Il tempo e l’acqua, Sara Dosa racconta la scomparsa dei ghiacciai attraverso la memoria

Arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre, distribuito da NFilm, Il tempo e l’acqua, il nuovo documentario di Sara Dosa, regista candidata all’Oscar e ai BAFTA per Fire of Love.

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Risonanze – Festa per il Sociale e l’Ambiente, il film affronta il cambiamento climatico attraverso una prospettiva intima, intrecciando la storia di una famiglia islandese con la trasformazione irreversibile del paesaggio. Un racconto che invita a riflettere sul tempo, sulla memoria e su ciò che rischiamo di perdere.

La storia di Il tempo e l’acqua

Al centro del documentario c’è lo scrittore islandese Andri Snær Magnason, autore dell’omonimo libro pubblicato in Italia da Iperborea e vincitore del Premio Terzani 2021. La sua vicenda familiare diventa il punto di partenza per raccontare una crisi ambientale globale attraverso i ricordi e le testimonianze di chi ha osservato da vicino i cambiamenti del territorio.

I nonni di Magnason furono tra i primi a esplorare e studiare i ghiacciai islandesi, documentandone l’aspetto e le caratteristiche attraverso fotografie e materiali d’archivio. A distanza di decenni, quegli stessi luoghi appaiono profondamente trasformati: le distese di ghiaccio si sono ridotte, arretrate o sono scomparse, rendendo visibili gli effetti del riscaldamento globale.

Sara Dosa parte da questo patrimonio familiare per costruire un racconto nel quale passato e presente dialogano continuamente. Le immagini di un tempo si confrontano con quelle attuali, restituendo una testimonianza concreta dei cambiamenti avvenuti nell’arco di ottant’anni.

La regia di Sara Dosa

Dopo il riconoscimento internazionale ottenuto con Fire of Love, Sara Dosa torna a esplorare il rapporto tra esseri umani e natura attraverso un linguaggio documentaristico che unisce dimensione personale e osservazione del mondo.

In Il tempo e l’acqua, la crisi climatica non viene raccontata esclusivamente attraverso dati scientifici o immagini spettacolari. La regista sceglie invece di avvicinarsi al tema attraverso una famiglia, i suoi ricordi e il legame costruito nel corso delle generazioni con un paesaggio in continua evoluzione.

Fotografie, filmati amatoriali, materiali d’archivio, miti, canti e racconti popolari si intrecciano in una sorta di capsula del tempo cinematografica. Il risultato è un racconto che mette in relazione la dimensione geologica dei ghiacciai con quella umana, fatta di nascite, ricordi e passaggi generazionali.

Cambiamento climatico e memoria: il significato del documentario

Uno degli aspetti più interessanti del film è il modo in cui affronta la perdita. I ghiacciai, spesso percepiti come elementi immutabili del paesaggio, diventano la testimonianza di un cambiamento che supera la durata della singola vita umana. Ciò che per una generazione rappresentava una presenza familiare può trasformarsi, per quella successiva, nel ricordo di qualcosa che non esiste più.

Da questa prospettiva nasce una domanda centrale: che cosa resterà alle generazioni future dei luoghi che oggi consideriamo eterni? Il documentario invita a interrogarsi non soltanto sulle conseguenze ambientali del cambiamento climatico, ma anche sulla responsabilità di conservare la memoria di ciò che sta scomparendo.

Un simbolo particolarmente significativo è l’Okjökull, il primo ghiacciaio islandese ad aver perso ufficialmente il proprio status di ghiacciaio. Nel 2019, Andri Snær Magnason scrisse per il luogo in cui sorgeva una Lettera al futuro, rivolta idealmente alle generazioni che verranno. Un gesto che assume un valore simbolico: lasciare una testimonianza di ciò che è stato, affinché la perdita non venga dimenticata.

La colonna sonora e i riconoscimenti internazionali

La componente musicale contribuisce alla costruzione emotiva del documentario. Le musiche sono firmate da Dan Deacon, candidato ai Wildscreen Panda Awards 2026 proprio per il lavoro realizzato nel film, insieme ai professionisti coinvolti nella fotografia, nel montaggio e nella scrittura.

Dopo la première mondiale al Sundance Film Festival 2026, Il tempo e l’acqua ha attraversato numerose manifestazioni internazionali, tra cui SXSW, Hot Docs, Sheffield DocFest e il San Francisco International Film Festival.

Il documentario ha inoltre ottenuto il premio per il Miglior montaggio nella competizione principale del Millennium Docs Against Gravity, assegnato a Erin Casper, Jocelyne Chaput e Mark Harrison, e il WWF Greece Award. Nel 2026 ha ricevuto anche quattro nomination ai Wildscreen Panda Awards, riconoscimenti internazionali dedicati alla narrazione del mondo naturale.

Quando esce Il tempo e l’acqua al cinema

Il documentario sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma mercoledì 21 ottobre, al Cinema Farnese, nell’ambito della sezione Risonanze – Festa per il Sociale e l’Ambiente, in collaborazione con l’associazione Roma Green.

L’uscita nelle sale italiane è fissata per il 22 ottobre 2026, con distribuzione NFilm. Sono già previste proiezioni in diverse città, tra cui Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova, Trieste e Perugia. Il calendario è in aggiornamento ed è consultabile sul sito ufficiale di NFilm.

Con Il tempo e l’acqua, Sara Dosa trasforma la memoria di una famiglia in una testimonianza dal significato universale: raccontare ciò che sta scomparendo significa anche interrogarsi sul mondo che lasceremo a chi verrà dopo di noi.

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