ha mai davvero sudato per niente.
Due opposti obbligati a stare insieme, la base di ogni commedia che si rispetti.
La sceneggiatura firmata da Damian Shannon e Mark Swift riesce in questo senso, giocando forse anche troppo con lo spettatore nel fargli credere che questo rapporto possa evolversi in qualcos’altro.
Dopo aver introdotto l’isola, con tutti i suoi pericoli: cinghiali assassini, bacche velenose, ragni, tempeste, polpi paralizzanti e chi più ne ha più ne metta. Il blocco centrale del film è una continua ripetizione. Lei preferisce fare la lezione a Bradley più che scappare davvero e lui ciclicamente prova a tradirla provocando solo altre lezioni di vita.
I colpi di scena sempre prevedibili non aiutano la pellicola dal plot già visto più volte nella cinematografia contemporanea. Il terzo atto di Triangle of Sadness (2022), per esempio, può riassumere tranquillamente in mezz’ora questo film da quasi due ore.
Al termine della pellicola resta aperta una domanda: le personalità dei personaggi riescono ad andare oltre lo stereotipo che li definisce?
Send Help – il ritorno di Sam Raimi
A 17 anni di distanza dal suo ultimo fortunato film Horror (Drag Me To Hell), Sam Raimi torna con una regia ludica e di mestiere. In Send Help ci sono tutti i tratti distintivi della sua messa in scena, dalle strette inquadrature sui particolari dei volti dei personaggi alle sequenze splatter e ansiogene.
Sam Raimi si diverte, come suo solito fare, con litri di sangue, vomito e scarafaggi da una polpa non troppo invitante. Si cita da solo, giocando col suo stesso cinema, e rimane leggero per scelta. Gli effetti visivi più che colpire per la qualità, divertono e intrattengono, come nella scena dell’incidente aereo, girata di notte e con la pioggia, come Spielberg insegna.
Send Help – conclusioni
Send Help, non è sicuramente la migliore prova alla regia di Sam Raimi e neanche il ritorno che ci si aspettava da un regista della sua caratura ma resta un valido film che riesce a giocare col genere con esiti sempre divertenti.
Il film è consigliato per gli amanti dello splatter e dei survival movie ed, in quanto ultimo film di Sam Raimi, obbligatorio per chiunque voglia studiare o abbia anche solo la curiosità di seguire la sua pazza ed esilarante filmografia.
Al cinema dal 29 Gennaio.
Mattia Pellegrino.
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