Zustìssia, il film su Beniamino Zuncheddu: 33 anni alla ricerca della verità

Zustìssia, opera prima di Francesco Piras, è una di quelle storie che il cinema riporta davanti agli occhi perché continuano a porre domande anche dopo la loro conclusione giudiziaria.

Il film, in uscita nelle sale italiane il 15 ottobre 2026, porta sul grande schermo la vicenda di Beniamino Zuncheddu, l’ex allevatore sardo rimasto in carcere per 33 anni dopo essere stato condannato all’ergastolo per la strage di Sinnai del 1991. Al centro del racconto c’è anche la lunga battaglia dell’avvocato Mauro Trogu, interpretato da Michele Riondino, che dal 2016 ha lavorato per ottenere la revisione del processo. Beniamino Zuncheddu è interpretato da Fabrizio Ferracane.

Non è quindi soltanto un film giudiziario. Zustìssia è la storia di una persona alla quale sono stati sottratti 33 anni di vita e di chi ha deciso di non considerare definitiva una sentenza.

Chi è Beniamino Zuncheddu

Per capire Zustìssia, bisogna prima conoscere la storia di Beniamino Zuncheddu.

Nel gennaio del 1991 Zuncheddu aveva 27 anni ed era un allevatore di Burcei, in Sardegna. L’8 gennaio, nell’ovile di Cuile is Coccus, nel territorio di Sinnai, furono uccisi Gesuino Fadda, suo figlio Giuseppe e Ignazio Pusceddu. Luigi Pinna, presente sul luogo, rimase ferito e fu l’unico sopravvissuto alla strage.

Zuncheddu venne arrestato pochi giorni dopo e si dichiarò sempre innocente. Il punto centrale dell’accusa fu soprattutto il riconoscimento effettuato da Pinna, che indicò Zuncheddu come l’uomo che aveva compiuto la strage. Quel riconoscimento sarebbe diventato uno degli elementi fondamentali della condanna all’ergastolo.

Il caso arrivò rapidamente a una conclusione giudiziaria: la condanna venne confermata e Zuncheddu iniziò a scontare una pena che avrebbe finito per occupare gran parte della sua vita.

L’errore giudiziario e il riconoscimento che riapre il caso

La vicenda cambia molti anni dopo, quando l’avvocato Mauro Trogu decide di occuparsi del caso.

Uno degli elementi più importanti emersi nel percorso verso la revisione riguarda proprio il riconoscimento di Zuncheddu da parte dell’unico sopravvissuto. Durante il processo di revisione, Luigi Pinna dichiarò che, prima del riconoscimento, un agente di polizia gli aveva mostrato una fotografia di Zuncheddu indicandolo come il responsabile della strage. Una ricostruzione che avrebbe messo in discussione uno dei pilastri dell’accusa originaria.

Secondo quanto emerso nel procedimento, inoltre, nelle prime dichiarazioni Pinna aveva riferito di non essere stato in grado di riconoscere l’aggressore, che aveva il volto coperto. Il riconoscimento di Zuncheddu sarebbe arrivato successivamente.

È proprio qui che la storia assume una dimensione ancora più inquietante: quanto può essere determinante un riconoscimento se la persona che lo effettua, inizialmente, sostiene di non aver potuto vedere il volto dell’assassino?

La revisione del processo non nasce quindi soltanto dalla volontà di ribaltare una sentenza, ma dalla necessità di verificare nuovamente elementi che per decenni erano stati considerati sufficienti per mantenere Zuncheddu in carcere.

La battaglia di Mauro Trogu

Nel film, Michele Riondino interpreta Mauro Trogu, l’avvocato che decide di affrontare una vicenda giudiziaria complessa e ormai sedimentata nel tempo.

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La sua battaglia comincia nel 2016 e prosegue per anni. Insieme alla difesa e ad altre persone che si sono impegnate nel caso, Trogu arriva a ottenere la revisione del processo. Nel novembre 2023 Zuncheddu viene scarcerato dopo 32 anni di detenzione, in attesa della conclusione del procedimento.

Il 26 gennaio 2024 arriva la decisione della Corte d’Appello di Roma: Beniamino Zuncheddu viene assolto e torna definitivamente libero dopo 33 anni di carcere.

La sua vicenda diventa così uno dei casi più emblematici di errore giudiziario della storia italiana recente.

L’assoluzione e una precisazione importante

C’è però un aspetto che Zustìssia e il caso reale rendono particolarmente importante comprendere.

L’assoluzione del 2024 non significa che la Corte abbia ricostruito con certezza assoluta chi fosse il vero autore della strage. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno spiegato che il processo di revisione aveva fatto emergere un ragionevole dubbio sulla colpevolezza di Zuncheddu.

La Corte ha quindi rilevato che gli elementi sui quali si era fondata la condanna originaria non erano più sufficienti a sostenere la responsabilità penale dell’imputato. Le motivazioni hanno anche evidenziato che rimanevano perplessità sulla sua effettiva estraneità alla strage.

È una distinzione fondamentale e rende la vicenda ancora più complessa: Beniamino Zuncheddu è stato assolto, ma il processo di revisione non ha individuato in via definitiva i responsabili della strage.

Quello che è cambiato è la posizione di Zuncheddu: dopo 33 anni di carcere, la condanna all’ergastolo non poteva più essere mantenuta.

Zustìssia: dal caso giudiziario al cinema

È da questa storia che nasce Zustìssia, diretto da Francesco Piras e scritto da Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, tratto dal libro Io sono innocente scritto da Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu.

Il film non si limita a ricostruire un processo. Racconta una persona, il tempo che passa, la perdita della libertà e il rapporto tra chi è costretto a vivere dentro una cella e chi, dall’esterno, decide di continuare a combattere.

Il trailer restituisce proprio questa dimensione. Da una parte c’è Beniamino, con la sua vita sospesa e la sua ostinata dichiarazione di innocenza. Dall’altra c’è Trogu, che prende in mano una storia apparentemente impossibile da cambiare e comincia a rimettere insieme i pezzi.

Il contrasto tra gli spazi chiusi del carcere, le aule giudiziarie e i paesaggi della Sardegna diventa parte integrante del racconto. Quei monti dai quali Beniamino è stato separato per decenni rappresentano anche ciò che gli è stato sottratto: la sua terra, la sua quotidianità, la possibilità di vivere la propria vita.

Michele Riondino e Fabrizio Ferracane

Fabrizio Ferracane interpreta Beniamino Zuncheddu, mentre Michele Riondino veste i panni di Mauro Trogu.

Sono due personaggi molto diversi, ma legati dalla stessa ricerca della verità.

Ferracane affronta un personaggio reale che porta addosso il peso di una vicenda difficilissima da rappresentare senza trasformarla in una semplice storia di rabbia. Beniamino non è soltanto l’uomo che vuole uscire dal carcere: è l’uomo che deve imparare nuovamente a vivere fuori dal carcere.

Riondino, invece, interpreta l’avvocato che decide di andare oltre la semplice gestione professionale del caso. Il suo Trogu diventa il motore della ricerca, colui che continua a fare domande quando le risposte sembrano già scritte.

Nel cast ci sono anche Geppi Cucciari, Paola Giannini, Jacopo Cullin, Francesco Colella e Philippine Leroy-Beaulieu. La fotografia è di Sandro Chessa, il montaggio di Julien Panzarasa e le musiche sono firmate da Iosonouncane.

Perché Zustìssia va visto al cinema

Zustìssia è un film che merita la sala non per lo spettacolo, ma per la forza della storia che porta con sé.

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È una storia che chiede allo spettatore di fermarsi davanti a una domanda difficile: che cosa significa restituire la libertà a una persona dopo averle sottratto 33 anni di vita?

Il cinema permette di entrare dentro questo tempo sospeso. Di vedere la distanza tra una cella e una montagna, tra una sentenza e la vita reale, tra la parola “ergastolo” e ciò che quella parola significa concretamente per un essere umano.

Francesco Piras sceglie di raccontare una vicenda reale senza trasformarla semplicemente in una cronaca giudiziaria. Il film diventa così anche una riflessione sulla giustizia, sulla responsabilità, sul dubbio e sulla possibilità che una persona continui a cercare la verità anche quando tutto sembra ormai deciso.

Ed è proprio questo il valore di Zustìssia: ricordare che dietro una sentenza non c’è soltanto un fascicolo, ma una persona.

Beniamino Zuncheddu oggi ha 62 anni. Quando venne arrestato ne aveva 27.

Tra quei due numeri ci sono 33 anni di vita.

Sono gli anni che il cinema di Francesco Piras prova a raccontare, insieme alla battaglia di chi ha continuato a credere che una storia già chiusa potesse essere riaperta.

Zustìssia arriva al cinema in tutta Italia il 15 ottobre 2026. In Sardegna, il film è previsto in anteprima oggi, 8 ottobre.

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